Irwin Shaw scommessa sul fantino morto

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Irwin Shaw, pseudonimo di Irwin Gilbert Shamforoff (Bronx, 27 febbraio 1913 – Davos, 16 maggio 1984), è stato uno scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense. Shaw prese parte alla seconda guerra mondiale e nelle opere teatrali, fra cui la sua prima commedia Seppellire i morti (Bury the Dead, 1936) e nei romanzi, fra cui I giovani leoni (The Young Lions) l'autore condannò la guerra e la società borghese americana con toni efficaci e vigorosi, benché non privi di una certa retorica. Nel 1948 vinse il premio O. Henry per il racconto Walking Wounded che era stato pubblicato su The New Yorker. Con il successo, il suo talento di costruttore di trame ingegnose divenne sempre più evidente, come dimostra Povero ricco, popolare anche nella versione tv, seguito poi da Mendicante ladro, entrambi basati sull'american dream. Nel 1963 produsse anche un film, Amore alla francese (In the French Style) di Robert Parrish. (Wikipedia)

Irwin Shaw Scommessa sul fantino morto

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La nausea, di Jean-Paul Sartre, è uno degli scritti chiave per comprendere la temperie culturale e spirituale del novecento europeo. Un’opera in forma di diario, che disvela, attraverso una escalation di eventi, agli occhi del protagonista Antoine Roquentin, l’assoluta gratuità ed infondatezza dell’esistenza umana, una presa di coscienza questa che culmina in un profondo disgusto, nausea.
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Verlaine, Sartre, Cocteau, Picasso, Hemingway. In alcuni locali – come café de Flore – accettavano, dagli artisti più conosciuti, addirittura di essere pagati con dipinti ed altre opere.
Le Café de Flore
http://cafedeflore.fr
172, boulevard Saint-Germain – 75006 Paris (Metro: Saint-Germain-des-Prés)
Il leggendario “café” nel quartiere di a Saint-Germain-des-Prés ha accolto nel corso del ‘900 alcuni tra i più importanti nomi della letteratura mondiale.
Tra tanti altri, il cui elenco sarebbe lungo, che circolavano come “veri cittadini di Saint-Germain-des-Pré” menziono i fratelli: Jacques-Laurent e Pierre Bost, il primo romanziere (“Le dernier des Métiers”, pubblicato dal solito Gallimard il cui direttore era Albert Camus), nonché sceneggiatore e traduttore; il secondo dei fratelli, Pierre Bost, romanziere e narratore di gran classe. Basterebbe ricordare qui che fu lui a fare accettare “La Nausée” a Gaston Gallimard. Anche la sua opera teatrale (“L’imbécile”) fu rappresentata al “Vieux-Colombier” nel 1923. Frequentò tutti i locali dell’epoca e scrisse anche un articolo sul “Lipp, i Deux Magots e il Café de Flore”.
http://www.literary.it/dati/literary/g/giunta_fra_a/intellettuali_scrittori_ed_artisti.html
Jean-Paul Sartre - La Nausée
Jean-Paul Sartre – La Nausée

La scommessa su un fantino morto, irwin shaw scommessa sul fantino mortoall’Ippodromo di Auteuil, fa da presagio a una rinuncia – per un ex aviatore americano, reduce della Seconda Guerra Mondiale, che vive di espedienti fra bar whisky bevuti al mattino e roteanti amicizie, vitalistici giri in taxi e giornate piovose che bagnano le scarpe – la rinuncia a un mucchio di soldi.

 

Sarà stata solo la superstizione a far naufragare in una notte fredda e ventosa l’opportunità di guadagnare 25 mila dollari (siamo nel 1946) a un americano abbordato da un esangue e incolore tizio elegante dai modi gentili, forse medio orientale, certo Smith, che – oltre a fargli delle soffiate vincenti all’ippodromo – gli propone di trasportare una cassetta di metallo, a bordo di un aereo fornito da una banda di egiziani, dal deserto africano alle coste francesi, il tutto segretamente e illegalmente? Cosa si nasconde dietro questa proposta? Perché viene scelto proprio lui?

Seguiamo il protagonista di Scommessa sul fantino morto, fra i bar e i marciapiedi parigini, nel 1946, all’ombra di un altro scrittore, che forse Irwin Shaw conosceva: Jean-Paul Sartre,

e scopriamo la versione americana della Nausea, o Nausée, per farci un’idea di come fosse un certo clima culturale post bellico, intriso di fumo alcool pochi soldi avventura, una temperie di atmosfere vivide e ceree, come le albe nordiche, come le facce dei fantini che corrono senza gloria, che cadono e muoiono, o come le facce dei portieri di giorno di quegli alberghetti a ore, stanze dove le vite dei reduci di guerra si consumano in una fuga di giorni umidi e affannosi, nel disincanto e nei preparativi per tornare a una vita vera, al vero impegno dopo aver sostato a lungo in una sia pur comoda sala d’aspetto.

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