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La terapia centrata sul cliente Carl Rogers

La terapia centrata sul cliente Carl Rogers – La terapia centrata sul cliente [1]
Sono recenti gli sviluppi della terapia centrata sul cliente. Essa investe molteplici ambiti, e viene applicata nelle più varie attività, come nel campo professionale, nella ricerca e nella formazione. La psicoterapia negli anni ’50 ottiene un rapido sviluppo negli USA, con procedure per aiutare l’uomo moderno a raggiungere la pace mentale, a migliorare le relazioni ed il rapporto con gli ambiti esterni (esosistema). Diversamente, la terapia centrata sul cliente nasce con il contributo freudiano, pur avendo radici nella cultura Americana, quali la terapia di Rank e del gruppo di Philadelphia, con definizioni operazionali, misurazioni oggettive, metodologia scientifica ed ipotesi sottoposte a processi di verifica. Un altro baluardo della terapia centrata sul cliente è la psicologia della Gestalt, basata su osservazioni del comportamento nell’ambito della relazione terapeutica.
La terapia centrata sul cliente non consiste in un approccio direttivo, o statico, secondo modalità rigide, ma consta in un accostamento generale ai problemi che scaturiscono dalle relazioni umane, analizzando il flusso di pensiero in trasformazione, con ipotesi centrali che attribuiscono continuità, in quanto tali ipotesi non sono dogmi, ma risultano controllabili empiricamente con verifiche e confutazioni, aperte al progresso della ricerca.
 
Recenti sviluppi 
Questa terapia innovativa deriva principi e tecniche da Rogers, che, per primo, la adottò negli anni ’40 negli Stati Uniti come counseling non direttivo.
Si raggiungono ulteriori sviluppi in campo pratico e professionale, in quanto la terapia è applicata nei college, negli istituti per reduci di guerra, in cliniche di igiene mentale, in ospedali psichiatrici, nelle scuole, nell’ambito dell’industria. Il counseling viene applicato anche nella terapia del gioco con bambini difficili, con i gruppi, nei corsi universitari, in pratica in tutti i settori che prevedono l’approccio alle relazioni umane. La ricerca è progredita per l’analisi di casi, e per esperimenti su essi, per cui si genera la necessità di unificare le ipotesi teoriche scaturite dall’esperienza prodotta.
La teoria nasce dall’esperienza centrata in relazione alla dinamica dei rapporti umani. La terapia centrata sul cliente non è proprio un metodo o una tecnica, ma una pratica in linea con gli atteggiamenti profondi del terapeuta, che deve aver rispetto e fiducia nelle capacità dell’individuo a orientarsi da solo, e nella potenzialità di gestire in modo costruttivo i problemi della vita. Questa è l’ipotesi fondamentale del terapeuta. La filosofia delle relazioni umane si pone alla base del counseling centrato sul cliente, sottoponibile a verifiche empiriche, vagliando ipotesi per tentativi ed errori, sempre con la fede nelle capacità dell’individuo nell’affrontare i problemi; infatti, il ruolo del terapeuta consta nell’implementazione di questa principale ipotesi di realizzazione effettiva del paziente, suscettibile di continua verifica.
Nel suo vecchio ruolo, il consultore appariva passivo, per cui il cliente era obbligato ad autoorientarsi, ma sentendosi rifiutato, in seguito dell’apparente mancanza di interesse e di coinvolgimento da parte del terapeuta. Il consultore deve chiarire ed oggettivare i sentimenti del cliente.
 
Il nuovo ruolo del consultore 
Il consultore deve adottare lo schema di riferimento del cliente, percependo il mondo nello stesso modo e comunicando comprensione empatica, realizzando un’identificazione empatica, ma a distanza, non esercitando una valutazione, ma tentativi di comprensione in forma ipotetica. E’ indispensabile nutrire fiducia nel cliente per la capacità di cambiare, in modo costruttivo. Il terapeuta deve comprendere il cliente con distacco e distanza, diventando il suo “alter ego”, accettando il paziente incondizionatamente nella relazione terapeutica. Spesso il cliente manifesta dipendenza e resistenza, atteggiamenti di incertezza e paura, in cui la terapia è vissuta come un sostegno e come un’isola di stabilità e sicurezza. Il cliente vive la responsabilità nella relazione terapeutica, perché diviene attivo nel cambiamento del proprio sé, attraverso un processo di ristrutturazione interiore, quando gli elementi negati sono portati in coscienza.
La terapia è un processo di apprendimento in cui si riconoscono nuovi aspetti di sé, nuovi modi di relazione, diversi comportamenti, fattori che sfociano in un cambiamento apprenditivo che si interpone
– dai sintomi al sé;
– dall’ambiente al sé;
– dagli altri al sé.
I risultati raggiunti consistono in una maggiore adeguatezza nell’affrontare la vita, un sicuro e realistico approccio nel valutare i rapporti con
– sé;
– gli altri;
– l’ambiente.
e il cliente ritrova in sé i criteri di valutazione della realtà, raggiungendo una maggior congruenza tra il sé e il sé ideale.
Il cliente non pensa più in termini dualistici, ma di complessità, relativizzando il contesto. Così si ritrova il focus della valutazione in se stessi, tramite l’introiezione delle esperienze.
Con la terapia centrata sul cliente si ottengono cambiamenti nella struttura della personalità:
– una maggiore integrazione delle istanze caratteriali;
– una minore tendenza nevrotica;
– diminuzione del fattore ansiogeno;
– una consapevole accettazione di sé e della propria emotività.
Si sviluppano atteggiamenti più costruttivi e un funzionamento intellettuale più efficiente, con un globale cambiamento nei comportamenti e nelle azioni.
Il cliente diviene più maturo e responsabile, meno difensivo, raggiunge una visione oggettiva di sé, e una maggiore calma interiore.
 
Il rapporto transferale 
Nell’ambito della situazione transferale vengono trasferiti sul terapeuta gli atteggiamenti di un genitore o di un’altra persona cara. Ma nella terapia centrata sul cliente ciò non accade, perché il cliente introietta i sentimenti che trasferisce nel terapeuta. Gli atteggiamenti transferali non sono altro che atteggiamenti emotivi già vissuti in altre relazioni antiche. Il terapeuta tratta questi atteggiamenti come qualsiasi altra emozione, cercando di capire e accettare. Il cliente percepisce che i suoi atteggiamenti derivano da una percezione inappropriata della situazione, quindi lo scopo del terapeuta consta nel fornire condizioni dove il cliente sia in grado di accettare la diagnosi degli aspetti psicogeni del suo disagio.   

[1] Relazione/recensione al testo a cura di L. Lumbelli, Terapia centrata sul cliente, La Nuova Italia – Firenze, 1997

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