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Alain Demouzon - Storie di una provincia violenta

IL BUON NOIR E’ SCOMPARSO psicologia e non rivoltelle

IL BUON NOIR E’ SCOMPARSO psicologia e non rivoltelle
Non ci sono più bei noir. Mancano scrittori che sappiano scrivere buoni noir. Siamo ormai spettatori di un mercato editoriale che confonde il noir, col poliziesco. Grave errore. In un buon noir, possono non esserci né rivoltelle, né poliziotti, né criminali.
Cornell Woolrich e James M. Cain insegnano. Anche Giorgio Scerbanenco, lo insegna.
Il noir, come puro intreccio psicologico mentale, è scomparso. Racconti come “I pini nel cervello” di Miguel Delibes, non li sa più scrivere nessuno.
“Fuoco Fatuo”, di Pierre Drieu La Rochelle, è un noir che narra l’ultima notte parigina di un dandy sconfitto. Noir psichiatrico. La rivoltella spara una volta, alla fine. Tutto il racconto è un viaggio psicologico nella notte, nell’inconscio di Alain.

“Marijuana”, di Cornell Woolrich, è un tragico racconto sull’intossicazione da cannabis, psycho. Niente poliziotti né rivoltelle tra i piedi. E “Manhattan Love Song” è una psycho tragica storia d’amore.
Dove è finito l’estro di chi sapeva scrivere queste cose?
Perché, oggi, gli pseudo scrittori noir ci annoiano con Commissari disincantati con la passione per l’antiquariato, le stampe antiche, sopportati dalla loro compagna, ombra materna alle spalle di indagini prevedibili e tutte uguali?
Chi sa più narrare la città, prima di tutto, oltre ai crimini che in essa si compiono? Forse, gli scrittori noir di oggi dovrebbero andare ad imparare la buona scrittura da Julien Green in “Parigi”, tanto per riprendere il filo interrotto “sulla città”.
©, 2012
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