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Alfred Adler

IL DISSENSO IN PSICANALISI – I primi dissidenti di Freud

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IL DISSENSO IN PSICANALISI
I primi dissidenti di Freud
 
Adler (1870-1937) dalla piccola borghesia ebraica entra a contatto con Freud. Nel 1910 viene eletto presidente della società psicanalitica internazionale. Nel 1911 dà le dimissioni con pochi membri che lo seguono, e inaugura la società per la libera psicanalisi, entrando in polemica con l’autoritarismo freudiano. Freud lo accusa di non aver saputo ammettere la centralità della libido (energia sessuale) invece dell’aggressività. Adler sostiene che la cura psicanalitica è una necessità, un servizio sociale che deve essere gratuito per i lavoratori, rivolgendosi all’utenza del proletariato, ed escludendo una psicanalisi d’élite. Durante la fine della prima guerra mondiale, la socialdemocrazia è al potere, con il rinnovamento della Scuola, ma nel 1934 viene soppresso il partito socialdemocratico e il nazismo spazza via l’opera di Adler. Gli scritti di Adler testimoniano un clima di impegno in cui sorge la sua psicologia, che dà importanza all’ascesa sociale del proletariato. Il valore del pensiero di Adler consiste nelle problematiche attuali che tratta, più che le spiegazioni teoriche. Infatti nasce una psicologia sociale, grazie alla sociologia e all’antropologia, e la società è vista in chiave darwiniana di selezione naturale, dove il più adatto sopravvive, secondo la teoria dell’inferiorità, per cui il più adatto a sopravvivere non è il più forte, ma il più debole, perché la debolezza contiene la spinta alla superiorità. Nel 1928 la conoscenza dell’uomo dimostra che la psicologia individuale descrive i principi basilari quali l’unità, ogni individuo è un tutto unico, il dinamismo, che prevede la lotta per la superiorità, e il principio vitale, l’influenza cosmica unisce la realizzazione individuale con il senso di appartenenza alla comunità, la spontanea strutturazione delle parti quale unità della personalità legata alla riorganizzazione della vita psichica, e l’azione reazione, ossia il rapporto tra individuo e ambiente. Il nevrotico dimostra un individualismo forte verso le sue mete, disgiunte da scopi collettivi. Importante nella vita è il dinamismo. Infatti, dal traguardo che ci imponiamo nasce l’unità della personalità, nell’organizzazione della psiche e nella determinazione della nostra storia. Nel bambino il futuro costituisce l’obiettivo per riscattare la sua inferiorità e dipendenza, in un obbiettivo inconscio che è fine ultimo e non realtà oggettiva, ma è un artificio per formare un piano di vita nell’inconscio e nell’organizzazione della personalità. La radice della psiche infantile invidia l’adulto in un costante cambiamento di pulsioni che permane in età adulta. Tutti raggiungono il fine dell’elaborazione degli stimoli dell’ambiente, e questo fattore dinamico costituisce il sé creativo che porta all’equilibrio tra esigenze individuali e collettive. La nevrosi consiste nel prevalere delle esigenze individuali su quelle collettive, per cui la terapia serve ad educare e curare il paziente, in una prima fase attraverso la comprensione dell’altro, in una seconda fase come critica all’immaginario infantile onnipotente. Il paziente guarisce quando dimostra di vivere le sue esigenze in un contesto sociale. Il pensiero di Adler non è un ampliamento psicanalitico delle teorie di Freud, ma la dottrina autonoma influenza anche Anna Freud, per cui l’individuo è indotto a interiorizzare le esigenze del mondo esterno. Reich (1897-1957) analizza psicanalisi e politica e usa la psicanalisi come strumento di critica ideologica e sociale. Durante il fascismo e il nazismo la società psicanalitica dichiara la sua apoliticità. Reich comprende che il modello tradizionale di cura non è adatto al proletariato, perché non può sublimare l’energia sessuale in opere di alto valore per la società come prodotto artistico e intellettuale. Quando Freud parla di principio di realtà, non specifica quale realtà. Reich intende un ordinamento sociale borghese e un sistema capitalistico. Per Reich la pulsione di morte, thanatos, differisce dall’eros che è la pulsione sessuale, ed entrambi celano la responsabilità della società che reprime il sesso con ideologia pessimistica come quella sul disagio della civiltà. Reich, lavorando nelle istituzioni pubbliche, vede il proletariato in difficoltà nella vita sessuale insoddisfatta, nella miseria sessuale delle masse, nella regressione sociale basata sulla repressione sessuale. Nel 1930 Reich si reca a Berlino per fuggire all’insofferenza dei freudiani ortodossi, e organizza la sexpol, ossia, un’organizzazione che propone di affrontare l’educazione sessuale dei giovani proletari in termini anticapitalistici. Così nasce la psicanalisi collettiva, che critica i rapporti sociali e l’ideologia dominante, perché plasma i bisogni umani al suo volere. La pulsione è una potenzialità positiva deviata dalla repressione. La classe dominante agisce sul carattere sociale tramite la famiglia, e la figura dell’autorità del padre plasma il Super Io del bambino. Sorge un contrasto tra le forze istintuali e repressive che generano la nevrosi la cui soluzione è la sessuoeconomia, che consiste nel liberare le pulsioni dell’individuo dalla repressione. Il carattere immobilizzato si forma sin da piccoli e origina un adulto stereotipato, poco spontaneo, incapace al piacere e al gioco. L’uomo è funzionale al sistema sociale vigente, ossia un uomo burocrate e sclerotizzato. Per Reich il punto centrale di questa rivoluzione di stampo anarchico è la critica alla società capitalistica, repressiva e autoritaria e alla famiglia, con aspetti coercitivi dell’educazione. Secondo Freud non si può guarire dalle nevrosi, perché la natura delle pulsioni è conflittuale, e la sessualità è inaccettabile. Per Reich la rimozione è l’effetto della repressione sociale, opposta a un nucleo biologico incontaminato al di là dell’inconscio. 
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