Il processo di favelizzazione e le due destre

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Il processo di favelizzazione e le due destre
Il processo di favelizzazione e le due destre
Là dove la Lingua è paralizzata, più spesso sono le azioni a parlare, a esprimersi attraverso il linguaggio della violenza, in quanto manca il pensiero, la capacità – che si struttura nella prima infanzia, ma non sempre, e nei casi più gravi si assiste a una evoluzione in psicopatia – di dilazionare gli impulsi, soprattutto quelli distruttivi. Gratificare una pulsione, tramite l’azione mediatrice di un Io vigile e integro, ha un significato che può assumere un valore di civiltà, mentre soddisfare un bisogno tout-court, scaricare una tensione, non sempre porta allo stesso risultato. Siamo infatti di fronte a una struttura sociale a forbice, verticalistica – l’orizzontalità è una mera diceria politicamente corretta buona ad ammansire le masse popolari, e lo dimostra l’assalto ai Talent televisivi, all’unico scopo ambizioso e disperato di risalire la china verticale delle caste sociali – che genera frustrazione di ogni bisogno, e una conseguente competizione sempre più sfrenata, con esiti che vanno dall’aggressività, alla violenza conclamata. Viviamo in una organizzazione sociale – e mediatica – che favorisce aggressività e violenza, ma pochi lo ammettono, nessuno lo dice, tutti dicono che l’orizzontalità introdotta dalla Rete ci avrebbe resi tutti più democratici, partecipi, eguali, empatici, colorati. Balle. Siamo tutti più esclusi, bisognosi, affamati e aggressivi.
La politica delle torri, dei vari Bosco Verticale, sta favelizzando il resto della città, generando divario a forbice, rabbia crescente, paranoia e reazioni populiste. Gli ideologi di sinistra che favoriscono e pianificano questi progetti – senza saperlo, ma forse lo sanno – stanno facendo un favore a Salvini e Meloni (stanno uccidendo la Sinistra), favelizzando il tessuto sociale, prima psichicamente, poi concretamente, stanno regalando voti alle destre (o al partito del non voto, come è avvenuto alle elezioni amministrative dell’ottobre 2021) (ma a loro cosa importa, coi milioni di Euro che intascano, sono al di sopra di Destra e Sinistra, la politica non può importargli, né l’andamento democratico del Paese, possono comprarci e comprare il mondo).
La nostra vita è fatta di tanti allontanamenti, e tanti ritorni o approdi. In questo dinamismo risiede lo sviluppo della personalità e dell’emotività delle persone. Se però è mancata sin dai primi anni una base sicura, gli approdi successivi saranno perigliosi e spesso si risolveranno in veri e propri naufragi, nell’abito di psicosi, disturbi di dipendenza, crimine. Non viviamo più in un clima sociale e politico-economico che possa favorire la creazione di una base sicura per molti bambini. Le generazioni future saranno purtroppo affette da molti mali. Saranno preda della spersonalizzazione e della massificazione, saranno i nuovi senza padri che contribuiranno a rendere sempre più caotiche e inospitali le nostre metropoli. Il processo di favelizzazione delle nostre città è inarrestabile, giocoforza un’economia sempre più rapace e impoverente.
Quanto detto lo si potrebbe considerare in linea con la teoria delle tre società, a partire dall’assunto storico di Asor Rosa sulle Due Società: la società garantita, la società del rischio, la società degli esclusi. Partendo dal paradigma dualistico insiders/outsiders (Alberto Asor Rosa – Le due società), per la lettura degli attuali problemi del sistema socio economico italiano, siamo ormai costretti ad aggiornare la vecchia teoria duale, e ad ammettere una tripartizione fra gli inamovibili, i produttori in regime di concorrenza e gli esclusi che restano fuori dal tessuto produttivo.
Alberto Asor Rosa, nel 1977, fu il primo a parlare di un’Italia divisa al suo interno da due società che si contrapponevano, o meglio, si scontravano. Lo faceva dalle colonne dell’Unità, reagendo all’episodio dell’assalto, da parte del movimento studentesco e dei circoli proletari giovanili, al palco da cui Luciano Lama, segretario generale della Cgil, tentava di tenere un comizio.
Le analogie col recente attacco da parte dei neofascisti alla sede nazionale della Cgil a Roma (9 ottobre 2021), in pieno clima preelettorale, fanno pensare che qualcosa si stia ripetendo. «Fu in quella circostanza che la Sinistra prese coscienza, in tutta la sua drammaticità, della frattura che si era creata fra il mondo dei produttori, difesi e garantiti dal sindacato e dal Partito Comunista, e il variegato mondo degli esclusi, “fatto di emarginazione, disoccupazione, disoccupazione giovanile, disgregazione” (Asor Rosa) (il mondo che, secondo Revelli ne Le due destre, avrebbe poi alimentato il bacino sociale del malcontento rappresentato dalla Sinistra Sociale, sopravvissuta alla destrizzazione della Sinistra storica – PCI poi divenuto Pds) privo di rappresentanza, sostanzialmente estraneo al mondo del lavoro, talora per necessità, spesso per scelta (sono gli anni del “rifiuto del lavoro”, dell’allergia al “posto fisso”, del primato dei “bisogni” più o meno proletari, come documenta una sterminata letteratura sociologica sulla condizione giovanile)» (Luca Ricolfi, Biennale DemocraziaTeatro Carignano di Torino, 26 marzo 2015).
In quegli anni si stava profilando un prossimo sfaldamento e collasso della Sinistra, che Marco Revelli (Le due destre) descrive come un volgersi della Sinistra nella direzione di una tecnocrazia allineata con la grande industria del Nord (Fiat in testa) i grand commis del declinante capitale pubblico, Mediobanca, i salotti buoni del capitalismo italiano (Marco Revelli, Le due destre), sullo sfondo di un mondo del lavoro in ritirata, ma ancora in grado, nelle sue espressioni radicali, di generare sussulti (Sinistra Sociale, come la definisce Marco Revelli, in contrapposizione con la Sinistra Tecnocratica, o Seconda Destra). La Sinistra, così come la Prima Repubblica, erano corrose internamente e stavano collassando senza tanti clamori, se si esclude quello mediatico, grazie al carattere mediocre di quel momento storico, perfettamente adeguato alla mediocrità del ceto politico del tempo, e di quello che si candidava a sostituirlo. Il processo di favelizzazione e le due destre

©, 2021

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