Oltre il Vuoto Coercizione Esistenza Nichilista e Ribellione Hipster

In un certo senso, niente ha più veramente senso. Cosa ci trattiene sulla retta via, a tener stretta la barra del timone, a non deviare verso strade poco lecite e di nichilistico godimento insano? Cosa ci dà la pazienza e la tenacia di essere sempre noi stessi, pur in un mondo devastato dal qualunquismo, dall’imitazione, dall’improvvisazione, dalla totale mancanza di competenza in tutti i campi? Cosa ci rende così puri e tuttavia partecipi del mondo, capaci di osservare senza sporcarci? Non c’è una risposta, e se c’è, la si deve ricercare nel concetto di cultura, quel concetto che Matthew Arnold, nel 1869, aveva portato ad esempio quale antidoto alla barbarie, tramite il suo apporto di bellezza e di grazia. Certi libri più nessuno li legge, e Matthew Arnold, morto due volte, ormai non è più contemplato nemmeno nei cataloghi librari. Fortunato chi, come me, ne ha una copia acquistata a suo tempo, quando le librerie non erano ancora supermercati del nulla e del superfluo, ma veri luoghi spirituali. Chiusa parentesi.

Viviamo dominati dall’assurdo, in una dimensione in cui tutto è lecito. Ci siamo liberati di Dio della religione e della morale, recidendo quei vincoli che non tanto legavano, quanto sorreggevano: e ora siamo rimessi a noi stessi, schiavi di noi stessi, sconfitti sotto il peso della Nostra stessa libertà.

Gran parte della popolazione occidentale percepisce come naturale l’idea che l’esistenza sia priva di un significato autentico e non debba essere guidata da alcun principio superiore. Di conseguenza, molte persone si adattano a vivere in modo tollerabile, cercando di rendere l’esperienza meno sgradevole possibile. Tuttavia, questo atteggiamento inevitabilmente porta a una vita interiore sempre più limitata, informe, labile e difficile da definire, con una crescente dissoluzione di ogni direzione, qualità e carattere.

In aggiunta, si sviluppa una tendenza verso un ricorso a droghe, psicofarmaci, sesso e alcool come forme di compensazione, spesso percepite dagli utilizzatori come semplici surrogati, cui inevitabilmente dover ricorrere (ne vien così un senso di IMPOTENZA, fisica e mentale). Quando questa sensazione si manifesta, la facciata di normalità inizia a vacillare, la coesione sociale si sgretola e la dissoluzione dei valori viene seguita dalla denuncia di tutto ciò che viene utilizzato per colmare il vuoto di significato di una vita abbandonata a se stessa. Emergono così temi esistenziali come l’angoscia, il disgusto, la devianza, la dipendenza da droghe e il crimine. Uno dei grandi temi odierni, è la violenza e la coercizione fisica e morale, che in assoluto sono forme di deformazione diffuse su larga scala dalla pornografia.

La coercizione è il fenomeno in cui un individuo o un gruppo esercita un potere o un controllo su un altro, limitando la sua libertà e autodeterminazione. Nel contesto della pornografia, la coercizione può manifestarsi attraverso rappresentazioni visive e narrative che promuovono dinamiche di potere sbilanciate e comportamenti dannosi. Questo fenomeno può essere esteso ad affrontare questioni più ampie e urgenti, come quelle legate alle baby gang e alle periferie urbane.

Nel contesto delle baby gang e delle periferie urbane, la coercizione può assumere molteplici forme, tra cui pressioni sociali, violenza fisica o psicologica, e limitazioni nelle opportunità di sviluppo personale. L’interconnessione di questi temi riflette la complessità delle dinamiche sociali contemporanee, evidenziando come la coercizione possa manifestarsi in modi diversi a livello individuale e collettivo.

La presenza di dinamiche coercitive nelle rappresentazioni visive, nelle narrazioni pornografiche e nelle situazioni legate alle baby gang e alle periferie urbane sottolinea la necessità di affrontare in modo globale il problema della coercizione. Questo coinvolge la promozione di una cultura che valorizzi il rispetto reciproco, l’uguaglianza e la libertà individuale, contribuendo così a contrastare le influenze negative che alimentano dinamiche coercitive in diversi contesti sociali.

La violenza gratuita e la mancanza di senso hanno spesso guidato le azioni dei giovani ribelli fin dal secolo scorso, con un notevole esempio che emerse negli Stati Uniti con il fenomeno degli Hipsters. Nel contesto dell’hipsterismo, l’utilizzo di elementi come alcool, sesso, musica ritmata, velocità, droghe e azioni che sfiorano il crimine, ispirate dalle proposte di André Breton e del Movimento Surrealista, rappresentano mezzi attraverso i quali i giovani cercano di affrontare il vuoto dell’esistenza in modo estremo e sensazionale.

Il movimento Hipster, nato nel secolo scorso, ha visto i giovani ribelli adottare atteggiamenti provocatori e indulgere in comportamenti trasgressivi come forma di resistenza contro le convenzioni sociali e la monotonia della vita quotidiana. L’uso di sostanze, la ricerca dell’estasi attraverso la musica e la sperimentazione con azioni al limite della legalità sono diventati modi per contrastare la mancanza di significato percepita nell’esistenza.

Parallelamente, la scelta di adottare elementi surrealisti ed estremi, riflette la volontà di sfidare la realtà stabilita, dando vita a un’esperienza esasperata che sottolinea il vuoto esistenziale. La ricerca di sensazioni forti e l’adozione di comportamenti al limite diventano così una sorta di ribellione contro una realtà considerata alienante e priva di significato.

In definitiva, il fenomeno Hipster rappresenta un esempio di come la violenza, la mancanza di senso e l’estremizzazione delle esperienze possano fungere da risposta alla percezione di un vuoto esistenziale, con giovani ribelli che cercano, attraverso mezzi audaci, di attribuire un significato personale a un mondo che sembra privo di direzione e significato.

Se la società si dovesse misurare dalla coscienza infelice che hanno gli individui che la riproducono, la rivoluzione sarebbe all’ordine del giorno.

hipster jack kerouac
Jack Kerouac – I sotterranei
©, 2023

in preparazione corollario sulla Beat Generation

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