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Graham Greene La cena delle bombe

Graham Greene La cena delle bombe
Graham Greene – Il Dottor Fischer a Ginevra – ovvero la cena delle bombe

 

Bianco come la neve, bianco come il vestito di una vergine, bianco come la pelle della sua giovane amata, bianco come l’inverno a Ginevra, bianco: è il dentifricio.
Il Dentophil Bouquet è il dentifricio brevettato dal Dottor Fischer di Ginevra, che lo ha reso miliardario.
Se il colore del dentifricio, ovvero, il bianco, ha reso celebre il Dottor Fischer, il Nero si addice maggiormente alla sua anima. Un’anima malvagia.
Come in tutti i romanzi di Graham Greene, le potenze del Male – in questo caso rappresentate dal Dottore Fischer – devono trovare una vittima su cui scaricarsi.
Graham Greene
E la trovano in un modesto impiegato di una ditta di cioccolatini, di origine inglese, addetto alla traduzione di lettere commerciali. Qui Greene sembra ancora una volta rappresentare il dramma degli umili, come anche in Il Nostro agente all’Avana, dove l’ingranaggio malefico presceglie la propria vittima fra gente che conduce una vita onesta e anonima.
In una scrittura che non trascende mai, sempre sobria nelle descrizioni dei sentimenti e degli stati d’animo, la vita di questo modesto impiegato si tinge di bianco, grazie all’incontro con la figlia del Dottor Fischer.
Si tinge d’amore e di innocenza, ma un’ombra cupa vi incombe sopra: il Dottor Fischer è noto in tutta la città per le sue cene. Cene in cui gli invitati sono sottoposti alle più turpi delle umiliazioni, in cambio dei regali costosi che Fischer elargisce loro. Si tratta di una combriccola di scracconi – come li chiama la figlia – gente ricca e avida, che, malgrado la propria ricchezza, non vuole rinunciare al di più. Con loro, Fischer può esercitare il proprio potere, la propria infinita malvagità, e fare esperimenti sulla corruzione dell’animo umano, come lui stesso ammette.
La figlia non è mai stata amata dal padre, che si disinteressa delle sue nozze con l’onesto impiegato. Ma costui riceve un invito a una di quelle cene. E il loro idillio per un momento si spezza. Tornerà a brillare, solo quando lo sposo tornerà a casa, dimostrando alla propria moglie di non avere ceduto, di non aver accettato alcun regalo. Ma ormai, tra i due, il clima intatto dei primi tempi si è rotto. L’ombra cupa si è impossessata del loro rapporto, Fischer era riuscito a rovinare anche quel legame così bello, con la propria malvagità.
La cosa più preziosa che il modesto impiegato possedesse, era sua moglie. Ma la sua integrità era in pericolo. Graham Greene sembra metterci in guardia dalla fragilità delle cose terrene, dell’amore stesso. Ci racconta una tragedia che poteva essere evitata, se fra marito e moglie, presi nel loro idillio, non fosse venuta meno la fiducia. Ci racconta anche quanto l’infelicità sia spesso connaturata al potere: un potere infelice è spesso un potere malvagio.
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