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BILANCIO

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Il nemico era molto potente. Un nemico invisibile, che nessuno, o pochi, percepivano come tale. In quanto partecipavano direttamente al proprio male, ne erano alleati inconsapevoli, offrendosi distrattamente come vittime sacrificali, boia di se stessi.

Tra di loro, triste e preoccupante riconoscerlo, c’erano oggigiorno molti intellettuali e cosiddetti artisti. Per averne il polso, bastava leggere un quotidiano allineato come il Corriere della Sera, leggere qualche pagina di uno dei tanti romanzetti pubblicati dalle principali case editrici, annoiarsi con l’intrattenimento politico in prima serata, ascoltare l’intervista a uno scultore iperrealista o a un attore in uno di quei format sull’arte che, a notte tarda, venivano trasmessi su Rai 3 o La7. Le parole chiave, erano sempre: green, sociale, inclusivo, sostenibile, immersivo, empatia. Le note ripetitive di un discorso zuccherato, o meglio, di una musica che sapeva di marcia forzata, verso un orizzonte distopico, che era già realtà.

Ciò era spaventoso, aggravava la condizione di incomunicabilità fra le persone, e Angelo era consapevole, perfettamente consapevole che, pur essendo circondato da masse di umani, solo una esigua percentuale di persone non erano allineate, erano ancora pensanti e quindi veramente umane e non stampate in 3D dalla fabbrica del consenso, una fetta di popolazione che era stata cancellata e silenziata, dispersa in tutte le direzioni, e resa rassegnata di fronte al potere assoluto e annullante del Pensiero Conforme.

La sua Rivista on line da molti anni faticava a fare visite. Del tutto accantonati i progetti di mettere qualche pubblicità. Con meno di 1000 visite al giorno, nessuno ti pagava per una pubblicità sul tuo sito. E lui, era passato dalle 150/200 degli anni, per così dire, d’oro, alle 15 di oggi. Gli anni d’oro, sì, quelli dell’html, dei tanti administrator entusiasti e molto creativi come lui, che avevano gettato le basi, tra il 2000 e il 2008, del world wide web. Ma poi tutto era crollato. Era arrivato facebook. Con l’avvento dei social, ognuno aveva la propria vetrina gratuita, e così nessuno più si faceva vivo sulla casella mail della sua rivista, per chiedere di essere pubblicato o letto. Ognuno, ormai, faceva da sé, una sorta di grande autocompiacimento masturbatorio e autoreferenziale. L’ultima mail di un poeta del web che gli aveva scritto era del 2011. Tanto era in vista il suo sito, che anche il compianto Yahoo Answer aveva detto, a un esordiente, di rivolgersi a lui, ma con un finale sibillino, che metteva in guardia, vista la rinomata severità di Angelo.

Quei tempi erano finiti, morti, sepolti. Un ultimo rigurgito fuori tempo massimo, ci fu quando un esordiente di Campobasso gli aveva mandato in lettura un romanzo giovanilistico, la solita roba da scuola di scrittura creativa fatta in serie, nel 2013, dicendo orgoglioso di essersi diplomato alla Scuola Holden. Angelo gli aveva risposto che per lui questo non era una credenziale, ma un demerito. E aveva cancellato la mail e il contatto. I tempi stavano andando verso una direzione preoccupante, non solo per la cultura, ma per il mondo, l’intera società. Angelo se ne stava accorgendo, lo scriveva, ma con le sue quaranta visite al giorno massimo, il suo messaggio era pressoché privo di forza.

 

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