Alberto Schön un racconto sull’infanzia durante la guerra

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Alberto Schön un racconto sull’infanzia durante la guerra
Alberto Schön un racconto sull’infanzia durante la guerra
Sto leggendo la raccolta di racconti Rotatorie, dello psicoanalista padovano Alberto Schön. In questi giorni è in atto una gravissima deflagrazione in Ucraina. Mentre leggo, con un orecchio seguo col fiato sospeso i dibattiti televisivi. Sono giorni molto brutti. Ma la lettura è bella, e avrebbe meritato ben altro clima mentale. Ci sarebbero diversi racconti di cui parlare in questo libro. Il sottotitolo Dall’irritazione alla narrazione, rimanda a un altro libro da me recensito dello stesso Autore: l’irritazione di un neuropsichiatra che, a tratti, si stacca dallo studio psicoanalitico, saluta i propri pazienti, e va in giro per la città ad annotare, da cittadino comune ma critico, i tanti mali del nostro presente, con ironia, quella stessa inclinazione che un tempo si incontrava nelle osterie o in Piazza dei Signori, tra vecchie vestigia palladiane, cultura ben sedimentata nel tessuto sociale, e quel retaggio di lieve superbia del Nord Est da prospera fabbrichetta di provincia.
Dato il momento presente, mi viene spontaneo di parlare del racconto Dio c’è? E funziona? in cui Alberto Schön rievoca la guerra del 1943 e le leggi razziali, con alcune analogie a quanto sta succedendo in questi giorni, solo per certi versi e con le giuste – o forse sbagliate, e me ne scuso – approssimazioni.
Dio c’è? E funziona? questa è la domanda che si poneva da bambino, e si pone tuttora, Alberto Schön, dalla sua posizione, prima di bambino, poi di uomo, scettico, animato da un sentimento religioso tiepido, aperto anche a soluzioni “animistiche” (non dogmatiche o teologiche) come testimonia aver fatto durante l’infanzia, nei boschi del bellunese, conservando e nascondendo gocce di resina, per resistere alle bugie dei genitori, alle non risposte di Dio, e alle atrocità delle deportazioni degli ebrei da parte dei nazisti.
Erano anni difficili, tragici, oscuri.
Sono giorni, oggi, difficili, tragici, oscuri.
Popolo ebraico, pogrom, sterminio, sono termini che ci portano al genocidio in atto del popolo ucraino. A una diaspora per certi versi sovrapponibile.
Ma se Dio c’è, esiste, possibile che permetta che succedano queste atrocità? Dio funziona? Forse non esiste. Forse Dio è veramente morto.
La sostanza del racconto in oggetto è però ben diversa da queste mie parole, leggerlo è molto più piacevole, io non posseggo il Witz e l’ironia di Alberto Schön, doni che si apprendono più facilmente in una cultura oppressa, come quella ebraica.
La storiella ebraica, o Witz, è fatta soprattutto di autoironia, e molti mi dicono che io ne sia totalmente sprovvisto.
Possono servire le bugie dei genitori a proteggere un bambino? Ce lo chiediamo dopo aver letto questo racconto. Sono nato in una famiglia che mi ha cresciuto nel rispetto di regole pedagogiche anti autoritarie, che risentivano del fermento culturale degli Anni’70. I dottori raccomandavano di dire tutto sul sesso, la procreazione, la vita e la morte, senza tabù. Trent’anni prima, in piena guerra, le concezioni educative nelle famiglie borghesi ammettevano ancora una censura su questi argomenti. Nella Vienna cattolica e repressiva di Sigmund Freud, sappiamo, la bugia era di regola, tanto che lo stesso paziente si inventava traumi inesistenti.
Eppure, i genitori di Schön, vietando al figlio di parlare di guerra e deportazioni, e di ascoltare Radio Londra, forse volevano proteggerlo, e non mentirgli. “La persecuzione non doveva essere detta, dunque la cosa era enorme”. Nella cultura ebraica, c’è un altro non detto, non dicibile, che è il telegramma biblico YHVH, che contiene un concetto troppo grande per essere espresso. Ma il non poter dire, fa scattare la trasgressione, soprattutto nei bambini. Come guardare immagini, vietatissimo nella cultura ebraica.
Il bambino Schön, insoddisfatto dell’innominabile e invisibile Dio ebraico, inizia a interrogare immagini cristiane, Madonne e santi, e a fare la domanda: la guerra finirà? Dall’altra parte, la stessa sordità del dio ebraico. Queste divinità proprio non ci sentono.
O forse sono delle menzogne, come la pubblicità.
In nome delle quali gli uomini intraprendono sanguinose e inutili guerre religiose.
Meglio le gocce di resina raccolte nei boschi. Meglio stare tra di noi, tra bambini, nei boschi, a giocare e a interrogare i nostri dei animistici, mentre poco oltre la guerra fa morte e distruzione, robe da grandi.
Ma oggi, i bambini ucraini non hanno la stessa fortuna. Né i loro genitori possono proteggerli con inutili bugie: la distruzione parla tutto attorno, di notte i boati li fanno piangere, i loro occhi vedono orrori.
Mi rendo conto che, alla fine, questa recensione ha preso la piega di una riflessione sull’infanzia, e sui suoi diritti spesso violati dagli adulti. Ma è la stessa psicoanalisi che ci insegna che i bambini sono molto più forti, e molto più saggi dei loro genitori. I bambini sono le vere vittime della guerra. Grazie Dr. Schön per avermi fatto questo regalo.

Alberto Schön

Rotatorie

Cleup, 2014

 

©, 2022

 

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