extreme drift – ghiaccio 6

0

http://www.serafinomoretti.it/pagina_corso.asp?ide=13&attivita=6

 

extreme drift – ghiaccio 6

 

Le infinite possibilità si dispiegavano nella sua mente con la potenza di una miriade di ruscelli che scintillavano verso le pianure, scendendo dalla alte vette innevate e andando ad ingrossare possenti fiumi destinati al mare. Ogni rivolo, ogni pensiero, ogni farfalla di cristallo scintillante come petalo di neve Rosa e Ambra, era una Possibilità, che sarebbe restata inevasa quella notte, per sempre, per l’Eternità, bloccata in lui, nella sua Mente, che subiva gli effetti di una paralisi tossica, che agiva sulla Volontà.

Da qualche parte, abitava una principessa indiana, amante degli animali, teneva un picchio in camera da letto. Di tanto in tanto lo faceva svolazzare fra le pareti di casa. Abitava a China Town sopra un negozio di chincaglierie plastificate ma non amava la tecnologia, per lei l’amore doveva essere libero e puro. Guardava ancora in faccia le persone, e quando il picchio volava per casa, si sentiva felice.

Corrado l’aveva conosciuta e amata, e lei gli aveva chiesto di scalare un montagna, per lei.

Avrebbe dovuto portarle in regalo un sassolino preso in vetta. O non avrebbero mai più fatto l’amore insieme.

Corrado stava pensando di andare a recuperare un sassolino ai Giardini Pubblici, e di darglielo in dono. Per evitare i rischi e le fatiche della scalata, lei tanto non se ne sarebbe accorta. Ma poi, pensò che sarebbe stata un’atroce bugia.

La principessa lo stava intrattenendo con una storiella presa da un libro di saghe islandesi:

Torstein Torskabit divenne l’uomo più munifico; aveva sempre con sé sessanta liberti; era un uomo molto ben provvisto e andava molto spesso a pescare. Fece erigere la sua dimora dapprima a Helgafell, e vi abitò, lì c’era il tempio più ampio dell’epoca. Costruì pure una casa in quel promontorio, accanto al luogo in cui prima si riuniva l’assemblea; fece abbellire molto quell’abitazione e poi la diede a Torstein Surt, suo parente; questi vi abitò in seguito, ed era un uomo molto accorto. Torstein Torskabit ebbe un figlio, che fu chiamato Börk Digri. Nell’estate, in cui Torstein compiva venticinque anni, Tora gli generò un figlio, che fu chiamato Grim, quando fu asperso con l’acqua.

La principessa mise da parte il libro di saghe islandesi, e disse:

«Questi nomi mi hanno fatto venire voglia di andare a comprare un abat-jour e un cuscino all’Ikea…»

«Ci andiamo quando sono tornato dalla montagna…»

«Posso comprare un mobiletto, in cui custodire la pietra che sarà il simbolo del nostro amore…»

«…vabè…»

Era venuto il momento di partire per la montagna.

 

 

 

Cinisello Balsamo. Viale Fulvio Testi presentava tre corsie che puntavano dritte verso le montagne che, sotto una striscia di cielo limpido sormontata da una cupa coltre di nubi nerastre, spiccavano in un campo di luce coi loro coni imbiancati e arrossati dal tramonto. Tra due schiere di case popolari alte una decina di piani – poste come due barriere coralline che separavano la città da quella immensa laguna interna e popolosa che era Cinisello con le sue propaggini suburbiali della Taccona e di San Fruttuoso, fatta di brughiere infinite di sterpaglie e rottami, capannoni industriali in parte dismessi, parcheggi di immensi centri commerciali che indicavano la propria presenza con agghiaccianti insegne al neon algide e brillanti, villette e roulotte ammassate in spiazzi avulsi dal resto, circondati da snodi tangenziali e cavalcavia semi lunari – le montagne lanciavano a Corrado il loro richiamo di sempre.

Longoni Sport era ancora aperto per il Black Friday, e Corrado vi fece una tappa per andare a comprare una corda da alpinismo. Già che c’era, avrebbe preso anche un sacco a pelo, il suo l’aveva regalato trent’anni prima a una ragazza, che doveva fare un week end invernale in barca a vela, era stato un regalo veramente incauto.

«Con l’incremento dei mezzi tecnici si è creduto di progredire, ma in realtà non si è fatto che regredire sul piano umano. A poco a poco si è creata l’illusione di poter salire ovunque, si è creduto ingenuamente di poter aprire il territorio alpinistico a chiunque, usufruendo dei mezzi aggiornatissimi che la tecnica ci ha messo a disposizione. La stessa illusione amarissima la sta vivendo la società occidentale, la quale, credendo assai presuntuosamente di assoggettare la natura ai propri voleri, sta assistendo impotente alla distruzione del pianeta.»

(Giampiero Motti, Rivista Fila, 2-1976).

Corrado, nel vedere tutti quei ritrovati della nuova tecnologia alpinistica, a prezzi di ribasso, destinati alle nuove masse appassionate di outdoor e sport estremi, ebbe un principio di vomito.

Pagò quello che doveva pagare alla cassa, dietro a un tizio che aveva appena acquistato moschettoni dadi e rinvii, e uscì da quel luogo infernale.

Sperava di non trovare il cartellino del Black Friday anche all’ingresso del Rifugio…

@@@

La neve inizia ad una quota che l’altimetro gli dà di circa 2400 metri. E’ dura e i ramponi la addentano bene. Il pendio è ampio, sferzato da un vento gelido, e si fa man mano sempre più ripido. Poi, ecco una conca, che immette in una goulotte completamente corazzata di ghiaccio vivo.

La inizia a salire, sino a guadagnare un gendarme roccioso, quindi, il corpo principale della montagna, per poi puntare verso una strettoia sull’estremità del canale.

Non si trovava propriamente su una parete rocciosa, ma su un pendio ripidissimo di erba mista a roccia, di un colore bruno rossastro. Alle sue spalle, sprofondata a una grande distanza resa vicina dalla trasparenza dell’aria, la Pianura che conduceva verso Milano. Una rampa conduce in vetta. Il tratto è di facile misto, la neve si fa meno dura, e i numerosi passaggi dei molti alpinisti domenicali hanno creato una serie di gradini, che aiutano nella salita. La vetta lo accoglie con un gruppo di alpinisti che si stanno scattando dei selfies brandendo in aria le piccozze come degli imbecilli.

Scendendo lungo il sentiero, incrociava gente che saliva armata di corde e ferraglie, lui salutava, come si faceva trent’anni fa, ma nessuno ricambiava il suo saluto, solo i cani facevano un leggero guaito in riposta. Alpinisti domenicali… si diceva…

In vetta c’era troppa neve, per trovare il sassolino che aveva promesso alla principessa. Ne trovò uno, bello, con le venature di quarzo, accanto al ruscello in parte ghiacciato, in cui si fermò a bere.

 

©, 2019

 

questa pagina contiene alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito.

Please follow and like us:
error0

Leggi o lascia un commento (i commenti potrebbero contenere alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito)

Commenta
Inserisci il tuo nome