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La donna araba un’analisi di Rita El Khayat

La donna araba un’analisi di Rita El Khayat
Le prospettive storica, antropologica e psicanalitica si intrecciano magistralmente nel libro di Rita El Khayat. “Le figlie di Sherazade” è uno studio approfondito e multidisciplinare sul complesso mondo della donna araba dalle origini ai giorni nostri.
Un libro riscritto quasi integralmente dall’autrice, rispetto ad una precedente edizione, per rimediare a quel cieco oscurantismo che ha coperto le donne arabe con veli pesanti. Non solo metaforici, e che le ha rese vittime di drastiche trasformazioni.
Intellettualmente deboli perché poco istruite e “dominate dalla notte dei tempi”. Le donne arabe sono al centro dell’indagine di Rita El Khayat. Il libro pone un quesito fondamentale: “pochi libri prendono in considerazione il problema della donna araba in quanto tale, estremamente importante, senza che sia mescolato con altre prospettive. Da circa 40 anni, sono stati pubblicati numerosi lavori, senza porre davvero la domanda: cos’è una donna araba?”.
La donna araba è percepita come un personaggio velato. E’ dipinta come una beduina che va a raccogliere l’acqua nel deserto. O come una donna dai grandi occhi neri e coi capelli corvini. Oppure una “cortigiana o una sguattera”, a seconda dell’ottica che la analizza. Essa manca ancora di autonomia e di autoanalisi, deve ancora arrivare a se stessa.  Ossatura di un mondo che ha attraversato un lento declino, impaurita dal mondo esterno e mai raccontata dalla letteratura e dalla storia, la donna araba vive un tempo eterno che la vorrebbe immobile e inerte, prigioniera dell’unico ruolo ad essa riconosciuto, perché utile nell’architettura familiare e sociologica della società araba, e da essa stessa impugnato come recriminazione contro il potere maschile: quello di madre.
Con un’approfondita analisi Rita El Khayat ci racconta di donne di potere, regine, sacerdotesse, guerriere: Balquiss, la regina di Saba, Elissa, che fondò Cartagine, Zenobia, regina zabatea, Kahena, regina simbolo del Maghreb, per mostrarci che la condizione della donna araba non è sempre stata la stessa. “Prima dell’epoca del profeta Maometto, le donne potevano scegliere liberamente il proprio marito, e anche avere più mariti, se lo desideravano.”
Pagina dopo pagina prendono corpo concetti come la matrilinearità e la patrilinearità, il matrimonio poligamico, il concubinato e la clausura, il passaggio dal sistema tribale a quello dei gruppi familiari, il controllo della verginità e il fenomeno delle donne di piacere, la schiavitù femminile, il matrimonio come fatto religioso e destino di ogni donna.
“Si deve forse pensare che l’evoluzione globalizzante dei sistemi mondiali trasformerà radicalmente la condizione di e il ruolo di tutte le donne e della donna araba in particolare? Può la società araba tollerare tali evoluzioni, se queste la minacciano di esplodere?”
La serie di interrogativi che nascono dopo la lettura non trova subito risposta.  Il connubio tradizione/modernità e il complesso svolgersi del ruolo della donna araba attraverso il tempo dovranno essere oggetto di studi approfonditi da parte di etnologi e antropologi, tenuti ad esaminare la particolarità di un fenomeno anomalo che ha visto “rinchiudere la metà della popolazione araba per secoli”. In un mondo disomogeneo per molti motivi, unito da lingua e religione, le donne arabe sono state diseredate a favore dei componenti maschili della famiglia, impoverite, ridotte allo stato di mercanzia, indebolite socialmente e represse nella loro libertà (?) d’espressione.
“Se le donne avessero il tempo di investire su sé stesse e sulle loro idee, potrebbero cambiare il mondo”. “Il futuro ci spinge inesorabilmente verso la trasformazione delle società rimaste consegnate al patriarcato e alle ingiustizie che questo genera, privilegiando l’uomo rispetto alla donna. La prova lampante che le donne arabe sono le più represse del mondo; c’è molto da fare per trasformare società arcaiche in nazioni forti e rispettate nel mondo. Il mondo si farà con le donne o non si farà”.
Forse l’auspicio per una nuova primavera araba, stavolta tutta al femminile.
©, 2020
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