IL CAVALLO ROSSO di Eugenio Corti

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Il cavallo rosso è un romanzo di carattere parzialmente autobiografico del 1983 scritto da Eugenio Corti. Edito nel 1983, accolto dalla critica come un "caso letterario"[senza fonte]confermatosi tale nel seguito del succedersi delle edizioni, nel 2015 ha raggiunto la 31a. Ambientato principalmente in Brianza, in Russia e Germania (ma in parte anche in Italia centrale e in Val d'Ossola), le vicende narrate coprono trentaquattro anni di storia italiana, dal maggio del 1940 fino al 1974, descrivendo la vita (e la morte) dei numerosi personaggi durante gli eventi della seconda guerra mondiale, della ricostruzione sino al referendum sul divorzio. (Wikipedia)

 

Bervi note sull’incipit de “Il Cavallo Rosso” di Eugenio Corti

 

Eugenio Corti

 

Mi colpisce di Eugenio Corti la scrittura ottocentesca e manzoniana in pieno ‘900, come se da quelle terre e montagne che lui così ama (Brianza), fosse promanata una sorta di energia che ha mantenuto intatto il Tempo per diversi secoli, custodendone il linguaggio, la lentezza, la poesia, la dolcezza.

Corti parla di un mondo perduto.

Sembra vigesse, in quel fazzoletto di terra che è la Brianza, l’armonia fra le genti. Anche fra Padroni e Contadini e Operai… (Corti sottolinea: “si era in Brianza”… dove non c’era ancora odio fra padroni e operai).

 

Besana Brianza in una cartolina storica

Ma sarà poi vero, o non forse una distorsione sentimentale della lente lontana della Memoria, che ci fa sognare il Passato quale Eden Perduto?

Non risiede forse una sorta di “falsità” in questo idillio? Falsità dovuta all’uso in completa buona fede dello strumento letterario, del linguaggio poetico? Una sorta di “rimozione”, anziché in senso nevrotico/freudiano, in senso letterario? Una licenza che si fa colonna portante di una visione del mondo che, altrimenti, uscirebbe da quelle pagine, e le renderebbe tutt’altre?

Poi, c’è la vicenda dei due amichetti, un liceale, figlio del padrone, e un contadino, figlio di contadini e subordinati.

I due sembrano essere molto legati, anche se, dalle prime battute – forse dovrò ricredermi col procedere della lettura – pare ci sia nell’aria un lieve antagonismo.

Il liceale, al tramonto, di ritorno dal Collegio a Milano, contempla il Resegone e le altre montagne, e lo ravvisa all’amico.

Ma il giovane contadino, dice che per la sua gente le montagne sono cose che si guardano senza trasporto, che ti occupano semplicemente il campo visivo mentre fatichi nei campi.

“Pensieri da liceale”, conclude tra sé, il giovane contadino.

Idealismo borghese e colto vs pragmatismo operaio? A tal punto, il mondo operaio sarebbe, forse anche oggi, deprivato di Idealità e di bellezza?

Mi fermo qui, ma ci sarebbe da andare avanti ancora per molto.

 

Stendhal – “Diario del viaggio in Brianza – agosto 1818”

 

©, 2017

BRIANZA – MONTEVECCHIA – dipinto di Andrea Di Cesare © – 2015 pastello su tela (collezione privata)

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