FRANCIS BACON la pittura allucinante

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FRANCIS BACON la pittura allucinante
Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992) è stato un pittore irlandese. Nell'ottobre del 1926 si trasferì a Londra, dove vivevano molti parenti della madre, che lo aiutavano a coprire le spese di prima necessità. La grande città appariva come un mondo libero e ricco di stimoli ad un ragazzo cresciuto nella rigida Irlanda, e Bacon si inserì presto nel circolo degli omosessuali londinesi. Gli eccentrici omosessuali che nei primi anni venti gravitavano attorno alle figure degli scrittori Harold Acton e Brian Howard avevano una forte influenza sugli atteggiamenti artistici e morali dell'epoca, ma bisogna sempre ricordare che l'omosessualità era ancora un crimine nel Regno Unito e non poteva essere manifestata liberamente. In questo periodo svolse una serie di lavori, tra cui stenografo, commesso centralinista in un negozio di abiti femminili all'ingrosso a Soho e domestico-cuoco, mentre continuava la sua auto-formazione culturale leggendo Nietzsche. La prima esposizione personale nel suo nuovo studio a Queensberry Mews, nell'inverno del 1929, era fatta di stracci, mobilia di Bacon, e alcuni dipinti, tra cui Painted screen (c.1929 - 1930) e Watercolour (1929), entrambi comprati da Alden. Sydney Butler, figlia di Samuel Courtauld, commissionò un tavolo di vetro e acciaio ed una serie di sgabelli per il salotto della sua casa di Smith Square. Nel numero dell'agosto 1930 di The Studio, un articolo di due pagine intitolato The 1930 Look in British Decoration mostrava i suoi lavori, inclusi un grande specchio tondo, stracci e mobilia in acciaio tubolare e vetro influenzata dall'International Style, da Marcel Breuer, Le Corbusier, Charlotte Perriand e Eileen Gray. Di ritorno a Londra, dopo un periodo in Germania nel 1930, Bacon affittò con Hall il piano terra di Cromwell Place 7, a South Kensington, che era stata la casa e lo studio di John Everett Millais. Per trarre profitto, i due organizzavano anche serate dedicate al gioco d'azzardo con una roulette. Ora sede dell'Art Fund, la casa Millais è a pochi passi del Victoria and Albert Museum, dove è esposta la collezione nazionale dei lavori di John Constable, i cui dipinti e schizzi ad olio vennero molto ammirati da Bacon. In questo museo, Bacon scoprirà e studierà le fotografie di Eadweard Muybridge. La mostra Recent Paintings by Francis Bacon, Frances Hodgkins, Matthew Smith, Henry Moore and Graham Sutherland del 1945 alla galleria Lefevre, espone due dipinti di Bacon, Three Studies for Figures at the Base of a Crucifixion (1944) e Figure in a Landscape (1945). (Wikipedia)

FRANCIS BACON la pittura allucinante

Francis Bacon: Dublino, 1909 – Madrid, 1992 

L’esposizione raccoglie circa cento Opere – tra cui 82 dipinti, 15 disegni e altri oggetti appartenenti all’archivio dell’artista – provenienti da musei e collezioni di tutto il mondo (Francia, Belgio, Gran Bretagna, Portogallo, Germania, Austria, Svizzera, Paesi Bassi, Finlandia, Israele, Stati Uniti, Venezuela, Messico, Giappone, Australia e Taiwan), che abbracciano l’intero percorso artistico di Bacon. “Si tratta – ha detto l’assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Massimo Zanello – di una grande mostra che sono certo verrà riconosciuta come la più importante in Italia e tra le migliori in Europa di quest’anno. Bacon è un grande artista internazionale, molto particolare, dalla spiccata personalità e con stretti collegamenti con gli artisti del passato”.

francis bacon

Milano anticipa con questa mostra  le celebrazioni per il centenario della nascita dell’artista che cadrà nel 2009. Curata dal professor Rudy Chiappini, l’esposizione ripercorre le tappe salienti del lavoro di Bacon, in un lavoro di documentazione e ricostruzione storica nato sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano con il patrocinio e il contributo della Regione Lombardia, in collaborazione con l’editore Skira e Artemisia.

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“Per una singolare coincidenza – ha detto l’assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi – Milano apre le celebrazioni del Futurismo con la mostra dedicata a Giacomo Balla e le manifestazioni per il centenario della nascita di Francis Bacon con un anno di anticipo. Oggi le due ricorrenze si incrociano nell’omaggio che Palazzo Reale rende a uno degli artisti più tipici del secondo Novecento”. “Una mostra compiuta – ha aggiunto – in cui si può apprezzare l’eccellenza del percorso artistico di Bacon, senza dimenticare nessuna fase; un’esposizione che dà conto in modo pieno e completo del lavoro dell’artista e ne permette una comprensione accurata”. 

Bacon, Dublino, e mi viene da pensare – per il linguaggio ritmico e deformante dei suoi dipinti, realizzati sotto la lente d’ingrandimento di una coscienza che sapeva vedere dentro e oltre le apparenze dell’essere umano, dentro le sue angosce e le sue pene esistenziali, le sue gabbie metafisiche – ci sia la presenza – comunque benigna, amichevole – di un James Joyce, di un Ulisse che detta la scansione dei capitoli sulle pagine di questo racconto fatto di immagini stupefacenti, anche se piene di uno strazio muto, che ci viene urlato in una stanza sotto-vuoto, e quindi senza far rumore. Sì, sto parlando di una lacerazione, di una esplosione silenziosa, di un’angoscia che non ha voce, ma solo forma, colore, linea. Una linea che si spezza, si deforma, si rincorre e involve, si chiude su se stessa, come ne i Tre Studi di Dorso Maschile (1970), la visione dell’uomo chiuso in uno spazio metafisico che ne riepiloga la solitudine, se non il soliloquio. Una sinfonia silenziosa di pulsionalità inconscia, di carnalità che a tratti richiama Chaïm Soutine, la scuola espressionista passata attraverso il cubismo picassiano, una visione cosmica – ma al tempo stesso claustrofobica e metafisica – del dolore, racchiusa in rappresentazioni allucianate, secondo quella che si potrebbe definire clinicamente una “regressione controllata”, anche secondo una similitudine col pensiero di Heinz Kohut che, nel 1950, in un suo scritto sull’ascolto musicale, diceva: “La capacità di regredire a questo stato primario dell’Io, pur conservando le complesse funzioni dell’Io necessarie per riconoscere e padroneggiare l’effetto di suoni organizzati, è la condizione indispensabile per godere la musica”, pensiero che si può traslare alla pittura e alla tecnica di Francis Bacon.

Il dolore trova una sua liberazione, però, attraverso l’espressività pittorica, che ci comunica in maniera diretta, senza alcun sottinteso, quasi “pornograficamente” l’intento catartico e autoliberatorio dell’artista. La mostra si snoda in una visione potente e di grande impatto visivo, quasi schiacciante, presentando anche i pensieri e gli aforismi di un pittore che, spesso, amava esprimere attraverso la scrittura la sua riflessione sull’Arte, come ad esempio in questi magnifici pensieri:

–         C’è bisogno di qualcosa di nuovo. Non di un realismo illustrativo, ma di un realismo che sia il risultato di una vera invenzione, di un modo veramente nuovo di interpretare la realtà in qualcosa di assolutamente arbitrario.

–         Amo isolare l’immagine, sottrarla allo spazio domestico.

FRANCIS BACON

Milano, 5 marzo – 29 giugno 2008 – Palazzo Reale – prorogata sino al 24 agosto 2008

Catalogo Skira

 ©, 2008

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