PINA VARRIALE I BAMBINI INVISIBILI e il popolo zingaro
Rom Flag of the Romani people.svg
Invisibili sono tutti coloro che – soprattutto i bambini – sono diversi, in qualche modo marchiati da una tara. La tara della povertà, la tara della salute mentale, la tara dell’istruzione, della razza, potremmo anche dire della fede politica (in regimi totalitari). La diversità – in tutte le sue accezioni – diviene invisibile, nel momento in cui la maggioranza decreta una sua indesiderabilità sociale, che sancisce un guardare dalla parte opposta, un cancellare – volontario – del diverso dal proprio campo visivo. O, al contrario, una attenzione selettiva al diverso, qualora egli “invada” gli spazi della maggioranza. I Rom, invisibili per strada, diventano molto visibili, guarda caso, nei negozi, dai quali vengono immancabilmente scacciati in malomodo, malgrado anch’essi abbiano diritto ad accedervi, in quanto i negozi sono spazi pubblici. Ma ci sono spazi pubblici in cui i Rom non possono transitare, perché – uscendo dalla invisibilità dei marciapiedi – passano alla troppa visibilità all’interno di spazi in cui la loro presenza è sospetta. Così, con parole più semplici e incantevoli, ci racconta Sevla, la giovanissima eroina Rom del romanzo di Pina Varriale “I bambini invisibili”.
Con l’innocenza dell’infanzia, l’innocenza di chi sa e può dire la verità, in quanto verrà perdonato per la sua “incoscienza” dagli adulti ipocriti e incancreniti dalla vita, con l’innocenza del bambino doppiamente svantaggiato, in quanto bambino e in quanto bambino appartenente al popolo zingaro, ai Rom, Sevla (anagramma di “svela”, dal verbo svelare) ci svela appunto i segreti della vita nei campi Rom, le millenarie tradizioni della sua gente che parla il Romanes, che cambia i nomi ai bambini malati, così da disorientare la Morte, chiamata O’Meribbé, che, venendo a cercarli, non riuscirà a trovarli e a portarli con sé. Sevla-svela appartiene a un popolo che potrebbe essere considerato anch’esso bambino, così antico da essere quasi l’infanzia di noi occidentali. Infanzia – dunque – nell’infanzia, una doppia verità, una doppia incoscienza, che a leggerla in queste pagine a volte può disorientare noi gagé, così integrati in duemila anni di pensiero tecnologico e produttivo, un pensiero che ai Rom non appartiene, e mai apparterrà. Per questo mi resta difficile pensare a una possibile integrazione tra noi gagé e i Rom, ma auspico quanto meno una felice, futuribile, arricchente convivenza in spazi contigui, rispettosi gli uni degli altri. Basta coi pogrom, basta con l’intolleranza xenofoba. Le leggende intollerabili sui rom che uccidono e rubano i bambini devono essere sfatate. Sfatiamo il pericolo di nuove leggi razziali. E riassumiamo con orgoglio sulle Nostre spalle il bello dell’essere italiani, un popolo pacifico, che aborre la guerra e la violenza.
Il Battello a Vapore, 2008
©, 2009
questa pagina contiene alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito.
Please follow and like us:

Leggi o lascia un commento (i commenti potrebbero contenere alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito)

Commenta
Inserisci il tuo nome