PHILIP K. DICK CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA

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PHILIP K DICK CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA 
Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La sua fama, in vita esclusivamente noto nell'ambito della fantascienza, crebbe notevolmente presso la critica ed il grande pubblico dopo la sua morte, in Patria così come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto, anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982, liberamente tratto dal suo romanzo Il cacciatore di androidi), venendo dunque ampiamente rivalutato come un importante autore postmoderno, precursore della corrente artistico-letteraria dell'avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. (Wikipedia)

PHILIP K DICK CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA 

In questo romanzo alquanto strambo Philip K. Dick ci descrive un tenero, e al tempo stesso alienante, quadretto famigliare, dove la matrice autobiografica sembra guidare la penna dell’Autore. La Contea di Marin (CA) si affaccia sulla baia di San Francisco,

Marin County

 

ed è uno fra i luoghi più belli e selvaggi della California, dove si è col tempo creata una comunità di ricchi imprenditori e manager del campo immobiliare, dediti alle festicciole col barbecue, all’acquisto di macchine costose, e di villini lussuosi dove vivere con le loro mogliettine stile Doris Day, dedite a passatempi colti, attività filantropiche e trisettimanali visite dal proprio psicoanalista, se non dal giovane amante di turno.

Il quadro in cui la storia si inserisce è questo, ovvero, un territorio da sogno abitato da gente ricca e un po’ annoiata, oltre che grezza e ignorante, che non sa come spendere tutti i propri soldi, e allora inizia a coltivare nevrosi, paranoie, istinti omicidi, tanto per condire coi soliti ingredienti noir-cinematografici un american dream giunto al suo nefasto capolinea sulle più remote propaggini di una west-coast idilliaca, lontana anni luce dai miasmi proletari e promiscui di una megalopoli come Los Angeles, molto più a Sud come latitudine, ma anche come stile di vita. Se Bukowski non avrebbe mai potuto ambientare una delle sue storie di ordinaria follia a Marin, Dick non trova in Los Angeles

San Pedro pacific ocean coastline aerial in Los Angeles, California.

PHILIP K DICK CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA romanzo Fanucci 2007

 

quell’ordine borghese e pacioso, se non piatto, di vite decorose e normali, che a un tratto si diverte a stravolgere e sovvertire con improvvise ondate di follia paranoide. L’America qui narrata è quella squallida degli anni’50, e il romanzo in questione si situa in una fase creativa di Dick in cui egli desidererebbe abbandonare la fantascienza. Nasce, dalla convergenza di queste due problematiche, un tessuto narrativo tutto particolare, un’estetica del basso profilo, ovvero, della merda, quale elemento che potrebbe rigenerare le sorti dell’arte americana, e dell’artista Jack Isidore, protagonista della vicenda, un marginale, un deficiente che indaga i fenomeni naturali con spirito empirico, avendo come modello di studio la raccolta di “insoliti fatti scientifici”. Parodia della scienza – che Dick vorrebbe tradire –  e della società americana, in bilico tra cielo e inferno, impantanata in una quotidianità grigia e monotona, senza prospettive al di là dello shopping serale o di qualche travolgente avventura extraconiugale. C’è molta tragedia in queste pagine, ma descritta con la tecnica della farsa grottesca. In fondo, ciò che differenzia tragedia e farsa è solo una questione di stile, di accenti, e Dick, da grande scrittore quale è, sa mettere sempre gli accenti al posto giusto. PHILIP K DICK CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA 

  

©, 2007

 

PHILIP K DICK CONFESSIONI DI UN ARTISTA DI MERDA romanzo Fanucci 2007

 

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