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Foto by Tuber Photo – © agosto 2019

La magnifica cagnolina Pepe

La magnifica cagnolina Pepe
Pepe è una femminuccia di appena due mesi, finita di svezzare cinque giorni fa. La leggenda vuole che sia un incrocio di Jack Russel e Beagle. La cagnolina fa già pipì e popò sulla traversina, e sale su una scaletta che le ho approntato con due dizionari e una sedia, per guadagnare il lettone, sul quale una volta portavo più spesso di adesso delle femmine umane – a volte incrociate e meticce pure loro, le migliori! – ma, ora, porto volentieri anche lei, per inesauribili sessioni di gioco umano/canino sino allo stremo delle forze, rimediando a volte uno sgagnone dei suoi dentini alle mie mani, scambiate per il calzino vecchio che le brandisco, tanta è la vorticosa felicità della coriandolesca gioia umano/canina che ci unisce, in un Patto Infinito di Amicizia nato sotto il Cielo di Agosto, Agosto 2019.
Stasera stavo facendo le pulizie in cucina. Pepe sta un po’ per volta facendo conoscenza con gli utensili domestici. Quando vede lo spazzolone appoggiato al muro, lo punta con le zampe in avanti e il labbro sollevato, ringhiando con la potenza profonda di un cane di alto rango. Stessa cosa con l’avvitatore elettrico, che ho tirato fuori per mettere in sicurezza un ripiano, posto in un punto dove lei va spesso a riposare. Fa effetto vedere un soldo di cacio di quattrocento grammi color caffelatte tirar fuori un ringhio di tale potenza: ad occhi chiusi, potrebbe sembrare di avere in casa un molosso.
Ma è di una dolcezza che intenerisce sino alle lacrime. Tornata a casa dopo un’intera serata fuori, la poggio delicatamente sul pavimento, va sulla traversina e molla una quantità di pipì inaudita. Mi commuovo al pensiero che l’abbia trattenuta tutto il tempo, e che, giunta a casa, non l’abbia fatta in un qualsiasi punto del pavimento, ma solo lì dove io le ho insegnato, premiandola con una crocchetta sin da quando, le prime volte, la faceva nel posto giusto. Con la popò ci è solo voluto un giorno in più, mi sono dovuto sporcare le dita con la sua cacca, rimuoverla dal tappeto, metterla qualche volta sulla traversina, fargliela annusare, carezzare Pepe dolcemente, dandole preventivamente un premietto per quando l’avesse fatta lì. Ieri sera, aveva fatto sia pipì che popò al posto giusto, e quando udì sentirmi dire
Brava Pepe!
mi è corsa incontro saltellante e felice, già sapendo che le sarebbe arrivata la crocchetta e una razione di carezze.
Trovo che questi successi educativi contengano qualcosa di struggente, forse anche questo si può chiamare Amore? Credo di sì. L’Amore, in fondo, è solo un sentimento che ci mette soggezione per la solitudine, e tutto ciò che facciamo per amore, lo facciamo per scacciare quello spettro dalle Nostre vite, siano esse umane che canine.
Le giornate con Pepe corrono via veloci, troppo veloci.
Ne abbiamo fatte di cose oggi, eh? le dico, mentre lei è stesa accanto a me, sul divano, sprofondata nella mia camicia sudata. Con un occhio nero e dolce che spunta fuori dal mare di stoffa che la avvolge, mi fissa, mentre con la bocca mordicchia con calma la camicia e la lecca.
Sembra dirmi: – non vuoi giocare più con me? Ti sembro stanca, ma sono solo qui che aspetto che mi lanci il cordone per riportartelo. Vedo te, piuttosto, stanco, col tuo magnifico pancione fuori dalle mutande, così comodo come cuscino, e i calzini puzzolenti che non mi permetti di annusare, mentre bevi il tuo amaro comprato oggi al Discount solo perché ti piaceva l’etichetta e deve essere una cosa pessima… ma questo blues rock di Tony Joe White che hai messo nello stereo è ottimo, non è chiassoso come quella musica che hai messo stamattina…
Pepe fa un sospiro, e si allunga come un salamino. La pancia è quella dei cuccioli, sferica e tesa e viene voglia di baciarla. Ma la lascio stare, la lascio riposare. Continuo coi miei lavori di messa in sicurezza di varie parti di appartamento con avvitatore e squadrette, mentre questa musica dolce e decisa carezza i pensieri più belli, i sogni che speri si avverino. L’autunno è alle porte, e a Milano questa sera il cielo si è colorato, nel tramonto, coi suoi colori caldi, lontani, pieni di misericordia.
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Ormai Pepe è cresciuta di un altro mesetto. Salta sul letto agilmente, e i dizionari posti a mo di scaletta non servono più. Le serate scivolano via nel leggero disordine di una casa in cui tutto ormai ruota attorno a lei. Un esserino così piccolo riempie la casa della sua presenza in maniera totale.
Pepe dispone di due cucce, del divano e del letto, in più, un angolo per lei è stato ricavato anche sulla scrivania, a volte me la porto qua su mentre scrivo, e lei dorme profondamente sul cuscino accanto al pc. Da un po’ di giorni ho la mano destra leggermente indolenzita per tutti i morsi che ricevo durante la giornata, morsi di gioco che lei non sa ancora dosare. Ma sono altrettante le leccatine che mi dà in faccia, per farsi perdonare quando alzo la voce per sgridarla. Sento la sua linguetta come un turbine, una sorta di piuma che mi passa sulle guance alla velocità di un mulinello elettrico, e mi mette addosso una grande allegria. E’ sempre tra i piedi, e a volte le schiaccio una zampa. Sento sotto di me un guaito sottile e delicato, la vedo ruotare su se stessa in preda a quello spaesamento di chi non sa da dove e perché gli sia piovuto addosso un tale dolore, allora la afferro e la porto al petto, la carezzo sino a calmarla, e lei mi lecca ancora la faccia in quella maniera turbinosa.
Tutto passa in pochi istanti, e il gioco riprende. Dopo essersi addormentata in una delle sue cucce, si sveglia e gioca con una vecchia scarpa. Se gliela tiro dall’altra parte della stanza me la riporta. Se muovo la testa a destra o a sinistra, la vedo sempre, non sta mai a una distanza inferiore ai due metri da me. Che dorma o che giochi, siamo sempre a portata di sguardo l’uno per l’altra. A volte mi mette le zampine sulla gamba, e mi guarda per essere presa in braccio. Così si addormenta fra le mie braccia dopo avermi mordicchiato la mano. Mentre il suo organismo si placa alla ricerca del sonno, emette un sospiro di soddisfazione e schiaccia il muso contro il mio petto. Il respiro le si fa più lieve e rilassato, le punte delle zampe hanno dei leggeri tremori, le labbra si muovono in leggeri fremiti dovuti a chissà quali sogni. Ma poi si sveglia, e vuole essere messa giù. Gironzola, passa da una cuccia all’altra.
Si appisola per mezzora, poi riprende a saltellare alla ricerca di qualcosa da mordere, o contro cui ringhiare in immaginari incontri di lotta. La sua dolcezza che ti fa arrendere è pari alla sua forza, il suo corpicino è coperto di possenti fasci muscolari, le sue movenze sono quelle del gladiatore. Eppure è di una dolcezza che ti lascia senza fiato. Per strada le persone mi fermano incantate almeno dieci volte al giorno.
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