Non dimentichiamo la cultura russa

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Non dimentichiamo la cultura russa
Zar Nicola I
Non dimentichiamo la cultura russa
Non dimentichiamo la cultura russa. Per farlo, possiamo prendere in mano una sorta di vademecum, un libro che per gli esperti può significare molto, ma che per il grande pubblico è sconosciuto: Il passato e i pensieri, di Aleksandr Ivanovič Herzen. L’edizione italiana a cui qui ci riferiamo è del 1961, ma ve ne è una più recente come da immagine.

 

 

Questo libro ci racconta cosa era la vita in Russia agli inizi dell’800, a partire dal terribile incendio di Mosca e dalla fallita impresa di conquista dell’esercito napoleonico. La vena narrativa, in parte di ispirazione gogoliana, trae certamente origine dalla posizione socialmente agiata dello scrittore. Col tempo, e in età matura, Herzen avrebbe però preso posizione a favore degli ultimi, degli schiavi. Nella sua infanzia, si gettavano infatti i germi della sua futura ascesa politica in chiave populista. Il suo impegno sociale, politico (in quella chiave di Vita Activa postulata da Hannah Harendt nel’900), era il tentativo di:
connettere il “častnoje” (il privato – ndr) l’elemento particolare e privato con l’”obščeje”, l’elemento comune e generale: “Quando si eleva nella sfera dell’universale, la passionalità non svanisce, ma si trasforma, perdendo il suo aspetto selvaggio, convulso; il suo oggetto diventa più alto, più sacro; con l’ampliarsi degli interessi, la concentrazione sulla propria personalità diminuisce, e con essa l’ardore velenoso delle passioni. Nell’oscillazione stessa tra i due mondi del personale e dell’universale vi è un irresistibile fascino: l’uomo si sente il consapevole, vivo legame tra questi mondi, e perdendosi, per così dire, nel limpido etere dell’uno, si salva mediante le lacrime, gli entusiasmi e tutta la passionalità dell’altro.
C’è ancora una eco romantica in queste righe, anche se Herzen (come poi nel ‘900 la stessa Hannah Arendt) si pose come critico del romanzo romantico (la Arendt avrebbe detto borghese).
La tensione etica di Herzen si coglie in quanto scrive. Uscendo dalle ombre eteree dell’Io, dalla chiusura personale e personalistica, Herzen spiega come l’individuo possa accedere a un piano universale, provando un entusiasmo e uno slancio che si può tramutare in un pianto salvifico. Cento anni dopo, la stessa psicoanalisi avrebbe tradotto questo pensiero, nel concetto di sublimazione, di processo adulto, di affettività matura e genitale.
Tutte le sue memorie, sono un inesauribile punto di vista etico e individuale, in una dimensione di annullamento collettivista dell’individuo, quale fu la Russia zarista e poi l’Unione Sovietica. Il giovane Herzen era un lettore di Voltaire, ma non lo faceva sapere troppo in giro. Certe letture, in Russia, erano vietate. Anche l’ironia. Il popolo russo non conosce l’ironia, nemmeno i suoi scrittori, a parte Herzen, che dell’ironia fece un sapiente uso appreso sui libri francesi. Le pagine sono spesse di una scrittura minuziosa nel fornire i tanti particolari di vita nell’antica madre Russia, per voce di un uomo, dapprima bambino, poi adolescente, poi esule, che guarda il mondo dalla finestra. Un bambino molto solo, che il padre – un borghese tutto impegnato a seguire i propri affari – costringe a vivere chiuso in casa, senza amici, e costretto a socializzare con i camerieri e le donne di servizio, con cui questo arguto, curioso infante parla e gioca a carte nell’anticamera, o nelle cucine, luoghi che egli contrappone al salotto, luogo noioso degli adulti, dei borghesi, di coloro che negano l’individualità altrui (nonché la dignità dei servi, allora schiavi, servi della gleba, o dvorovyje).
Saranno proprio i servi ad insegnare a Herzen il linguaggio dei sentimenti, in opposizione a quello dei soldi, delle cifre, dei conti economici e d’interesse, o della violenza e delle guerre, che gli adulti conducevano nel salotto. Sentimenti che avrebbero poi determinato la sua scelta politica, di impegno civile: l’abolizione della servitù della gleba nell’antica Russia.
Non dimentichiamo la cultura russa
Leggendo questo immenso libro di memorie, ci immergiamo nell’inverno russo, non solo in senso atmosferico, ma sociale: la Russia degli Zar, che, prima ancora dell’Unione Sovietica, ha tenuto al freddo i suoi sudditi, col pugno di ferro e il dispotismo, un inverno incarnato soprattutto nell’imperatore Nicola I, un uomo freddo, lucido, estremamente crudele. Le analogie con Putin sono purtroppo molte.
Lo zar era bello, ma di una bellezza che agghiacciava; nessun viso quanto il suo rivelava spietatamente il carattere dell’uomo. La fronte assai sfuggente, la mascella inferiore troppo sviluppata rispetto al cranio esprimevano una incoercibile forza di volontà ed una scarsa capacità di riflettere, e più crudeltà che sensualità. Ma il tratto più notevole erano gli occhi, privi di ogni calore, di ogni compassione, degli occhi invernali. Non posso credere che quell’uomo abbia mai amato con passione qualche donna (…) come Alessandro amò tutte le donne all’infuori di sua moglie; no, Nicola semplicemente “si contentava di essere favorevolmente disposto nei loro confronti”. Al Vaticano vi è una nuova galleria in cui Pio VII ha raccolto un’enorme quantità di sculture, di busti e di statuette rinvenuti a Roma e nei dintorni. Tutta la storia della decadenza di Roma si può leggere qui nelle sopracciglia, nelle fronti e nelle labbra; (…) il tipo maschile (…) si divide in due; da un lato la decadenza fisica e morale, i tratti abbrutiti dalla dissolutezza e dall’ingordigia, dal sangue e da ogni altra cosa al mondo, privi di fronte e minuti (e il tipo – ndr) dei capi militari, nei quali ogni tratto civile, umano si è cancellato ed è rimasta un’unica passione, quella di comandare; la mente è ottusa, il cuore difetta completamente: questi sono i monaci dell’ambizione, e nei loro tratti si palesano la forza ed una volontà brutale (Herzen – Il passato e i pensieri).
Le deportazioni in Siberia di chi osava parlare di libertà sono qui narrate con altrettanta attualità di oggi, e la corruzione dell’apparato statale non è dissimile da quella delle epoche successive in Russia. La simpatia e l’amore di Herzen per gli umili e gli oppressi che si evidenzia anche in questa descrizione dello Zar in quanto simbolo di potere dispotico, aveva radici rivoluzionarie che risalivano alla Rivoluzione Francese, di cui il ragazzo ebbe notizia dai libri della biblioteca di famiglia, dove egli era autorizzato a frugare a (suo-ndr) piacimento in questi granai letterari, e quindi (non faceva-ndr) che leggere. Alessandro, lo Zar che aveva preceduto Nicola, viene ricordato come mite e moderato, come colui che non aveva mai ordinato alcuna deportazione, se si eccettua quella del poeta nazionale Aleksandr Sergeevič Puškin per i suoi versi.
Monastero Tver
Se si vuol fare – scrive Herzen – una descrizione completa della vita russa in quell’epoca, non è forse superfluo dire qualche parola su ciò che ricevevano i dvorovyje. I servi della gleba all’epoca in cui Herzen scriveva le sue pagine, ricevevano pochi rubli al mese in banconote. Erano di proprietà dei Signori, i quali potevano decidere se affrancarli o no. Herzen racconta di come in passato esistesse ancora in Russia – mentre in Turchia esisteva tuttora – un affetto patriarcale, dinastico, tra proprietari e dvorovyje. Ma all’epoca in cui scriveva il nostro Autore, il servo non era più fedele, né aveva soggezione del suo padrone. Se vi si sottoponeva, era solo per pigrizia, o incapacità di difendersi. il loro candore, fu il sentimento che conquistò l’animo sensibile di Herzen bambino. In Russia, in genere i bambini si affezionavano alle persone di servizio, anche se i genitori proibivano che i figli facessero amicizia con la servitù. Ma Herzen non obbediva, perché nella stanza delle cameriere ci si divertiva molto più che in salotto, dove invece regnava la noia. Herzen afferma che: Nell’anticamera i bambini imparano, è vero, delle espressioni grossolane e delle brutte maniere, ma in salotto imparano grossolani pensieri e brutti sentimenti. Ovvero, i sentimenti grossolani di chi detiene il potere, di chi dispone della vita altrui a proprio piacimento, la prepotenza della classe abbiente.  

 

Dipinto di Andrey Popov

 

Sull’annoso problema della corruzione, l’Autore afferma che in Russia questo comportamento era molto diffuso, ma non profondo, piuttosto, era chiassoso, grossolano, scarmigliato e spudorato. Sconcio. Selvaggio. E aveva legami con la degenerazione morale della servitù, che si palesava col fatto di non ribellarsi mai e di non opporsi alle angherie dei padroni. Herzen, dopo il ’48, non amava lusingare demagogicamente il popolo, ma nemmeno calunniarlo aristocraticamente. Noi assai di rado siamo effettivamente migliori della plebaglia, però nell’esprimerci usiamo termini più miti, e siamo più abili nel celare il nostro egoismo e le passioni. I nostri desideri sono meno grossolani e meno evidenti semplicemente perché è più agevole soddisfarli, e perché siamo abituati a non frenarli, siamo, insomma, più ricchi, più sazi e di conseguenza più esigenti.
La potenza del pensiero di Herzen, è quella dello scrittore storico, che attinge la propria fantasia in un sostrato oggettivo e vissuto.
La sua forza principale non consiste nella creazione o nell’arte, bensì nel pensiero profondamente vissuto e profondamente consapevole e sviluppato (Lia Wainstein).

 

 

La campagna di Russia fu l’invasione francese dell’Impero russo nel 1812, terminata con una disastrosa sconfitta e con la distruzione di gran parte delle truppe francesi e dei contingenti stranieri. La campagna segnò il punto di svolta della carriera di Napoleone Bonaparte e delle Guerre napoleoniche.Tale avvenimento ha ispirato profondamente anche la letteratura russa, e ne fa fede – tra tutti – il più noto esempio, costituito dal celebre romanzo di Lev TolstojGuerra e pace. Oltre alla letteratura russa la campagna di Russia ha ispirato anche il brano Ouverture 1812 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. (Wikipedia) Non dimentichiamo la cultura russa

 

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