VINO FORMAGGIO e AVANGUARDIE in Enrico Filippini

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VINO FORMAGGIO e AVANGUARDIE in Enrico Filippini
Edoardo Sanguineti e, a destra, Enrico Filippini nel 1964 (foto Archivio Enrico Filippini, Biblioteca cantonale di Locarno) -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------Enrico Filippini (Locarno, 21 maggio 1932 – Roma, 21 luglio 1988) è stato un giornalista e traduttore svizzero-italiano. Originario della Vallemaggia, studiò a Milano, Berlino e Monaco. Si laureò con una tesi sui movimenti giovanili e le ideologie pedagogiche in Germania tra il 1890 e il 1930. Dal 1959 al 1968 fu consulente letterario alla Feltrinelli, passando negli anni del terrorismo a Il Saggiatore e poi alla Bompiani. Trasferitosi a Roma nel 1976, collaborò per dodici anni con "La Repubblica", curando le pagine culturali. Una selezione dei quasi cinquecento articoli scritti per il quotidiano venne pubblicata da Einaudi, nel 1990, in una raccolta dal titolo La verità del gatto, con una introduzione di Umberto Eco. (Wikipedia)

VINO FORMAGGIO e AVANGUARDIE in Enrico Filippini

VINO FORMAGGIO e AVANGUARDIE in Enrico Filippini
Monte Ghiridone – Locarno – Alpi Lepontine

Come non iniziare questo articolo dedicato a Enrico Filippini, se non con le montagne della sua terra natale, quelle della Valmaggia?

Una terra di declivi che si vanno ad immergere nelle acque della sponda svizzera del Lago Maggiore, capaci di dolcezza come di asperità, e di dare i natali a intellettuali della portata di Enrico Filippini, a famosi alpinisti, a pastori capaci di generare dalla generosa erba di quei campi un latte buono per formaggi come il Val Magia dop.

Una terra felice, dove il sole non arde come in pianura, dove il lago tempera il clima, dove la vita scorre minima e leggera, col passo lento che si addice in montagna. Un idillio? forse… già altrove ho parlato delle Valli Ticinesi, e di artisti che nacquero e vissero su queste altezze secondo una vita scandita da altri ritmi rispetto a quelli cittadini.

Il carteggio tra Sanguineti e Filippini Lettere sulla neoavanguardia

«Cosa capita nel mondo», Volume curato da Marino Fuchs – editore Mimesis – un decennio e oltre di corrispondenze tra i due intellettuali.

Cerchiamo di farci anche Noi una pedalata, non su questa bellissima strada di montagna, ma nel passato recente della Letteratura italiana.
Prendendo le mosse da un nome (Enrico Filippini) che, per molti, non significherà nulla, ma che, per gli addetti ai lavori, significa invece molto: e significa soprattutto amore assoluto per la letteratura, come testimoniato nel suo libro La verità del gatto, edito da Einaudi nel 1990, con introduzione di Umberto Eco. E come diversamente? Nei ritratti contenuti in quel libro, ne spicca infatti uno bellissimo che con Eco va molto d’accordo, quello fatto a Roland Barthes, il ritratto di un animo che amava così tanto la letteratura, al punto da trasformare le proprie notti passate a leggere in notti d’amore quasi libertine, un amante libertino dei libri, assolutamente promiscuo.
Cosa capita nel mondo, Mimesis, a cura di Marino Fuchs, è un carteggio d’altri tempi, tempi quasi remoti a guardarli con gli occhi di oggi. Non siamo più abituati a certe scritture. A certe profondità. A certe analisi dell’umano. Non siamo più nemmeno abituati ai carteggi, oggi troppo presi a cinguettare e messaggiare in maniera frenetica, automatica, sincopata, inintelligente. Di tutto il Nostro fitto fraseggiare virtuale non rimane alcuna traccia, ed è meglio così, gran parte delle comunicazioni odierne sanno tropo di silicio, hanno lo stesso sgradevole odore (il silicio ha un odore sgradevole? credo di sì…), hallo il sapore di qualcosa di inutile come la polvere, la sporcizia, le scorie, sono scorie della comunicazione umana ridotta a balbettio di subnormali.
Molti oggi non sapranno cosa significhi carteggio. Metto io qui un link a Wikipedia sul carteggio, in modo da colmare la lacuna. E un esempio di carteggio famoso, quello tra Freud e Groddeck:
VINO FORMAGGIO e AVANGUARDIE in Enrico Filippini
carteggio Freud – Groddeck – Adelphi
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Sono, quelle scambiate fra Filippini e Sanguineti, lettere scritte tra il 1963 e il 1977. I due si conobbero nel 1963, più o meno già affermati, e giovani. il loro incontro avvenne a Palermo, dove costituirono il Gruppo 63.

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
«”Gruppo 63″ è una sigla di comodo di cui spiegheremo un po’ più avanti l’origine. Di fatto dietro a questa sigla c’era un movimento spontaneo suscitato da una vivace insofferenza per lo stato allora dominante delle cose letterarie: opere magari anche decorose ma per lo più prive di vitalità […] Furono l’ultima fiammata del neorealismo in letteratura, fioca eco populista della grande stagione cinematografica dei Rossellini e dei De Sica.»
(Nanni Balestrini, Alfredo Giuliani)

Il Gruppo 63, definito di neoavanguardia per differenziarlo dalle avanguardie storiche del Novecento, è un movimento letterario che si costituì a Palermo nell’ottobre del 1963 in seguito a un convegno tenutosi a Solanto da alcuni giovani intellettuali fortemente critici nei confronti delle opere letterarie ancora legate a modelli tradizionali tipici degli anni cinquanta. Fu Luigi Nono a suggerire il modello del Gruppo 47, movimento culturale nato a Monaco di Baviera appunto nel 1947. La costituzione del gruppo fu anticipata dalla pubblicazione della raccolta di poesie I Novissimi, curata da Alfredo Giuliani.

Sanguineti, già padre di tre figli, aveva ottenuto la libera docenza universitaria, aveva già pubblicato in Volume la tesi su Dante, aveva dato alle stampe una raccolta di poesie dal titolo Laborintus, e coltivava amicizie con poeti, artisti e musicisti, come Enrico Baj, Luciano Berio, Luigi Nono. Nonostante l’età molto precoce, il suo era già un profilo notevolmente alto. A differenza del Filippini montanaro, la sua era un’Anima modernista e cittadina, e lo dimostrano le sue frequentazioni (Baj, Berio, Nono), mentre Filippini, forse più lento e meditato, preferì studiare a Berlino e Monaco, divenendo, con Enzo Paci, uno dei maggiori interpreti della riscoperta di quella laconica branca della Filosofia che va sotto il nome di Fenomenologia. Era un tipo per molti aspetti diverso dal suo amico. ma i loro destini si erano già incrociati nel 1962 sul «Menabò», la rivista di Vittorini e Calvino, che nel numero 5 aveva ospitato testi della neoavanguardia, tra cui i loro. Sanguineti aveva particolarmente apprezzato il racconto Settembre, sentendolo in qualche modo affine al suo primo romanzo, Capriccio italiano. Esso metteva in luce le nevrotiche incapacità dello scrittore di portare a termine la propria Opera, ponendo in essere una rottura ideologica con le strutture narrative precedenti, oltre a dare voce al valore ideologico del linguaggio. La scena letteraria europea aveva già visto – nel recente passato – porre in essere rotture e inceppamenti, sperimentalismi ucronici e spaccature nel tessuto cronologico-temporale-coscienziale della scrittura, un esempio che può valere in tal senso è Il Rinvio di Jean-Paul Sartre.

La loro amicizia, e il loro carteggio, da quel momento in poi si sarebbero snodati nel febbrile e appassionato lavoro di due intellettuali che, ideologicamente – come andava a quei tempi – (negli Anni Sessanta, i più fervidi di discussioni) tentavano di «svecchiare» la letteratura italiana e di «rinnovare le coscienze», vedendo il pericolo, con la fase di espansione dell’industria editoriale, di una «degradazione del consumo» culturale. Possiamo dire che, oggi, nel 2021, quel pericolo si sia del tutto concretizzato.

©, 2021

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