AMORE VIAGGIO e LENTEZZA – elzeviro

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La Val Bregaglia (Bergell in Tedesco; Val Bargaja in Lombardo) è una valle attraversata dal fiume Mera (in Svizzera chiamato Maira) che sfocia nel Lago di Como. La valle incomincia dal Passo del Maloja o Passo del Maloggia (1.815 m) e finisce alla confluenza del Liro nel Mera; è per la maggior parte svizzera e solo l'ultima parte è italiana. (Wikipedia)

AMORE VIAGGIO e LENTEZZA

 

 

 

Austrian composer Gustav Mahler (1860 - 1911). He attended the Vienna Conservatory where he studied composition and conducting. He composed nine symphonies with a tenth unfinished. Original Publication: People Disc - HN0077 (Photo by Erich Auerbach/Getty Images)
Gustav Mahler

Dame di granito, Principesse che ho sedotto, con gentilezza, con intelligenza, perché, a quei tempi, la “violenza” tecnica, in alpinismo, non esisteva ancora – del tutto – e si saliva, in purezza, a volte slegati, senza protezione, a mille metri da terra, e queste bellissime, altere, Principesse di Granito – potenzialmente vendicative – se avvertivano il tuo Amore, la tua dolcezza, nei loro riguardi, ti risparmiavano, non ti tagliavano la testa.

 

CAGARSI SOTTO – La Giovanoli al Balzetto – racconto

 

Ho amato le montagne, tanto quanto poi le donne, e la pelle delle donne, il suo odore, la sua consistenza, è sempre diversa, come diversa, è sempre la roccia, che avverti sotto il palmo delle mani, o la pianta dei piedi, se ti arrischi ad arrampicare scalzo, per raggiungere una fusione completa, con la Dea, in una sorta, di amplesso tantrico.

Ivan Guerini (insieme a M. Villa), difatti, giustamente, chiamò una delle sue vie, uno dei suoi tanti Capolavori, nel 1976, “Il risveglio di Kundalini”.

 

Randolph Eulis Magia Sexualis

 

Babile

Badile prati

Bregaglia skyline

Bregaglia

cima di zocca

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Zocca

 

Qui, siamo in Val Bregaglia (e Masino), dove – peraltro – viveva il grande scultore Alberto Giacometti, al quale, successivamente, mi appassionai (magnifica coincidenza), dalla cui biografia, venni a sapere che suo zio, o cugino, o padre (purtroppo non ricordo) era addetto alla funivia di Vicosoprano, la quale, diverse volte, mi portò all’attacco di vie spettacolari, nel possente Teatro d’Azione dell’Albigna.

Alberto Giacometti ai piedi dello spigolo nord del Badile, a sinistra nell’immagine la parte occidentale del Pizzo Cengalo

 

Qui, in Val Bregaglia, si può assaporare, vivere, impaurirsi, di un sentimento che, i Romantici, chiamarono “Sublime”, il quale non esclude il brutto, il terrifico. Ma siamo – anche – a due passi, subito dopo aver superato il Maloja, da un altro ambiente, più arioso, aperto, sereno, fatto di pascoli distesi, e diademi di neve, che brillano, lontani, ovvero, la Valle Engadina, tanto amata da Friedrich Nietzsche.

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KLOSTERS - Rhätische Bahn bei Klosters. Sie ist Reise- und Ausflugsbahn. Mit der Eröffnung des Vereinatunnels im November 1999 kann das Engadin in 17 Minuten erreicht werden. Copyright by Klosters Tourismus By-line: swiss-image.ch

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E se la Val Bregaglia potrebbe essere paragonata alla “Sinfonia n. 2 in Do minore – Resurrezione” (dai toni inizialmente ferrigni e cupi) di Gustav Mahler (anche lui, amava l’Engadina, ma sua moglie, che vi si aggirava nuda, in cerca di solari estasi erotiche, lo fece quasi impazzire), l’adiacente Engadina, invece, potrebbe suscitare l’ascolto della

“Sinfonia n. 6 Pastorale” di Beethoven.

 

 

Come a dire, nella “Nascita della Tragedia” (Nietzsche): Dionisiaco e Apollineo.

COROLLARIO

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due ceramiche di Lucio Fontana

 

Anni fa, stavo lavorando al progetto letterario “Elogio della svogliatezza”, che non è da intendersi come “Elogio della Pigrizia”. Partivo dall’assunto di Charles Baudelaire: nel viaggio, non è importante la meta, ma il viaggiare. E giungevo alla conclusione: nel rapporto sessuale, non è importante l’orgasmo, ma il gioco stesso. Che all’orgasmo potrebbe portare, ma in una ottica tantrica sarebbe meglio non vi portasse. Se da un lato, lo “svogliato” percorre le strade della vita senza alcuna “meta” precisa, ma raccogliendo a 360 gradi materiale estetico, umano, poetico, in gran quantità, godendosi – per così dire – il paesaggio dal “finestrino”, il determinato alla “meta”, non raccoglie nulla, perché ha i paraocchi, che lo costringono a una mancanza di visione esterna, laterale.

DALL’ETERNITA’ ALL’OROLOGIO (dal Tempo Ciclico al Tempo Socializzato-La Morte dell’Essere)

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L’alta velocità – il malcostume che ha rivoluzionato le ferrovie – è la negazione del “Viaggio” baudelaireiano, e il prevalere dell’infimo concetto di “spostamento” da una meta all’altra, che ha ridotto la nostra penisola in una unica, grande metropoli, dove è sparito il senso dell’ignoto, della sorpresa, dell’attesa. In spostamenti che hanno il sapore senza sapore di un panino scipito.

 

 

Nel “Pranzo di Babette”, la Blixen ci racconta tutto, fuorché il pranzo – subito consumato – ma la sua lunga, lenta, estenuante, preparazione.

 

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Ma torniamo ai miei Amori, alle Montagne. Mi sentivo spesso dire: “Giunto in cima, chissà che bel panorama si deve godere!”. Cosa rispondere? Stavo zitto, al limite, assentivo scoraggiato, di fronte alla mole di spiegazioni che avrei dovuto dare, tentando, sempre senza molto successo, di spiegare che, del panorama, a un alpinista, non gliene frega niente. Rischiare la vita, realmente, per un panorama? Salire una parete sul versante alpinistico, per godersi il panorama, quando, dal versante opposto, ci sarebbe una comoda funivia, che porterebbe ugualmente in vetta? Assurdo.

il pranzo di babette
Karen Christentze Dinesen, baronessa von Blixen-Finecke (Rungsted, 17 aprile 1885 – Rungsted, 7 settembre 1962), è stata una scrittrice danese, nota con vari pseudonimi, il più famoso dei quali è Karen Blixen; pubblicò Opere anche con il nome di Isak Dinesen (suo cognome di nascita), Tania Blixen, Pierre Andrèzel e Osceola. Usando lo pseudonimo di Isak Dinesen, scrisse il primo lavoro che le avrebbe portato il successo: Sette storie gotiche, una raccolta di sette racconti pubblicata sia negli Stati Uniti che in Inghilterra nel 1934. Tre anni dopo, nel 1937, scrisse quello che sarebbe rimasto il suo capolavoro e per il quale resterà famosa nel panorama letterario del XX secolo: La mia Africa, una sorta di diario dove racconta i suoi anni passati in Kenya e i suoi rapporti con la natura e con i nativi del posto, dei quali ammirava il modo di vivere. Negli anni che trascorse in Danimarca la sua salute fu molto cagionevole e passò lunghi periodi in ospedale a causa di una grave malattia venerea, la sifilide. Negli ultimi anni di vita fu costretta a dettare i suoi romanzi alla segretaria a causa della malattia, che non le consentiva più di lavorare alla scrivania. Morì il 7 settembre 1962, all’età di settantasette anni. I suoi ricordi africani, le fotografie e le lettere del suo amato Denys Finch Hatton, compagno dopo la separazione dal marito, la sua scrivania e molti oggetti personali sono conservati nella sua casa, divenuta museo nel 1991 grazie agli introiti del film La mia Africa, tratto dal romanzo omonimo. Nel museo si possono ammirare anche diversi quadri dipinti dalla stessa Blixen. Nonostante diverse candidature al Premio Nobel per la letteratura, Karen non lo vinse mai; dopo che sono stati resi pubblici gli archivi della commissione fino al 1960, all’inizio del 2010 è emerso che i giurati preferirono scegliere altri scrittori piuttosto che la Blixen, per non suscitare polemiche su presunti favoritismi verso autori scandinavi. (Wikipedia)

 

Ci sono Vie di salita, aperte negli anni ’70, che si risolvono ben prima della vetta, a sconfermare il vecchio, Vittoriano, ideale eroico della conquista della cima. Quello che conta, è il Gesto. Così, fu per Lucio Fontana, giunto a maturazione di un percorso iniziato dal figurativo, tagliare la tela col temperino. Gesto. Il Gesto, se ne frega di ogni finalità, di ogni meta, ha valore, in sé.

Fontana

 

 

Helene Bertha Amalie Riefenstahl detta Leni (Berlino, 22 agosto 1902 – Pöcking, 8 settembre 2003) è stata una regista, attrice e fotografa tedesca. Fu celebre soprattutto come autrice di film e documentari che esaltarono il regime nazista e che le assicurarono una posizione di primo piano nella cinematografia tedesca del suo tempo. In seguito si propose come autrice di Opere sulle culture tradizionali africane e sulla biologia marina.

La sua adesione al nazionalsocialismo fu caratterizzata dall’amicizia e reciproca stima con Adolf Hitler e dalla condivisione dell’estetica nazista, che contribuì a sviluppare e a cui diede espressione visiva. I contrasti con alcuni gerarchi nazisti, soprattutto con il ministro della propaganda Joseph Goebbels, la spinsero a una progressiva autonomia dal partito nazista.

(…) la Riefenstahl assistette alla proiezione del film Der Berg des Schicksals (“La montagna del destino“), un film sulle Dolomiti del regista tedesco Arnold Fanck, un pioniere del “cinema di montagna“. Rimase affascinata dalle possibilità di questo genere cinematografico che all’epoca riscuoteva un buon successo. Per circa un anno fece un lungo viaggio sulle Alpi nella speranza di incontrare Fanck e ottenere un ruolo nel suo successivo film. Incontrò invece Luis Trenker, un attore italiano altoatesino, che aveva lavorato con Fanck e che la segnalò al regista.

Nel 1926 ottenne il suo primo ruolo da protagonista nel film La montagna dell’amore (Der Heilige Berg) e divenne rapidamente la star di numerosi film diretti da Fanck, presentandosi come una giovane donna atletica e avventurosa dotata di un suggestivo appeal. La sua carriera di attrice di film muti fu prolifica, tanto da guadagnarle in Germania una discreta fama e la considerazione di registi e appassionati di cinema. Nel 1930 concorse al ruolo di protagonista per L’angelo azzurro (Der Blaue Engel), ma il regista Josef von Sternberg le preferì Marlene Dietrich. Si trovò a suo agio anche col cinema sonoro.

  • La tragedia di Pizzo Palù (Die weiße Hölle vom Piz Palü), regia di Arnold Fanck e Georg Wilhelm Pabst (1929) (Wikipedia)

©, 2013

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