DOORS

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Ci sono porte come quelle della percezione che si possono aprire o restare chiuse. Il più delle volte le Doors of perception se ne stanno ben chiuse ed è meglio così. Perché aprirle e avere accesso al mondo che sta oltre di esse può portare allo sconvolgimento una persona normale che faccia uso di certe sostanze. C’è come una tensione erotica sottostante il velo di Mâyâ che slatentizzare può essere assai pericoloso. Ne sa qualcosa Aldous Huxley, che ne Il Mondo nuovo offre una visione pessimistica del sesso del futuro, che altro non è che quello del nostro presente.
Nel racconto L’uomo che morì due volte, il genio del thriller che fu Edgar Wallace narra la vicenda di un losco individuo che si era arricchito grazie all’oppio, gestendo una fumeria segreta nel cuore di Londra, e gettando nella più cupa follia centinaia di clienti inconsapevoli, tanto, diceva, se lo usano è affar loro, e si vive una volta sola. L’avrebbe pagata molto cara, subendo un castigo atroce: vedere l’al di là per un momento, per potersi redimere.
Nel racconto di Edgar Wallace contenuto nella raccolta (Mondadori) La legge dei quattro, vi è un grande uso di scienze positivistiche come la fisiognomica lombrosiana e la fisica, se non la chimica e la medicina. Wallace mette infatti in bocca al suo personaggio preferito, Leon Gonsalez, tutta una serie di conoscenze tratte dai libri dei più eruditi criminologi dell’800, secondo quella prassi quantitativa e descrittiva in voga nella scienza a cavallo tra ‘800 e ‘900. I quattro giusti, nella fantasia del loro creatore, erano quattro ricchissimi esteti ed eruditi, che si erano prefissati la missione di punire i crimini che erano restati impuniti dalla Legge. Passavano il loro tempo a studiare e a conversare fra di loro, nonostante fossero dei ricercati, nascondendosi dietro false identità, e giocando amabilmente a rimpiattino col vicecommissario Fare, che dava tuttora loro la caccia. Ironia, gusto per la spettacolarità di certe trovate sceniche, una certa civetteria tipicamente british. Un non so che di comunarda omosessuale preraffaellita, in cui i quattro conducono una vita casta e votata alla scienza del crimine. Ci troviamo in una Londra non tanto diversa da quella percorsa da Sherlock Holmes, investigatore intriso anch’egli di scienza deduttiva e di nozioni tossicofiliche, o dalla romantica visione dei circoli colti di una Parigi al sapore di cannabis raccontata da Gautier e Baudelaire.
Portrait of author Edgar Wallace, smiling and smoking a cigarette in a long holder, circa 1930. (Photo by Keystone/Hulton Archive/Getty Images)
La società che viene tratteggiata in questi racconti è una società nevrosica, come avrebbe avuto a dire Paolo Mantegazza, devastata dall’analfabetismo e dall’alcoolismo, da molteplici tare ereditarie e sociali, le stesse abilmente e tragicamente descritte da Émile Zola. Se quest’ultimo, però, puntava la lente dei suoi scritti sul proletariato, c’era un’altra letteratura (ad es. Wallace, Conan Doyle) più d’evasione e d’effetto, che si immergeva nelle tare della borghesia. Quest’ultima forma di letteratura non possedeva alcuna intenzione di denuncia. Si dilungava nella descrizione di vizi e delitti con l’acume pettegolo di una signora all’ora del té.
Ne Il barone immaginario (Mursia) troviamo qualcosa di simile alla Legge dei quattro, non per tematiche, ma per tonalità e ambientazione: un nutrito e affiatato gruppo di scrittori contemporanei, fa a gara a chi scrive il più rocambolesco ed esilarante racconto d’invenzione sul più misterioso e rocambolesco filosofo italiano che il ‘900 abbia avuto: Julius Evola. Non estraneo ai viaggi attraverso altre dimensioni sensoriali, il mistificato Evola fu forse anche mistificatore di se stesso, non del tutto cosciente di aver inventato – tra tante cose corrette e affascinanti – anche una marea di frottole.
Ludwig Holfer così si esprime, a tale proposito:
Questa falsa cultura, degna di qualche popolo sottosviluppato, abbrutisce l’uomo al suo livello istintuale, poiché il processo storico di apprendimento viene qui negato tenendo a balia e sguinzagliando sul mercato della conoscenza ibride filosofie d’accatto della decadenza borghese nelle sue svariate forme, compreso il nichilismo nicciano, il marxismo edulcorato, il liberal socialismo e le religioni nei loro aspetti devozionali e spettacolari di puro consumo edonistico.
C’è un edonismo colto di altra matrice, come quello di Huxley e di Wallace, che guarda alle porte della percezione con altro tipo di coinvolgimento, più esteriore. Si coglie invece nel Barone Evola un iperconvincimento più drammatizzato, auto suggestionato, lontano dal Positivismo e dalla mera scienza della quantità.
Quella Quantità che lo stesso suo confratello René Guénon aveva criticato come origine della decadenza dell’Occidente.

©, 2021

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