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Viaggio in Sicilia di Ibn Jubayr

Viaggio in Sicilia di Ibn Jubayr
Viaggiatori musulmani che vivevano in Al Andalus (la parte araba della Spagna) che viaggiassero e scrivessero diari di viaggio, potevano trarre fortuna soprattutto da un viaggio alla Mecca, come nel caso di Ibn Jubayr che, all’età di trentotto anni, nel 1184, compie un pellegrinaggio durato due anni partendo dalla Spagna.
Viaggio in Sicilia (Adelphi), è la parte del viaggio di ritorno dalla Mecca, che Ibn Jubayr annota nel suo diario – “Rihla” – scrivendo, tra l’altro: «Sabato 28 del mese di jumada II, corrispondente al 6 di ottobre [1184], col favore di Dio verso i musulmani, ci imbarcammo su una grossa nave provvista d’acqua e di viveri, dove i musulmani presero posto separati dai Franchi. Vi salirono anche dei cristiani detti b.l.ghriyyun, i pellegrini di Gerusalemme, una folla da non potersi contare, da oltrepassare le duemila persone – Dio per sua grazia e bontà ci liberi al più presto della loro compagnia».

Il viaggio comincia con una nota dolente di questo tipo, cui seguiranno terribili fortunali e rischi di ogni genere, sino all’all’approdo in Sicilia. Apprendiamo durante la lettura la prassi sulla separazione tra cristiani e musulmani, sul mercato dove si può comprare cibo e ogni altro genere di merce sulla nave, sui defunti gettati in mare dopo una tempesta e i loro beni ereditati dal capitano. Infine, il nostro letterato giunge in Sicilia, grazie a un approdo molto rischioso, per il cui buon esito ha concorso il Sovrano Guglielmo II di persona, affinché la nave non andasse a frantumarsi contro gli scogli, una Sicilia ancora abitata da musulmani, dove l’arabo era la lingua franca del Mediterraneo. Guglielmo II sa leggere e scrivere in arabo, e dà soldi ai musulmani affinché possano permettersi di sbarcare. Ci sono altre cose che colpiscono il viaggiatore, ad esempio il fatto che i costumi delle donne siciliane, durante le feste, le facciano rassomigliare alle arabe, ma ci sono altre commistioni col mondo arabo alla Corte del sovrano, come quella relativa al fatto che vi siano molti letterati e medici musulmani.
Il diario parla dell’opulenza e del fasto della civiltà siciliana, ma anche dei tanti problemi di convivenza fra musulmani e cristiani. Un libro pieno di curiosità, che sembra trasmettere lo stesso guardare curioso e inquieto del viaggiatore con una scrittura rapida e a volte saltellante.
Ma questo non è soltanto un libro di viaggio, è molto di più. La sua qualità letteraria inaugura il modello della Rihla, cui si accompagna la ricchezza della cura e del commento di Giovanna Calasso, grazie al quale ci tuffiamo negli insondabili abissi di una cultura scomparsa, grazie a una traduzione nuova e impeccabile, un diario di viaggio e non solo, che è una miniera di informazioni sulla condizione dei musulmani in Sicilia sotto i normanni.

 

 

©, 2023

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