IL MOSTRO DI MILANO un cold case che torna alla ribalta

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IL MOSTRO DI MILANO un cold case che torna alla ribalta

IL MOSTRO DI MILANO un cold case che torna alla ribalta

 

“Il Mostro di Milano” (Ugo Mursia Editore), il giallo metropolitano di Fabrizio Carcano, torna in libreria, dopo la riapertura a livello mediatico del caso del presunto serial killer, ritenuto responsabile di un numero indefinito uccisioni di donne a Milano. Si parla di fatti avvenuti nei primi anni ’70, e “L’inchiesta di questi giorni del Corriere della Sera e l’attenzione delle trasmissioni televisive hanno riportato sotto i riflettori questa oscura vicenda che attende una verità storica e giudiziaria da quasi mezzo secolo” osserva l’autore, Fabrizio Carcano, che aggiunge: “Ho scritto questo libro proprio per raccontare questa storia passata per troppi decenni sotto silenzio, per restituire dignità e giustizia a queste povere donne massacrate. Sono contento che tre anni e mezzo dopo l’uscita del mio libro oggi in tanti abbiano deciso di scavare sui delitti del Mostro di Milano.” IL MOSTRO DI MILANO un cold case che torna alla ribalta, è un noir che racconta della caccia all’assassino seriale condotta dal commissario Vittorio Maspero, capo della sezione Omicidi, partendo dall’attentato di piazza Fontana e dalla successiva morte dell’anarchico Pinelli. La storia con la S maiuscola si intreccia con la trama del libro, in quanto “Il clima politico di quegli anni contribuì a detonare l’eco di questi delitti, li silenziò, l’opinione pubblica era distratta dalle bombe, dalle tensioni di piazza, e non si accorgeva della mattanza femminile che avveniva nelle strade intorno alla stazione Centrale. Chi leggerà il mio noir farà un viaggio in quella Milano ormai lontana mezzo secolo”, conclude Fabrizio Carcano.

Un poliziotto di San Francisco, che conobbi qualche anno fa, mi disse che loro non mollano mai sui casi freddi, “cold case” (come dicono loro). All’epoca io replicai che tutto dipende da cosa intendesse lui con il suo “never give up”, perché non basta rimandare l’archiviazione senza colpevole di un omicidio per poter dire di non essersi rassegnati al sapore amaro di Giustizia incompiuta che lasciano i delitti irrisolti.

 

Il poliziotto statunitense mi sorprese, dicendomi che affidava la rilettura dell’intero fascicolo investigativo ed eventuali nuovi accertamenti ad ogni singolo nuovo assunto nel suo ufficio. Nel momento in cui stavano parlando, ad esempio, mi raccontò che una sua nuova stagista si stava occupando del famoso Zodiac Killer e (non so quanto seriamente) aggiunse che avrebbe potuto coinvolgere anche me, “just for a different approach”. Io declinai gentilmente l’invito col mio inglese incerto: ero già abbastanza tormentato dai miei cold case, per accettarne di nuovi.

 

Tuttavia il poliziotto americano mi diede un’idea che oramai pratico da anni sui casi freddi trattati dalla mia agenzia investigativa Octopus: costringo ogni mio detective, neo-assunto presso l’agenzia investigativa e sufficientemente promettente, a leggersi quintali di carta dei fascicoli processuali o delle indagini in corso e a fare un’accurata analisi logica-investigativa. In questo modo ottengo due risultati: testo le abilità intraviste nel giovane detective e, secondariamente, ottengo un nuovo punto di vista che potrebbe risolvere il caso.

 

Per un detective, non importa se privato o istituzionale, occuparsi di un caso, senza risolverlo, è una condanna a vita di rimpianti e ripensamenti. Tuttavia, a prescindere dall’esito delle indagini, la tenacia e la perseveranza dell’investigatore rappresentano un importante filo di speranza per i familiari delle vittime. Proprio per questo nel 2017 ho accolto con entusiasmo la pubblicazione del libro “Il mostro di Milano” di Fabrizio Carcano, e sono ancor più fiducioso che in questo periodo se ne stia occupando il Criminologo Dr. Franco Posa.

So che in passato l’attrice Agostina Belli incaricò un’agenzia investigativa per scoprire chi fosse l’assassino mai trovato di sua madre, Adele Dossena, assassinata con 7 coltellate nella stessa modalità di altre 8/11 donne riconducibili all’ignoto “mostro di Milano”. L’attrice desistette per mancanza di sbocchi nelle indagini e per le minacce ricevute, ma forse proprio queste ultime erano un segnale che si era sulla strada giusta, che si sarebbe dovuto insistere.

 

Penso che noi investigatori privati dovremmo valorizzare la funzione sociale della nostra professione, accettando più spesso casi irrisolti dalle famiglie delle vittime, facendolo anche pro bono. Ancora meglio sarebbe la rimodulazione del gratuito patrocinio, estendendolo alle indagini private commissionate dai famigliari di delitti irrisolti. Un altro cambiamento necessario, per rendere queste investigazioni criminalistiche private maggiormente efficaci, consiste nel permettere all’investigatore privato autorizzato al caso di aver maggior accesso agli strumenti di Polizia Giudiziaria di cui godono gli inquirenti istituzionali. Ma probabilmente su questo argomento sto consumando inutilmente la testiera del mio computer.

©, 2021

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