ERSKINE CALDWELL

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I suoi primi due libri ad essere pubblicati furono Il Bastardo (Orig. Bastard) nel 1929 e Un povero scemo (Orig. Poor Fool) nel 1930, ma le opere che gli diedero la fama furono i romanzi La via del tabacco (Orig. Tobacco Road) del 1932 che ebbe fortuna anche nella versione teatrale, e Il piccolo campo (Orig. God's Little Acre) del 1933 dal quale fu tratta, nel 1958, la sceneggiatura del film diretto dal regista Anthony Mann. (Wikipedia)

ERSKINE CALDWELL

Nato nel 1903 a White Oak (Georgia) e scomparso nel 1987 a Paradise Valley (Arizona), Erskine Caldwell può essere annoverato fra i grandi maestri del realismo nord americano del secolo scorso, senza ombra di dubbio uno dei romanzieri più prolifici mai esistiti, connotato da una vena a volte orrorifica, che ne fa uno scrittore assolutamente crudo, impietoso, privo di moralismi, nel descrivere il degrado – che lui purtroppo ha conosciuto fin dall’infanzia – e la povertà di certi “poveri bianchi” del profondo Sud, che spesso trovano nel razzismo, nella violenza, nella sessualità morbosa, una forma di autorealizzazione altrimenti impossibile con altri mezzi. La connotazione sociale e ambientale delle sue storie è marcata (“La via del tabacco”, “Il bastardo”), a volte anche in senso psicologico (“Un povero scemo”, “Gretta”), e tesa a delineare personaggi divorati da quel senso del nulla, del vuoto, che tanto spesso si avverte – e in Caldwell più che mai – nelle storie nord americane. Caldwell descrive un mondo, quello del profondo Sud, dominato dalle passioni più violente e da una sensualità a volte distorta, che fanno dei suoi personaggi dei veri eroi della negatività, della negazione di ogni slancio o valore etico o sentimentale. Indubbiamente, anche se mai espressa pubblicamente, vi è nella narrativa di Caldwell una forte connotazione politica, e, se non proprio politica, fortemente critica verso il Sistema. Di lui, delle sue storie, rimane per sempre impressa la tragicità senza soluzione, il senso della sconfitta totale di persone che, forse, per loro sfortuna, nascono in situazioni che li rende dei perdenti sin dall’inizio, secondo una forma di determinismo sociale senza scampo.

©, 2006

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