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Giorgio Pressburger Il sussurro della grande voce

Giorgio Pressburger Il sussurro della grande voce
E’ un sussurro che viene da lontano, da un paese dell’Europa centrale percorso dal Danubio, e come quella del grande fiume, la corrente degli eventi ci porta sino a Venezia e poi a Roma, all’inseguimento di un sogno.
Il Paese da cui il giovane ragazzo – protagonista del romanzo – scappa nottetempo, sfidando il buio della foresta e le ronde dei militari che assediano la sua città squassata da un colpo di stato misterioso – non è mai nominato, così non è nominata Venezia né è nominata Padova, (chiamate V. e P.), e poi di Roma ci accorgiamo che la scena si è spostata nella città eterna solo dall’indizio della presenza di alti pini marittimi, ville e monumenti. In queste reticenze risiede anche la volontà di Pressburger di creare una fiaba senza tempo e senza luogo, precisamente secondo la tradizione naif e – fiabesca appunto – della grande letteratura mitteleuropea. La storia si fa così carica di attese, mistero, in un viaggio metafisico nel quale il ragazzo incontra donne e uomini che sono altrettanti archetipi del passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. Non vi è, con essi, altro che una interazione che si rivela solo strumentale alle necessità formative del protagonista, il quale, anche nelle situazioni più oscure e drammatiche, non giudica mai, e si chiede quali significati – soprattutto linguistici – esse rappresentino. Siamo molto vicini al simbolismo degli antichi testi sacri, o a quello delle più celebri fiabe nordiche.  
In un linguaggio oscillante fra lirismo tipicamente slavo, e altro carattere slavo che è quello di uno stile da rapporto di Polizia, Giorgio Pressburger ci narra le avventure di Andreas in giro per l’Europa, in fuga e alla ricerca di una propria collocazione, novello Karl Rossmann che, in America, Kafka fa fuggire lontano e al riparo dai guai, facendogli trovare a New York l’affettuosa protezione di un misterioso ed enigmatico zio miliardario.
Ci immaginiamo, nelle prime pagine, un colpo di stato autoritario in un Paese socialista. Veniamo subito immersi in una fuga tranquilla, costellata di sogni, visioni, sussurri. Il ragazzo è alle prese con personaggi buoni e altri perfidi, con la dolcezza e con la violenza, e di tutto questo si pone interrogativi ascoltando le risposte della sua Grande Voce, che gli sussurra risposte nei momenti difficili, quando viene interrogata. Nel suo diario, egli annota le parole della nuova lingua che va apprendendo, e il dolore per la finzione che ne consegue. Gli sembra di essersi lasciato dietro le spalle la verità del suo Essere, e di aver abbracciato una vita piena di menzogne, menzogne che egli deve perpetrare per sopravvivere in un lontano Paese straniero al fine di coronare il sogno di conoscere il grande Maestro, che gli aprirà le porte e i segreti del successo nel mondo del teatro.

Sono molti i riferimenti alla biografia di Giorgio Pressuburger, nato a Budapest, naturalizzato italiano e divenuto regista, scomparso a Trieste. Ma la narrazione, nella sua dimensione metafisica e decontestualizzata, è stata volontariamente ripulita di ogni autobiografismo, per raggiungere il risultato di una fiaba universale e inconscia.
Non siamo molto lontani dalle dissertazioni psicoanalitiche, anche se nella storia non ve ne è alcun accenno, ma la biografia dell’Autore ci fa supporre che Freud se lo sia letto bene e a fondo. Il sogno è sempre dietro le quinte, con la sua spinta sotterranea, che guida le azioni del protagonista secondo una finalità che ci appare a volte oscura, improvvida, ma che alla fine si rivela sempre positiva. La provvidenza sa sempre trarre in salvo il giovane fuggitivo, anche nelle situazioni più avverse, quando si scontrerà con una burocrazia dai sapori kafkiani e crudeli.
Questa storia di Giorgio Pressburger non appartiene al presente, e nemmeno all’epoca in cui fu scritta, i primi anni’90, ma a molto prima, a quella letteratura slava che conosciamo sin dalla Leggenda del santo bevitore di Joseph Roth, intrisa di crisi e di spiritualità, che si sarebbe dissolta ben prima della Seconda Guerra Mondiale.

©, 2022

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