ARTURO MARTINI

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Arturo Martini (Treviso, 11 agosto 1889 – Milano, 22 marzo 1947) è stato uno scultore, pittore, incisore e docente italiano. (...) Martini è stato un artista ricchissimo, che si è espresso con altrettanto vigore nel legno e nella pietra, nella creta e nel bronzo. In opere come Il bevitore (1926), La pisana (1930), La sete (1934) e soprattutto la Donna che nuota sott'acqua (1942) procedette verso una sempre maggiore libertà espressiva, conscio che la statuaria aveva fatto il suo tempo e che la cultura se vuol vivere, deve morire nell'astrazione. (...) Wikipedia

ARTURO MARTINI

Milano, 8 novembre 2006 – 4 febbraio 2007

Fondazione Stelline – Museo della Permanente

Roma: 25 febbraio – 23 maggio 2007

Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Catalogo: SKIRA

 

IL MIO ARTURO MARTINI

Per il sottoscritto, parlare di Arturo Martini, significa soprattutto parlare di un Autore che lo ha formato nella sua giovinezza, ovvero Giovanni Comisso che, come Arturo Martini (solo di un po’ più giovane) era anch’egli di Treviso (“città d’acque…dove Sile a Cagnan s’accompagna) e di famiglia più agiata.

Ricordo ne la “Vita di Giovanni Comisso” (Einaudi) scritta dal celebre biografo (tra gli altri anche di Pasolini e De Pisis) Nico Naldini, i passi in cui Naldini descrive l’amicizia tra Comisso e Martini, in quella Treviso di poco antecedente alla Grande Guerra, in cui Martini cercava di vendere bozzetti erotici in terracotta alla buona borghesia seduta ai caffè della città, sprezzante e il più delle volte insultante. Comisso, da Martini, ebbe i primi insegnamenti e rudimenti in materia letteraria. Fu Martini a fargli scoprire le “Illuminazioni” di Arthur Rimbaud, e a insegnargli a scrivere i suoi primi racconti, un misto di frammentaria prosa poetica, che videro prestissimo le stampe grazie all’intervento di Arturo Martini. L’amicizia tra Comisso e Martini proseguirà a lungo, ma ne “Le mie stagioni” (Longanesi) Comisso descrive anche il suo tramonto, nel momento in cui Martini era divenuto – agli occhi dell’amico – un artista che celebrava troppo i fulgori dello stato fascista. Dedicherà, Comisso, a Martini un romanzo, “I due compagni”, storia di due artisti, uno scultore e un pittore, alle prese con il Fronte della Grande Guerra, in cui si adombrano le figure di Arturo Martini e del pittore Gino Rossi, grande pittore purtroppo morto in manicomio, celebre per le sue poetiche riprese dal vero dei paesaggi bretoni.

Martini, agli inizi, era tanto povero che non poteva permettersi di comprare l’argilla, né di dare da mangiare alla sua vecchia madre. Una volta Comisso era andato a trovarlo, portandogli in dono due banane, e Martini disse, portandole subito in cucina: “Grazie Giovanni, queste sono per la mia mamma!”.

Pagine struggenti, quelle scritte da Nico Naldini, che parlano degli albori di uno fra i più grandi artisti che il nostro Paese abbia mai avuto, che sarebbero sicuramente da rileggere, accompagnandole alla lettura del presente bellissimo catalogo.

 

Nico Naldini – Vita di Giovanni Comisso

©, 2007

 

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