Sogno e realtà in Arthur Schnitzler

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Sogno e realtà in Arthur Schnitzler
Arthur Schnitzler (Vienna, 15 maggio 1862 – Vienna, 21 ottobre 1931) è stato uno scrittore, drammaturgo e medico austriaco. È conosciuto soprattutto per aver messo a punto un artificio narrativo conosciuto come monologo interiore al quale fece spesso ricorso nelle sue opere per descrivere lo svolgersi dei pensieri dei suoi personaggi. La grande notorietà e il successo che lo accompagnarono in vita provocarono un interesse per lui e la sua opera da parte del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, il quale lo considerava un po' una specie di suo "doppio". Questo fatto gli provocava un misto di attrazione e timore. (Wikipedia)
Sogno e realtà in Arthur Schnitzler
Sogno e realtà in Arthur Schnitzler è un titolo che rimanda alla frattura che si può generare nella nevrosi tra dato reale e dato fantasmatico. Il medio conscio come dimensione onirica fantastica, nel quale la realtà è sfumata e l’agire non pienamente consapevole. L’ingigantimento della traccia di memoria è sovente un tratto della deformazione nevrotica, del sogno, come nel romanzo Doppio Sogno. Ne sono protagonisti due coniugi borghesi, quelli che oggi potrebbero essere considerati scambisti. I loro sogni si intrecciano in un thriller che mette in scena il desiderio, la possibilità e l’agire concreto. La scena del sacrificio è più immaginata che realmente vissuta. Tutto il romanzo si svolge in un clima perturbante, nel quale la realtà arretra in una quinta lontana e indefinita, lasciando in primo piano solo schegge di incubo. Schnitzler è stato un maestro assoluto nel descrivere gli stati alterati della mente, o gli stati onirici come simbolizzazione narrativa.
Morire, romanzo d’esordio di Arthur Schnitzler, pubblicato nel 1894, pochi anni prima dell’Interpretazione dei sogni di Freud, ha la stessa linearità di un diario clinico. Sembra semplice e lineare.
Non facciamoci però illudere dalle apparenze. Schnitzler è il mago degli specchi e degli sdoppiamenti. Lo stesso Freud si era dichiarato sorpreso di come il romanziere sapesse penetrare i misteri insondabili della psiche umana. Il delirio è sempre sottotraccia nei suoi scritti. Manie di persecuzione e ossessioni.
Sono protagonisti due figure di amanti e due medici: il medico Bernard che diagnostica allo scrittore Felix la malattia che gli lascerà al massimo un anno di vita; Marie, l’amante che giura a Felix di non poter vivere senza di lui e di volerlo seguire nella morte; il medico Alfred, che conforta entrambi, e sarà a fianco di Marie quando lei sfuggirà alla morsa dell’amico che vorrebbe trascinarla con sé nel momento della fine.
Semplicità della fabula, che però ha al suo interno come motore drammatico una diagnosi clinica che scatena un gioco di pulsioni incrociate e una successione di eventi imprevedibili. Effetto domino nella mente degli attori in scena.
Le azioni interiori sono inesorabili nella progressione psicologica. La fuga di Marie è il trionfo dell’istinto di vita, ma anche esempio di una complicità involontaria e fatale tra coloro che sono destinati a sopravvivere. Il morente mette in atto strategie per accettare e sublimare il processo di appressamento alla morte. Il viaggio nel Sud come discesa agli inferi, anticipazione del più celebre racconto di Thomas Mann Morte a Venezia.
Ma Schnitzler, medico e scrittore, era anche molto attento alle sottili sfumature dell’erotismo. Si percepisce la rete delle simulazioni incrociate. In un inseguirsi della pulsione erotica e della pulsione di morte. In una vacillante separazione tra verità e menzogna, nella difficoltà della parola scientifica di definire sul piano medico il dissolversi della coscienza.

©, 2022

 

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