I primi risultati visibili di una cattività forzata da covid

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I primi risultati visibili di una cattività forzata da covid

I primi risultati visibili di una cattività forzata da covid

 

A distanza di un anno dal primo lockdown, i primi risultati visibili di una cattività forzata da covid si iniziano a vedere in maniera allarmante per le Nostre strade, trasformate in arene o circuiti deregolamentati, dove i cittadini possono esprimere pienamente la loro aggressività, il loro malcontento, l’astio verso una Autorità che non riconoscono più come tale, un profondo risentimento sociale, eccetera…

Un ragazzo sui vent’anni procede verso di me, a tutta velocità, su uno stretto marciapiede, a bordo della bicicletta presa a noleggio. Avendo sopportato innumerevoli volte questi soprusi, anche più volte in una giornata, ed essendomi sempre dovuto spostare per fare ingiustamente posto al ciclista o al monopattinista di turno, questa volta decido di pararmi di fronte a lui, e di bloccargli la strada, invitandolo a scendere dal marciapiede.

«Dove stai andando? Sei sul marciapiede, io ho diritto di stare qui», gli dico.

Lui in tutta risposta assesta un colpo al pedale, con la chiara volontà di investirmi, aggiungendo: «Inizia a spostarti coglione!»

Dunque, aveva ragione lui.

Era inutile proseguire nella contesa, colsi nell’espressione del ragazzo la totale indifferenza unita a una arroganza e una potenzialità violenta che mi fece e mi fa porre molti interrogativi su questa generazione, sul ruolo dei genitori, che potrebbero avere la mia età – 53 anni – della Scuola, delle istituzioni, e della politica. C’è da chiedersi: cosa sta succedendo? Qualcosa è saltato. Ad osservarlo bene, aveva un volto che poteva spopolare con le sue coetanee, un volto diciamo “carino”, era vestito con abiti firmati, perfettamente stirati, proveniva quindi da una famiglia che non gli faceva mancare nulla, che lo accudiva. Una famiglia come tante famiglie italiane, munifica di beni materiali, ma non altrettanto generosa di educazione e autorità. Dove i figli crescono viziati e senza esempi autorevoli, esempi che potrebbero essere loro forniti, in alternativa, dalla Scuola, ma poi sono gli stessi genitori che, in molti casi – la cronaca l’ha più volte riportato – vanno a minacciare gli insegnanti, magari perché hanno giustamente ripreso il figlio, o gli hanno dato un brutto voto. Ragazzi così sono destinati a non crescere, a sviluppare un corpo adulto con dentro una psiche immatura e violenta, che li rende incapaci di accettare stress e frustrazioni, di accettare i divieti, il confronto, senza ricorrere alla violenza al bullismo o al sopruso. Questi ragazzi sono messi molto male, non stanno imparando nulla, non fanno nulla se non atti di puro teppismo. Se non si interviene, fra dieci anni andranno a comporre un esercito di disoccupati, facili prede della devianza, della criminalità organizzata, creando nella Società uno spaventoso buco di competenze che andrà ad aggravare ulteriormente la crisi – non solo economica, ma sociale e culturale – del Nostro Paese.

La cultura della forza potrebbe essere una spiegazione di questo fenomeno. Una forza però povera di intelligenza e di umanità, un forza priva di controllo, una forza che è in sé pericolosa, perché non convogliata ed educata.

Gli attuali partiti sovranisti stanno facendo errori gravi, sotto il profilo della gestione dell’aggressività. Isolando e enucleando un nemico – il covid, il coprifuoco, come l’immigrato, il diverso – compiono un lavoro sulle emozioni profonde della Società, andando a sollecitare quelle più favorevoli a una raccolta di voti – consenso – sulla base di una percepita, anche se alquanto distorta e da loro manipolata, lesa maestà delle istanze individuali.

Manca in politica, ma manca a tutti i livelli, una buona Pedagogia Sociale. Volendo essere meno ambiziosi e accademici, basterebbe della buona Educazione Civica nelle Scuole, basterebbero dei percorsi alla genitorialità fatti da associazioni culturali sul territorio. Manca una presa in carico di tipo culturale – e non solo politico – delle emergenze sociali. Ma su questo punto, c’è da dire che è tutto il sistema culturale, sino ad arrivare a quello editoriale, che si è perso per strada da molti anni, avendo voluto inseguire il Mercato, il profitto, anche nelle povere vecchie Università.

Se a distanza di un anno si vedono in giro, in maniera sempre più univoca e allarmante, i primi risultati visibili di una cattività forzata da covid, non è neanche del tutto colpa dei singoli individui che si comportano in maniera incivile, ma di una intera Società a cui manca totalmente un Sistema Educativo. L’individuo, lasciato solo, è come un cane senza padrone, un cane che abbaia e morde, un cane che non si sente amato, destinato a diventare sempre più aggressivo e ingestibile.

 

©, 2021

 

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