L’Invasione dell’Ultima Mediasfera e i Conflitti Generazionali nella Società dell’Homo Numericus
L’avvento dell’ultima mediasfera teorizzata da Régis Debray, fa sì che viviamo in un mondo di schermi luminosi. Essi ci fanno regredire, e appartengono all’Homo numericus, caratterizzato dalla perdita – nell’era del Transumanesimo – della scrittura. Il passaggio dalla grafosfera alla videosfera, ha comportato un doloroso iato fra le vecchie e le nuove generazioni, che non riescono più a dialogare e comprendersi, generando una molteplicità di conflitti sociali. Nel regno delle nuove tecniche audiovisive, dei linguaggi regrediti della vista, degli algoritmi, viene marginalizzato il mondo precedente, con esclusione di tutto ciò che non sia funzionale al Mercato. Stanno regredendo l’ortografia corretta, la lingua, e al loro posto la galassia anglofona twitter e consorterie stanno imponendo il globish, un sottoinglese da aeroporto, funzionale alla bocca tritura soldi. La modernità sta arrivando a esiti estremi e catastrofici, al totale complotto contro la vita interiore, come si espresse Georges Bernanos, un complotto che nei suoi ultimi esisti contribuisce all’esplosione delle immagini, allo spegnimento dei concetti, a una regressione a fasi arcaiche dell’evoluzione umana. Sta prevalendo l’immagine in quanto non comporta sforzo per essere fruita e generata. Non si guarda un video con lo stesso sforzo con cui si legge un libro, perché quando si guarda, non ci si può fermare a riflettere, l’occhio funziona indipendentemente dalla nostra volontà. Tutto quello che è immediato viene valorizzato, tutto quello che esige attenzione viene svalutato, e, per estensione, il nuovo, il veloce, lo smart e il giovane, vengono valorizzati, come svalorizzati linguaggio, cultura, pensiero, riflessione, fatica: retaggio di una cultura vecchia e superata. Siamo passati da una fase solida a una fase liquida, nel flusso di contenuti effimeri, come le relazioni, le identità, le appartenenze politiche, che la liquidità disgrega in breve tempo e rende gettabili, destinandoci a vivere in una realtà in continua decomposizione. Nel lasso di pochi anni, il Web è diventato il simbolo di questa novità, di questa nuova cultura: il luogo fuori dal tempo e dallo spazio reali nel quale si può fare tutto, vivere l’illimitatezza. Parallelamente a quella degli entusiasti, è nata però una cultura critica che si domanda in che misura il web faccia parte della società della sorveglianza e del controllo. Geolocalizzazione e tracciamento pongono seri problemi alle libertà individuali, ma gli utilizzatori finali non sembrano curarsene. Anzi, si danno con entusiasmo e irresponsabilità in pasto a questo sistema. Un sistema che, alla fine, si mostra perfettamente in grado di sostenere, anche se ancora teoricamente, le aberrazioni totalitarie di gente come Klaus Schwab.

 

©, 2023
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