Da Giuseppe Mazzotti a Cino Boccazzi le montagne venete e gli alpinisti scrittori l’amicizia con Comisso e Buzzati

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Da Giuseppe Mazzotti a Cino Boccazzi le montagne venete e gli alpinisti scrittori l'amicizia con Comisso e Buzzati
Franco Murer "Giuseppe Mazzotti" olio su tela cm 120 x 160 GIUSEPPE MAZZOTTI Nato da padre romagnolo e madre trevigiana, frequentò l'istituto tecnico-matematico "Riccati" di Treviso, iscrivendosi poi alla facoltà di ingegneria presso l'Ateneo di Padova. Non riuscì però a conseguire la laurea, e alle lezioni universitarie alternò, senza continuità, alcuni corsi di nudo presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia, sui quali basò una breve attività di pittore con Gino Borsato, nello studio che era già stato di Luigi Serena. Grande amante delle arti, in questo periodo entrò nella vita culturale trevigiana, intrattenendo rapporti con varie personalità quali Arturo Martini, Gino Rossi, Toni Benetton, Juti Ravenna, Sante Cancian, Gino Borsato, Arturo Malossi, Giovanni Comisso e Dino Buzzati. Dal 1927 al 1942 fu responsabile delle Mostre d'Arte Trevigiana. Nel frattempo, intraprende anche un'intensa attività di editorialista, pubblicando articoli e saggi non solo sull'arte locale, ma anche sulla cultura popolare e l'alpinismo, di cui fu grande appassionato. In quest'ambito, ha pubblicato le opere La montagna presa in giro (1931), Grandi imprese sul Cervino (1934), La Grande parete (1938) e Introduzione alla montagna (1946), Montagnes valdôtaines (1951, Premio Saint Vincent 1952). Collaboratore e poi direttore dell'Ente Provinciale per il Turismo, fu autore o curatore di numerosi lavori per la promozione del territorio, come Treviso, Piave-Grappa-Montello (1938) e Treviso e la sua provincia (1940). Nel 1937 sposò Nerina Crétier, sorella del noto alpinista Amilcar Crétier, che gli diede una figlia, Anna. Nel secondo dopoguerra fu tra i più attivi nel recupero del patrimonio artistico di Treviso, pesantemente danneggiato dal bombardamento del 1944. Nel 1952 organizzò la Mostra della ricostruzione per ricordare i protagonisti della ricostruzione: fu la prima di una serie di esposizioni fotografiche culminanti con la tematica delle ville venete, di cui Mazzotti, discreto fotografo, documentò il grave stato di degrado in cui versavano all'epoca. I suoi sforzi non furono vani: nel 1958 veniva istituito l'Ente per le Ville Venete con l'approvazione della Legge di tutela n. 243/1958, stesa da lui stesso con Silvio Negro. Nel 1967 presenta la mostra Le storie di Dino Buzzati, realizzata dai Lions all'Auditorium di Belluno e scrive la presentazione pubblicata nel catalogo. Altro tema a lui caro fu l'ambiente e il paesaggio, inteso come bene da conservare e tutelare: nel 1948 curò la Mostra dell'ambiente e del paesaggio trevigiano. Non tralasciò nemmeno la gastronomia locale, in particolare con pubblicazioni sui vini. A lui intitolata la Fondazione Giuseppe Mazzotti per la Civiltà Veneta e l'Associazione Premio Letterario Giuseppe Mazzotti. Giuseppe Mazzotti è sepolto insieme alla moglie Nerina Crétier in montagna, nel piccolo cimitero di Santa Fosca, in comune di Selva di Cadore (BL). (Wikipedia)

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Portogruaro

 

Treviso, città a un passo da Venezia, ma anche dalle montagne. In “Vita di Giovanni Comisso”, la biografia del celebre scrittore trevigiano scritta da Nico Naldini, apprendiamo quanto i trevigiani si sentissero in soggezione verso i veneziani, e considerati dispregiativamente gente di terra, o periferica, malgrado Treviso fosse come una stanza – Venezia era il salone principale – di quella reggia che era pur sempre, da terra o da mar, la Repubblica Veneta.

Il legname per le navi della sua potente flotta, nonché destinato a sostenere le fondamenta della città, proveniva dal Cadore,

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e lo stesso Giovanni Comisso, nel parlare della propria terra, il Veneto, ne tesseva l’incanto, dicendo che, in giornata, vi si poteva passare dalle montagne al mare. Tutto vero, presi io stesso un trenino, una littorina che univa Trento e Venezia nell’omonima tratta ferroviaria, salendovi a Valstagna (Altopiano dei Sette Comuni – Valsugana), e giungendo in giornata davanti all’Adriatico, con ancora gli scarponi da montagna ai piedi.

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foto di Enzo Pedrocco

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Da Giuseppe Mazzotti a Cino Boccazzi le montagne venete e gli alpinisti scrittori l'amicizia con Comisso e Buzzati

Queste bellissime immagini di Venezia, ripresa con le montagne alle spalle, e delle piste da sci di Andalo, sospese sul Lago di Garda, evocano in maniera stupenda la magia di queste terre, dove tutto è a portata di mano, e il paesaggio volge dalle asprezze alpine alle dolcezze della pianura sino all’abbraccio del mare nel giro di poche decine di chilometri, una velocità nel mutare cangiante del paesaggio che si ha solo in certi magnifici sogni.

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Riviera del Brenta
Da Giuseppe Mazzotti a Cino Boccazzi le montagne venete e gli alpinisti scrittori l'amicizia con Comisso e Buzzati
Riviera del Brenta

Tra Sogno e Realtà – come nell’omonimo racconto di Giovanni Comisso contenuto ne “Il Grande Ozio” (Longanesi) – sono le vedute di un veneto nascosto, le ville palladiane affacciate sul Brenta, che Comisso descrive in tanti suoi racconti, (“Veneto Felice” – a cura di Nico Naldini – Longanesi) spesso (scriveva negli Anni ’50 e ’60) adibite a stalle per il bestiame, tanta era l’esuberanza e la generosità di opere d’arte di questa terra, da non preoccuparsi se un po’ ne venivano sprecate…

foto di Enzo Pedrocco

 

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.
Cino Boccazzi – Sabbie d’Africa – Longanesi

Una terra come questa si potrebbe dire fosse, per Comisso ma anche per tanti altri artisti suoi conterranei e contemporanei, un luogo magico e di vita gioiosa, adatto a far nascere nell’animo quell’ansia di vita, quell’inquietudine festante che si traduceva nel vivere intensamente di paesaggio in paesaggio, di prato in villa, di villaggio in collina, per poi scriverne, ovvero, scriverne per poi rivivere quelle magie in una interconnessione, o cortocircuito assolutamente virtuoso, fra paesaggio e psiche. Una terra che genera, in chi ci vive e la vive, una predisposizione al bello e alla dolcezza, una innata inclinazione all’Arte, alla poesia. Il suo paesaggio, si potrebbe anche dire abbia il ritmo di certi versi, l’andamento guizzante della stessa prosa di alcuni suoi Autori, come Giovanni Comisso, le stesse profonde malinconie, alternate ad improvvise aperture, cambi di scena, di prospettiva, di situazione, come in una commedia del Goldoni, o nella Vita di Giacomo Casanova, per non parlare dell’insito erotismo riposto in questa cultura che ha saputo, e sa, coniugare sacro e profano.

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.
Cino Boccazzi compie una corda doppia

Cosa accomuna Cino Boccazzi e Giovanni Comisso, Dino Buzzati e Giuseppe Mazzotti?

In prima istanza, la casa editrice Longanesi che, nel caso di Comisso e Boccazzi, ha entrambi fra i suoi intramontabili Autori. E, forse, non è un caso.

Chi abbia mai frequentato gli scrittori editi da Longanesi, ne avrà anche in certo modo carpito la sottostante Weltanschauung, lo stile, i valori, che sono quelli di un conservatorismo liberale, anticonformista, contrario alla massificazione del pensiero e, perciò, élitario. Longanesi criticava il potere dal suo interno, dava voce a penne libere e dissidenti (come Henry Furst e appunto Comisso, suo amico) che fiorivano nel giardino di una cultura alta e aristocratica, avversa al totalitarismo comunista, ma anche – sebbene ad esso allineato, o non scomodo – allo spirito mediocre e piccolo borghese rappresentato dal Duce, che riusciva a trattare con leggera irriverenza.

Comisso aveva viaggiato fra Estremo Oriente e Parigi, aveva conosciuto pittori e Legionari Fiumani, aveva combattuto sul Fronte del 15-18 e navigato sui velieri da pesca di Chioggia, aveva alternato la scrittura al lavoro nei campi (“La mia casa di campagna” – “Le mie stagioni” – Longanesi). Sentiamo dire spesso che in Italia non abbiamo veri scrittori, ma per lo più letterati dall’animo sedentario, inclini al giro intorno alla propria stanza, alle memorie del borgo natio, all’ elegia del campanile. Se in certi, molti casi, questo è vero, in altri, come nel caso di Comisso, e del qui ricordato Boccazzi, non lo è.

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.
Giovanni Comisso – La mia casa di campagna – Longanesi

Entrambi, figli di una terra che nutre i sentimenti tanto quanto i muscoli, i muscoli del corpo quanto quelli della mente con la sua profusione di Natura e di Arte, hanno saputo alternare la vita del letterato a quella dell’uomo d’azione, incarnandosi in un modello di artista decadente – che aveva in D’Annunzio il suo massimo emblema, ma anche in scrittori diametralmente opposti, come Hemingway – per il quale Arte-e-Vita coincidevano.

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.
Venezia in un quadro di Filippo De Pisis

Nei quadri di Filippo De Pisis c’è il dinamismo di queste vite, la sapiente misura di un pennello che non si sofferma troppo, grazie a uno sguardo che sa cogliere l’aspetto quasi stenografico della realtà, in ragione di una Volontà di vivere che eccedeva su tutto. Di De Pisis Comisso fu amante, ma anche contraltare in scrittura, la pittura dell’uno e la scrittura dell’altro si compenetravano e si equivalevano, le due vite andavano all’unisono nell’Europa compresa fra le due Guerre.

Un’altra fu amicizia importante, quella fra Cino Boccazzi e Giuseppe Mazzotti. Intellettuali e scalatori entrambi, trevigiani (Boccazzi di adozione), pionieri dell’alpinismo invernale sulle Dolomiti.

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.
Val Badia Corvara Sass Songher

Cino Boccazzi è scomparso nel 2009 all’età di 96 anni. La sua vita è stata intensa e avventurosa, divisa fra lo studio e l’azione, la scrittura e l’amore per la scoperta, espresso in molti viaggi nel continente africano, nell’amore per la montagna, per l’archeologia. Boccazzi fu un ricercatore di stampo rinascimentale, la sua visione spaziava in svariati argomenti, così anche la sua vita non fu improntata alla monotonia o a una ossessiva monotematicità, ma a un culto sempre giovanile del molteplice.

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l’attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.

Malgrado il suo nome fosse legato alla città di Treviso e alle Dolomiti, Cino Boccazzi era nato ad Aosta, la madre era discendente di una famiglia di Guide Alpine che hanno girato il mondo, partecipando a tutte le spedizioni del Duca degli Abruzzi.

Frequentò, unito da sincera amicizia, scrittori fra i quali Dino Buzzati e Giovanni Comisso. Di Buzzati era risaputa la sua passione per le scalate sulle Dolomiti. Pittore-scrittore, Dino Buzzati era abituato a trasportare come in sogno le sue Dolomiti in scenografie surreali, mescolando le proprie origini alla città d’adozione, Milano.

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.
Dino Buzzati – il Duomo di Milano, 1958

La madre Emma, donna colta e intelligente, ad Aosta frequentava i salotti oltre a nutrire una propensione per i fenomeni paranormali, interesse che passò al figlio Cino. Delle sue due figlie, una ha seguito le orme di suo padre, viaggiando in Africa e scrivendo il libro “Sognavo l’Africa”, lei si chiama Kuki Gallmann.

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.

 

 

Tracciò 40 nuove Vie sulla catena alpina, e con Bepi Mazzotti fu pioniere di un alpinismo invernale sulle Dolomiti che, abituando gli scalatori ai rigori più estremi, attrasse l'attenzione di Benito Mussolini, che voleva, grazie a loro, creare una scuola di montagna per una élite di soldati scalatori che fossero avvezzi alle situazioni più estreme, da impiegare in rischiose missioni di guerra. Creò con Emilio Comici la scuola voluta da Mussolini, fece decine di salite invernali nelle peggiori condizioni come allenamento, ma peccato che l’allenamento di quei ragazzi fosse destinato alla discesa in campo dell’esercito fascista mandato al macello accanto alle milizie di Hitler, e molti degli allievi finirono in Russia, dove in molti casi morirono.
San Cassiano alta Val Badia

 

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