Il disturbo mentale era qualcosa di così diffuso da sembrare il vero unico regista

0
Il disturbo mentale era qualcosa di così diffuso da sembrare il vero unico regista
Il disturbo mentale era qualcosa di così diffuso da sembrare il vero unico regista delle espressioni e delle parole pronunciate da quella moltitudine che affollava le città e gli spazi televisivi, le radio e il web, i negozi di barbiere e le sale d’aspetto dei medici, i giornali i giornalacci e i mezzi pubblici.
Il disturbo mentale era pervasivo, lo notavi ormai ovunque, su chiunque, ti inseguiva dappertutto.
Le facce oneste era difficile incontrarle. Si vedevano in giro molte facce ben disegnate, ma profondamente disoneste.
Era sempre più difficile potersi fidare di qualcuno. Affezionarsi a qualcuno.
Il potere voleva un livellamento della società nel segno del malessere e della psicopatologia diffusa, voleva imporre questi segni come diritto alla differenza negando quello che sarebbe stato un più ragionevole diritto alla diagnosi e alla cura, ma le persone che, nella loro appartenenza alla norma, non accettavano i segni distintivi della devianza imposta, venivano bollate e isolate dal potere come non conformi. Era evidente, agli occhi di chi riusciva ancora a pensare con la propria testa, che c’era in atto un tentativo di rendere normale, a tutti i livelli, la psicopatologia, ovvero, di rendere psichicamente malata l’intera società, per favorire l’ascesa delle lobby economiche dal volto anonimo. Tutto si era auto costituito grazie alla rete e alla libertà d’espressione disintermediata, che forzavano in un’unica direzione, forzavano verso la spersonalizzazione degli individui e la loro psicopatologizzazione. Una società intimamente malata e mentalmente alterata, era molto più redditizia e facile da plagiare e gestire. Dal 1800 ad oggi abbiamo attraversato tre diverse fasi. I testi sacri della psicologia, dicevano che l’800 era il secolo della nevrosi. Così è. L’800 era caratterizzato da una forte repressione sociale, che induceva nella società una interiorizzazione profonda delle regole e delle leggi: il cosiddetto Super Io. Che, a sua volta, entrava in conflitto con l’Io, non potendo la persona soddisfare tutti i suoi impulsi, desideri, bisogni irrefrenabili, perciò accontentandosi del sintomo nevrotico come soddisfacimento parziale. Il 1900 è stato il secolo della psicosi, di una eroica battaglia fra Io e mondo, una battaglia titanica che ha prodotto i più grandi capolavori. Il 2000 è il secolo della psicopatia, dell’anima criminale, in quanto è il secolo in cui tutto è permesso e la legge non esiste più. In questi anni c’è molto moralismo, ma non vero senso morale. E sono proprio i moralisti, o i moralizzatori, come certi filosofi ed educatori televisivi, che usano più volentieri la violenza, espressione della loro sottostante psicopatia e frustrazione. Questi figuri di dubbia levatura intellettuale, portano avanti, con la loro violenza verbale e le loro facce disturbate, la loro battaglia sul disagio, volendolo imporre come norma, come livellamento culturale delle persone, volendole allineare a un disagio che, un tempo, sarebbe stato semplicemente oggetto di cure psicoterapeutiche e o di manicomializzazione.

 

©, 2021

questa pagina contiene alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito.

Please follow and like us:

Leggi o lascia un commento (i commenti potrebbero contenere alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito)

Commenta
Inserisci il tuo nome