Intervista a Renato Zanganelli, già Direttore della storica Libreria Internazionale Accademia

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I remainder sono le giacenze di magazzino di opere non più in commercio che l'editore cede in blocco alle librerie specializzate e che da queste vengono rivenduti a prezzi notevolmente ridotti. Un libro può finire fuori commercio sia perché il titolo è stato ristampato in una nuova edizione (spesso differente solo per copertina e veste grafica), sia perché è andato fuori catalogo e, almeno per il momento, non se ne prevede una ripubblicazione. La reimmissione nel circuito commerciale costituisce una valida alternativa al macero, garantendo un risparmio per l'ambiente, e permettendo la circolazione residua di libri (e quindi di cultura) a bassissimo prezzo, consentendone l'acquisto a una platea più ampia di fruitori rispetto all'acquisto nel solo circuito delle librerie. (Wikipedia)

LA PASSIONE PER QUESTO OGGETTO CHE E’ IL LIBRO

 

Intervista a Renato Zanganelli, già Direttore della storica Libreria Internazionale Accademia (1) – Galleria Vittorio Emanuele – Milano

 

Bar Biffi – 6 novembre 2008

 

D: Mi vorrebbe tracciare la storia dei Remainders’ Center in Italia a partire dalla figura di Biagio Melloni?

 

R: Sì, effettivamente il remainders’ in Italia parte con Biagio Melloni nel 1961. Nel 1961 Biagio Melloni realizza che c’è in circolazione una quantità enorme di libri e – chiacchierando con un suo amico tipografo – vede dei fogli stesi sui bancali, e chiede spiegazioni all’amico tipografo, il quale gli dice: guarda, sono libri della casa editrice Feltrinelli – in fogli stesi – siccome loro non hanno tutto lo spazio che serve al magazzino, ogni tanto mi chiedono di rilegarne 200 copie, io li rilego e glieli mando. Melloni, allora, chiede: e di quelli che non vengono mai rilegati, che succede? La risposta è: la carta va al macero. Ma sono libri stampati, è un peccato, non si può vedere di trovare per questi libri un mercato alternativo? Nasce l’idea – da questa dichiarata sovrabbondanza di libri stampati – di creare un mercato, un secondo mercato; quindi: riducendo il prezzo si può conquistare un maggior numero di lettori; ricordiamo che, in quegli anni, i lettori in Italia erano numericamente in aumento. Succede che – 1961 – editori e librai si scagliano contro l’idea di Biagio Melloni di vendere questi libri a metà del prezzo di copertina, convinti che lui non avrebbe trovato nuovi lettori, ma avrebbe rubato i clienti a editori e librai. Errore fondamentale da parte di editori e librai. Infatti, la storia ha abbondantemente dimostrato che, se il numero dei lettori è aumentato così notevolmente, è stato dovuto a varie scoperte, sempre dovute a Biagio Melloni, che io non ho fatto altro che interpretare in qualche modo, e portare avanti. Ma è lui il padre di questa nuova distribuzione del libro.

Librai e editori proibiscono a Biagio Melloni di vendere i libri a metà prezzo. Lui pubblica ugualmente il Catalogo del Circolo del Libro. Dopo aver comprato – da editori come Lerici, Bompiani, Sansoni, Mondadori e altri – intere tirature residue a magazzino, il libro veniva posto fuori catalogo ufficialmente dall’editore.  

 

D: Ma come facevano a impedirgli di vendere a metà prezzo?

 

R: La Legge garantiva il rispetto del prezzo di copertina del libro, ribadito secondo i desideri di editori e librai. Che riuscirono, in questo modo – provvisoriamente, però – a proibire a Biagio Melloni di vendere i libri a metà prezzo. Biagio Melloni non si rassegnò. Pubblicò il Catalogo del Circolo del Libro, vendendo solo per corrispondenza, con la formula: compera un libro da 1000 Lire, ti regalo un libro da 1000 Lire, et voilà. Mi impedite di vendere i libri al 50%? – benissimo – mi potete impedire di regalarli?

 

D: Questa è un’idea che gli nasce non credo unicamente per uno scopo commerciale; conoscendo la sua storia, penso gli interessasse proprio la diffusione del libro.

 

R: Lui ha sempre avuto una grande passione per il libro. Non dimentichiamo che era l’epoca…

 

Era l’epoca della rinascita e, forse, Biagio Melloni era animato da uno spirito educativo, pedagogico…

 

R:Assolutamente sì. Era l’epoca in cui io posso ancora ricordare Cesarino Branduani, la Pina Tarantola, questi erano i librai di Milano, Malavasi, con la sua libreria antiquaria…

 

Malavasi c’è ancora, mi sembra…

 

Certo, in Via Santa Tecla. Erano queste le librerie, insieme alla grande Rizzoli, diretta da Attilio Pupella, alla Garzanti, diretta da Morandi, insomma, per me confrontarmi con i direttori di libreria di quell’epoca – io che ero un ragazzetto non laureato – era una cosa molto difficile.

 

 

D: Quanti anni aveva lei allora?

 

R: Io ho cominciato a 16 anni. Studicchiando ancora un po’, perché ho potuto andare avanti pochissimo, e lavorando moltissimo, anche perché la passione per questo oggetto che è il libro ti porta automaticamente a formarti un certo tipo di cultura – finché si vuole raccogliticcia, ma … (sorride – n.d.r.) …

 

 

D: E’ una passione sia per il suo contenuto, che per l’oggetto, ho l’impressione; anche l’oggetto libro ha il suo fascino…

 

R: Un fascino invincibile.

 

… quelle belle copertine di una volta … io sono praticamente in guerra dentro me stesso con lo stile delle copertine di oggi …

 

 

… (sorride – n.d.r.) … se vuole possiamo parlarne … (sorride – n.d.r.) …

 

Anzi, ho scoperto le più belle copertine proprio da lei. Con un mio amico illustratore facevo a gara a individuare dalla copertina l’epoca di pubblicazione …

 

… io volevo fare una storia delle copertine delle collane italiane, ma ci siamo accorti – con un paio di personaggi – che è veramente difficile … ma so che qualcosa si sta facendo …

 

D: Milano le deve molto per il suo operato nella ormai scomparsa Libreria Accademia. Come è stato il suo rapporto con la città, i milanesi e, soprattutto, con gli altri librai?

 

R: Abbiamo appena aperto una conversazione sul rapporto con gli altri librai che, dal mio punto di vista di giovane libraio non accademico, era un rapporto basato principalmente sul più profondo rispetto, e una certa deferenza, con la D maiuscola, verso questi grandi librai. I milanesi: torniamo a una delle novità introdotte da Biagio Melloni nel sistema distributivo; libreria self – service, per la prima volta compaiono sulla porta delle librerie le scritte al neon, volute con quel neon artistico da Biagio Melloni, Entrata Libera Self Service. Entrata libera self service è un’invenzione di Biagio Melloni. Una bestemmia, per le librerie di allora.

 

D: Perché, c’era sempre il commesso che serviva?

 

R: Assolutamente sì. Alla Libreria Accademia, che si chiamava Libreria Nuova Accademia – come recitava ancora l’insegna ultimamente – il Direttore, il Ragionier Rodondi, in giacca e cravatta accoglieva all’ingresso l’avventore e diceva: “buongiorno desidera?”

 

 D: Si chiamava Accademia, prima, solo poi è diventata Internazionale?

 

R: No, è sempre stata Libreria Internazionale Accademia, quando era della Casa Editrice Nuova Accademia. Le Edizioni Accademia rilevarono la Baldini & Castoldi – dalla quale la Nuova Accademia rilevò la libreria – che era qui dal 1918 (qui gli Editori Baldini & Castoldi – se ne trova traccia sull’almanacco di Gotta – lavoravano in fondo, in prossimità della scala, alle due scrivanie, un po’ a litigare e un po’ a lavorare…)

 

… così siamo risaliti all’origine di Nuova Accademia …

 

… Nuova Accademia, casa editrice milanese nata nel 1959, e mutata da Biagio Melloni in Edizioni Accademia dal 1966.

 

… nella Nuova Accademia vigeva un regime di comportamento più tradizionale … il titolare riceveva il cliente e chiedeva cosa desiderasse …

 

… il fattorino col grembiule nero …

 

D: … mentre nella Accademia è stato introdotto uno stile più americano, forse?

 

 R: Americaneggiante, diciamo. La parola remainders’ è stata scoperta da Biagio Melloni con Eugenio Cassin, nella casa di Federico Gentile, nipote del filosofo, già fondatore della Casa Editrice Sansoni. La moglie americana di Gentile, sentendo ciò che Biagio Melloni diceva alla Casa Editrice Sansoni, dice: “ma signor Melloni, questo è remainders’” … “come ha detto?” … “remainders’, in America c’è già…”.

 

D: Questo in che anno?

 

R: 1962 circa.

 

… un anno di incubazione per il progetto; è stato veloce …

 

… e nel ’64 è caduto il veto, si è sbriciolato il veto imposto da editori e librai per la vendita al 50% di sconto, che – a quel punto – ha trovato le sue brave insegne al neon all’interno delle librerie aperte da Biagio Melloni in tutta Italia; arrivammo a 30 librerie aperte in Italia: libri – con – il – 50% – di – sconto – …

 

… se sono arrivati a questo annullamento del veto, significa che anche gli editori avevano trovato un vantaggio in questa operazione …      

 

R: … certo, certo… hanno capito che, in quel modo, potevano pubblicare tranquillamente 2 mila copie in più del libro, perché avrebbero trovato una loro collocazione nei remainders’.

 

D: Le copie in eccedenza erano costanti numericamente?

 

R: No … c’è da dire che remainders’ non ha mai rispettato la legge dei numeri, non ha mai seguito l’andazzo economico in maniera scientifica, ma lo ha sempre fatto istintivamente … il rapporto con i milanesi, quindi, bellissimo … i milanesi arrivavano in queste librerie e si rendevano conto che potevano girare da soli, maneggiare i libri (Zanganelli imprime molto calore e magia al verbo “maneggiare” – n.d.r.) e poi trovavano qualche ragazzo cui chiedere degli orientamenti. Nella maggior parte dei casi, naturalmente, i nostri commessi venivano scelti su una base di scolarizzazione adeguata … era tutto lì …

 

D: Stiam parlando dei clienti … un libraio dovrebbe anche promuovere la cultura … dico “anche”, perché mi riferisco ai librai di oggi … Le metto un po’ in bocca la risposta … e dovrebbe promuovere l’incontro tra le persone, cosa che lei faceva puntualmente. Cosa può dirmi delle librerie di oggigiorno? … senza fare nomi …

 

R: Le librerie di oggigiorno, senza fare nomi, non ce n’è bisogno, anche perché i nomi delle librerie di oggigiorno sono i nomi delle grandi catene che ci sono, e che stanno vivendo la decadenza che sta vivendo un po’ tutta la nostra civiltà effettivamente … il libro è uno specchio della civiltà … il libro è uno specchio della civiltà quando le copertine dei libri, come lei diceva prima, peggiorano, la qualità dei libri pubblicati peggiora, e allora ci rendiamo conto che viviamo in una società dove la civiltà risente di questo clima di globalizzazione, e di tutti i suoi errori. Questa guerra (contro la globalizzazione – n.d.r.) noi la stiamo combattendo, la stiamo perdendo. La stiamo perdendo, perché, con tutta la nostra potenza, ci rendiamo conto che l’abbondanza meravigliosa dei cibi che abbiamo ci fa soltanto male, facendoci scoprire malattie nuove, che tutta la ricchezza di comunicazione che abbiamo si riduce a una comunicazione pubblicitaria, a tappeto, che ci istupidisce tutti; nei programmi televisivi, nel 1961, sino al ’70, vedevamo Dostojevsky, vedevamo Cesco Baseggio, vedevamo Gilberto Govi, Eduardo De Filippo, Mario Soldati, Pasolini, … Pasolini, si vedeva alla televisione … Ugo Gregoretti … Marcello Marchesi faceva la televisione … ma ci rendiamo conto dei nomi?

 

In tempi abbastanza recenti, un genio come Giorgio Gaber, i cui amici si chiamavano Franco Fortini, Umberto Simonetta, e che aveva letto Ludwig Wittgenstein – Gaber era questo, era un intellettuale, lui sì era un intellettuale – nella cantata “Si può” … rifarsi le tette e il culo / si può … a un certo punto conclude dicendo: “ ma con tutta questa libertà, volete anche la libertà di pensare?”

Questa è la nuova televisione.  

    

Armando Torno, in un articolo che io ritengo storico, parlando di civiltà scrive: “civiltà occidentale? Volete un riassunto rapido? Pensiero greco, Cristianesimo, Rinascimento, Illuminismo. Prendete questi punti, collegateli gli uni agli altri, e avete la storia della civiltà occidentale” … persi quasi tutti questi punti di riferimento …

 

… i punti di riferimento andrebbero un po’ richiamati alla memoria, coi libri … ma se non si legge più … i libri sono dei supporti che richiamano dati alla memoria, ma se non circolano, se le grandi reti distributive fanno circolare solo thriller scadenti, e non più approfondimenti antropologici, ad esempio, o filosofici, di studio, di un certo rilievo, come si può uscire da questo oblio? … mi sembra stia prevalendo la promozione di un eterno presente a-storico…

 

R: … sì … consideriamo che anche le trasmissioni televisive fatte ad orari un po’ improbabili che riguardano i libri, si riducono a dei quiz dove non si ha tempo di spiegare la materia affrontata … può essere carino chiedere a dei ragazzi che cosa fa il protagonista di quel romanzo, ma poi soffermati un attimo … è di una tristezza …

 

… hai vinto tre libri …

 

… il teatro è tanto in crisi … ma un po’ di teatro in televisione perché non ce lo fate più vedere? … ma chi vi ha detto che nessuno lo guarda!

 

D: Ora che si è trasferito nel web, cosa le manca di più del suo storico negozio, della Galleria Vittorio Emanuele?

 

R: … beh, mi manca il Biffi (sorride, si guarda intorno, come in casa propria – n.d.r.), mi manca il fatto di sentir pulsare il cuore della città … anche se devo dire che il cuore che sentivo pulsare negli anni ’60 era un cuore pieno d’amore, pieno di ansia di fare, pieno di ansia di sapere, pieno di Leonardo, pieno di Rinascimento, di ogni cosa …

 

… mi viene in mente “La vita agra” di Luciano Bianciardi …

 

… bravissimo, Luciano Bianciardi faceva il “lavoro culturale” con Giangiacomo Feltrinelli, era un grande che frequentava la Libreria Feltrinelli in Via Manzoni, e veniva ogni tanto a curiosare in Via Manzoni al 38, dove avevamo messo 400 metriquadri di remainders’…

 

D: Sino a che anno?

 

R: Abbiamo chiuso nel 1979 per via dell’iniquo canone … non bastavano più 60 milioni per pagare l’affitto di una libreria che era lì per dire: “guarda come sono bella, ti aspetto”, libreria dove noi passavamo le giornate a mettere in ordine alfabetico gli Autori della narrativa e i titoli della saggistica. Dove veniva Carmelo Bene quando scendeva al Teatro Manzoni. Dove veniva Aroldo Tieri con Giuliana Lojodice…

 

… ha avuto dei clienti che hanno segnato la storia della cultura italiana …

 

… certo … io mi inginocchiavo di fronte a questi clienti … dopo di che – se captavo che si sarebbero degnati di accettare un dialogo con me – osavo segnalare un libro. Quando segnalai a Carmelo Bene “Casa d’altri” di Silvio D’Arzo – pubblicato dalla Sansoni con la copertina di Maccari – lui mi disse: “La ringrazio, ma è la lingua che non m’interessa”, e io sto ancora cercando di capire che cosa mi stesse dicendo (sorride – n.d.r.). E Carmelo Bene, al Teatro Manzoni, rappresentava “Nostra signora dei turchi”.

    

 

D: Era una libreria self-service. Aver destituito il commesso del ruolo di anfitrione di sala, che impone una certa presenza istituzionale, le ha permesso, forse, di individuare, man mano, ogni qualvolta le si presentasse un cliente curioso, di creare un rapporto a tu per tu.

 

R: solo quando veniva richiesto, io lo facevo solo quando veniva richiesto.

 

… sì, quando lei intuiva che ci fosse un margine di possibilità di creare questo rapporto.

 

R: Sì. Io ho iniziato a vivere questo genere di rapporto all’interno della libreria dal più basso gradino. Io scaricavo i camion di libri, aprivo i cartoni di libri e li mettevo in esposizione. Certo, con un criterio che io intuivo, applicavo, interpretavo … ascoltare il pubblico, non era aggredire il pubblico. Nel secondo step, nel secondo gradino della mia carriera di libraio, ho capito, e ho cominciato ad insegnare a quelli del primo gradino che non bisognava mai, assolutamente, assalire – aggredire il pubblico, ma aspettare, ove mai, che ti facesse qualche domanda, e che era necessario preparasi molto bene per essere in grado di rispondere. Perché dicevo, ricordati bambino mio che, qua, arriva gente che ti può insegnare qualunque cosa. Per cui, ti raccomando, sii umile, non fare mai di più, eh? Ascolta, e se non hai capito, dì, mi perdoni, ma non ho capito la sua domanda. Noi avevamo gli uffici al piano di sopra, ecco, piuttosto, chiama il Dottor Muzzarelli – che era il nostro Direttore Generale, una persona straordinaria – ma eran tutte persone straordinarie a quell’epoca. Sentire pulsare il cuore di Milano, oggi, mi interessa molto meno. Infatti, appena posso mi ritiro in Val Seriana.

 

D: Vorrebbe, senza fare nomi, tracciarmi le biografie, tra virgolette, dei suoi clienti che maggiormente hanno attratto la sua attenzione? Quei clienti che avevano dei cosiddetti tic letterari.

 

R: Ce n’erano moltissimi. Allora, noi facevamo delle scommesse su quante volte sarebbe tornato quel tizio che aveva la mania per i libri sui capitelli. Quello che aveva la mania del libro con le silhouette. E facevamo delle scommesse. E ogni volta – terribilmente, eravamo delle betoniche incredibili – stavamo a criticare questo e quello, ma guarda quello lì, ma cosa va cercando, ma secondo te perché lo cerca, e si facevano questi psicologismi. … si facevano con estrema libertà …

 

… ma anche con estremo rispetto…

 

… con estrema goliardia e con estremo rispetto …

 

… perché conoscevate la psicologia del cliente; quale libraio oggi conosce la psicologia del cliente …

 

… non è interessato. Al libraio di oggi non viene concesso il tempo il modo il luogo il sistema per questo genere di approccio, è nell’impossibilità oggettiva di instaurare un rapporto col cliente. … poi naturalmente ad attrarre la mia attenzione ci sono stati tutti questi grandi nomi che ho avuto l’onore di conoscere, dicevamo di Carmelo Bene, di Aroldo Tieri, Ernesto Calindri – Ernesto Calindri che collezionava la Medusa e mi chiedeva se per favore riuscivo a procurargli … a Trieste sono andato a cercare Umberto Saba nella Medusa per Calindri … Emanuele Severino, insomma, tanti … Francesco Flora …

 

… le vedo un po’ di malinconia nello sguardo adesso …

 

… malinconia verso quei momenti vissuti che non vedo più la possibilità che qualcun altro, che abbia l’età che avevo io a quel tempo, possa vivere. Perché nel sistema distributivo di oggi c’è oggettivamente l’impossibilità di instaurare un rapporto di questo tipo. … mi vedo entrare in Via Manzoni Renzo Arbore – erano i primi anni’70, perché noi avevamo esposto in libreria il ritratto di Neruda …

 

…era il periodo de “l’altra domenica” …

 

 

… il periodo de “l’altra domenica”… avevamo esposto il ritratto di Neruda, che aveva vinto nel ’71 il Premio Nobel, ed era pubblicato dalle Edizioni Accademia, quindi, quello era il momento. Entra Renzo Arbore, guarda il ritratto di Neruda, firmato, appeso alla parete della libreria, e dice: “ So che lei ha un libro sul blues”, col saggio introduttivo di Roffeni, che sono trenta pagine credo, il blues, nelle Edizioni Accademia; quelle trenta pagine sono le trenta pagine più importanti che siano mai state scritte sul blues. Ho sempre avuto una grande passione, fra l’altro, per i clienti che avevano un rapporto con la musica, specialmente coi testi musicali. Amo profondamente la musica – parlavamo di Gaber – e amo i testi, in musica.   

 

… ho preso molti dischi da lei …

 

… e ho avuto anche una breve esperienza alle Messaggerie Musicali, ergo CGD, di Ladislao Sugar.

… “non è che ha quel saggio sul blues?” … poteva aver capito che mi interessava leggerlo! Le persone che hanno un’istintiva inclinazione alla comunicazione queste cose le captano immediatamente. Sono solo i programmatori della televisione che sono convinti che il popolo italiano sia così scemo che gli va propinato per forza er pacco e … la smettessero! Basta soltanto che arrivi su Rai 3 “Che Tempo Che Fa” e già si vede che sbanca gli ascolti, perché uno cerca di … respirare … Santo Dio… in mezzo a questo mare di…

 

Virgilio Savona, il fondatore del Quartetto Cetra, di cui hanno parlato alla mattina su Rai 3, era un ricercatore, lui sapeva che la Casa editrice socialista del Gallo dell’Avanti aveva pubblicato I Canti Popolari Eschimesi. E’ venuto, me li ha chiesti, ha studiato i canti popolari eschimesi, da cui credo abbia tratto qualcosa.

 

D: C’è speranza che in Italia le buone letture non scompaiano del tutto?

 

 R: Le buone letture non scompariranno mai. Quello che scompare è la proposizione delle buone letture da parte del sistema di questa civiltà. Questa civiltà non propone più al consumo, alla finestra dei consumatori, tempo-luogo e modo di frequentare la letteratura.

 

… frequentare la letteratura, come fosse una persona …

 

… certo…

 

… e dov’è che si trova la letteratura, dov’è che andiamo a scovarla…

 

Nelle pagine dei libri, nelle quali dobbiamo ritrovare il gusto di immergerci. Io sto rifacendo casa mia, in un angolo vicino alla finestra ho stabilito che deve esserci una poltroncina con un punto luce, che mi diriga la luce sul libro che sto leggendo.

 

D: Secondo lei la gioventù dell’anima, questo essere giovani anche in età avanzata, è legata al leggere? O questa è la solita retorica…

 

R: E’ l’ansia del sapere leonardesca. Io non so se l’Università della Terza Età funzioni bene. Ho l’impressione, d’altro canto abbastanza netta, che l’università dell’età giusta non funzioni bene come un tempo. Io credo di aver potuto osservare che alcuni suoi colleghi più giovani di lei, non conoscano l’uso corretto della sintassi e della grammatica come dovrebbero. Dall’uso corretto della sintassi e della grammatica, nasce quell’espressione di civiltà che può formare gli individui. Se noi rinunciamo a questo abbiamo tolto i paletti e le corde e cadiamo dal ring.

 

D: Da esperto e cultore di libri, cosa se la sente di dire a chi voglia costruirsi una solida conoscenza del mondo e degli uomini?

 

R: Di leggere moltissimo la letteratura e di frequentare i teatri.      

 

D: Mi parli un po’ del teatro.

 

R: Ogni volta che entro in un teatro ho la netta impressione di entrare in un tempio. Io vado a teatro per pregare l’attore di consumarsi per me. … il teatro senza applauso è un teatro senza vita … senza comunicazione fra pubblico e attore… diversamente che in televisione. Quando tu vai a teatro, comunichi direttamente con l’autore dell’opera teatrale attraverso il sacerdote-attore. Il libro, con le sue pagine, è il sacerdote materiale del prodotto della mente dell’autore, che solo tu, quando sei da solo, puoi compulsare col tuo cervello la tua anima la tua esistenza.

(…)

Anche queste letture collettive hanno qualcosa di demenziale se ci pensa bene. Carmelo Bene leggeva le poesie al pubblico, ma lui leggeva Leopardi su una zattera in mezzo al mare, e nessuno lo sentiva, perché il vento portava la voce di là, questo era Carmelo Bene, che rappresentava l’irrappresentabile, lo diceva lui: “Io a teatro rappresento l’irrappresentabile”. E qui non è un perdersi nei pensieri, è un pensare d’oro, è un pensare divino, è un pensare pulsante, vivo, che ci fa sentire esseri umani.

 

Dichiaro conclusa l’intervista, e lascio acceso ancora quei due minutini che …

 

… sono andato molto oltre …

 

… è stato bellissimo, sono commosso … 

 

… anch’io, devo dire la verità…

 

(1) Libreria riconosciuta “storica” dal Comune di Milano nel 2005.

a cura di Andrea Di Cesare

 

©, 2011

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