La vicenda del piccolo Mauro Romano scomparso nel 1977 da Racale

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La vicenda del piccolo Mauro Romano scomparso nel 1977 da Racale

La vicenda del piccolo Mauro Romano scomparso nel 1977 da Racale

 

La vicenda del piccolo Mauro Romano scomparso nel 1977 da Racale, nel Salento, all’età di sei anni ha un punto in comune con la scomparsa della piccola Denise Pipitone: il trascorrere del tempo che acutizza il dolore dei familiari anziché lenirlo.

Nelle ricerche di persone scomparse, così come in tutte le indagini criminalistiche, vale la “regola delle prime 24 ore”. Inoltre, la prima risposta è quella giusta, cioè, come insegno ai detective della mia agenzia investigativa Octopus: più tempo passa e meno probabilità ci sono di avere successo, e le prime testimonianze sono quelle utili. Questo perché il trascorrere del tempo cancella le tracce e annebbia i ricordi dei testimoni, quando addirittura non ne crea di nuovi e completamente artificiali persino nelle persone più sincere e collaborative.

 

Spero che mamma Bianca Colaianni ci abbia azzeccato, riconoscendo, solamente da alcune cicatrici, suo figlio Mauro nello Sceicco Mohammedal Habtoor di Dubai. Tuttavia, in medicina forense la comparazione delle cicatrici e persino delle ferite ancora recenti non danno sufficienti garanzie di affidabilità. Come insegnano alcuni studi effettuati presso la Fabbrica dei Corpi del Professor Bill Bass in Tennesse: solamente i danni alle ossa sono abbastanza identificabili e restano immutati nel tempo.

 

Un altro aspetto che non mi fa sperar bene è la richiesta patrocinata dall’Avvocato Antonio La Scala di un campione di DNA dello sceicco. Non sono un avvocato internazionalista, ma da semplice titolare di agenzia investigativa mi sembra una procedura alquanto ardua, specie negli Emirati Arabi Uniti. Mi auguro che prima di coinvolgere le Autorità dei due Paesi, si abbia raggiunto una informale certezza, ottenendo campioni di DNA del soggetto a sua insaputa attraverso sorveglianze e avvicinamenti sotto copertura.

 

Il piccolo Mauro Romano sarebbe stato rapito da un amico di famiglia, di professione barbiere e chiamato “zio”, che quel lontano 21 giugno 1977 avrebbe dato un passaggio a Mauro sull’Apecar con la scusa di portarlo a giocare con un suo amichetto, e invece avrebbe consegnato il bambino a due persone ignote. Pertanto si aprono due ipotesi, per scandagliare le quali la chiave di volta è la quattordicesima regola riportata nel mio “Manuale per il rintraccio delle persone scomparse”: «seguite i soldi, i sentimenti, i vizi e le malattie». Nello specifico ci interessano i soldi e i vizi.

 

Nel primo caso, se questo “zio” avesse consegnato veramente il bambino a due incaricati da un ricco e sterile arabo (ma anche se il mandante fosse stato un qualsiasi predatore sessuale della zona), evidentemente ha ricevuto una malguadagnata ricompensa che, a distanza di così tanto tempo, potrebbe essere testimoniata dall’acquisto di una casa, un terreno o di un nuovo Apecar.

Se invece la storia del rapimento è solamente un modo per coprire lo stupro e l’omicidio del piccolo Mauro da parte dello “zio barbiere”, bisognerebbe ricostruire la vita sessuale di costui per trovare comportamenti compatibili con un predatore sessuale, e concentrarsi sui luoghi dove potrebbe aver nascosto il corpicino.

©, 2021

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