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Spettri e malessere in un Mondo Abbandonato

Spettri e malessere in un Mondo Abbandonato
In un oscuro crepuscolo, osservo i segni indelebili di una società in rovina, una società che si contorce nel dolore di un malessere profondo, un malessere generato dall’alto, dalle spire corrotte di una classe politica senza scrupoli. Le fondamenta etiche sono ormai frantumate, e il cittadino, abbandonato a se stesso, vaga senza guida, privo di regole, come un bambino sperduto in un mondo caotico.
Le strade, una volta luoghi di ordine e disciplina, sono diventate l’arena di una battaglia selvaggia. Le porte degli autobus, destinate a chi dovrebbe scendere, vengono invase da una folla senza rispetto, una massa di individui incapaci di autoregolarsi. Pedoni attraversano le strade come fantasmi senza padroni, ignari del semaforo rosso che grida di fermarsi. Gli automobilisti, schiavi della fretta e dell’egoismo, sfidano la morte stessa accelerando verso pedoni indifesi, mentre conducenti di mezzi pubblici, immersi nei loro affari privati, mettono a repentaglio la vita dei passeggeri.
Questo deterioramento non è improvviso, ma è maturato nel buio, alimentato da mesi di decadenza accelerata. Mi chiedo quale sia l’origine di questo strano fenomeno, come il cittadino, incapace di rispettare regole di convivenza così elementari, possa affrontare le sfide macroscopiche imposte dalla società e dallo Stato. In una nazione in cui le regole della civiltà sono calpestate dalla fretta e dall’individualismo accecante, posso ancora definirla civile? Un Paese che ha dato i natali a menti illuminate come Leonardo, Dante e Galileo Galilei, sembra essersi trasformato in un incubo apocalittico.
Il concetto stesso di “persona” è svanito, sostituito dalla fredda definizione di “consumatore”, un termine gettato a caso da politici senza scrupoli. La persona è diventata un mero strumento per ottenere voti, privata della sua umanità e del suo valore etico. In questo vuoto, non trovando umanità dentro di noi, diventiamo ciechi agli altri. Trattiamo il prossimo non come individui degni di rispetto, ma come ostacoli sulla nostra strada verso un successo egoistico, chiusi nella nostra corsa sfrenata verso un ideale di successo individuale, indifferenti a tutto ciò che non contribuisce al nostro traguardo personale. La nostra umanità è persa, e con essa, la capacità di vedere l’umanità negli altri. Siamo diventati spettri in un mondo che abbiamo contribuito a ridurre in rovina.
©, 2008
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