Politicamente Corretto

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Politicamente Corretto

Politicamente Corretto

Il Politicamente Corretto ha sequestrato le società occidentali e le loro pubbliche opinioni. È in atto una nuova forma di totalitarismo. Light, patinato, senza le sembianze tragiche delle dittature novecentesche, anzi con derive smaccatamente comiche, ma
altrettanto pervasivo, altrettanto persecutorio nei confronti del dissenso, altrettanto convinto di detenere il monopolio della verità, e quindi del bene (Giovanni Sallusti).

Dopo Mani Pulite l’Italia sembra non essersi più veramente ripresa. Ha vissuto i tardi Anni ’90 in un bagno di gaudio crepuscolare, per poi scivolare nell’anonimato e nell’anomia degli Anni 2000 come un malato terminale che non si attenda più nulla dal Domani. La Nostra è un’epoca segnata dalla decadenza. Da un dilagante qualunquismo individualista che soffoca alla radice qualsiasi spinta collettiva, minando le stesse basi della Democrazia. La Nostra è una Società egocentrica ed egoista. Nella quale ognuno pensa solo a se stesso. Sempre più persone coltivano il proprio orticello e non si curano del bene comune. Il Mondo Presente è ben rappresentato dai talk show televisivi e dai social, in cui domina il prevalere sull’altro, con la forza o alzando la voce. Ritrovare il senso della gentilezza può essere l’unica arma che abbiamo, in quanto tutti stiamo notando che la tenuta sociale è in pericolo, che la solidarietà e il buon vicinato non esistono più, che non ci si guarda più in faccia, non si condivide. In una Società in cui dominano valori come soldi, potere, successo, non c’è più spazio per la gentilezza. Ma a volte la gentilezza andrebbe messa da parte, andrebbero messi da parte i Girotondi di Nanni Moretti e bisognerebbe prendere esempio dai Gilet Gialli francesi… quando ci vuole ci vuole… 

In sede culturale, stiamo confondendo la gentilezza e la bontà col buonismo di matrice DEM. E’ bandita ogni produzione letteraria che non sia espressione di impegno sociale, che non sia pro immigrazione e pro disagio, che non provenga da scrittori impegnati sul fronte educativo, dei diritti civili, ecc… ecc…

… (…) ci viene in soccorso
Michela Murgia, che è una sorta di bigino vivente
del pensiero unico, una che ha ideato e steso il test
noto come “fascistometro” per «L’Espresso», teso
a farti scovare il fascista (leggi il non credente nel
genderismo, nell’immigrazionismo e in tutti i dogmi
mondani del Politicamente Corretto) che è in te, a
farti vergognare di esso e a farti iniziare un lungo,
lento e difficile processo di guarigione (Giovanni Sallusti).

Dall’altra parte, sul fronte dell’individualismo e del disimpegno, abbiamo altri variegati Autori e Autrici sulla quarantina (Marco Missiroli, Chiara Gamberale, Valeria Parrella), figli della crisi di ideali indotta dal consumismo, e delle scuole di scrittura creativa, figli di Baricco, che scrivono le loro scabrosità simil pasoliniane & contestative, cadendo nel ridicolo, con trame e immagini ben (moralmente e pretescamente) confezionate, scrittori e scrittrici senza un corpo, incapaci di vivere un orgasmo senza scadere nella pornografia spicciola, senza però lo spessore, la formazione culturale alle spalle, la vera disperazione & cattiveria di un André Pieyre de Mandiargues, o la costruttività decostruente e distruttività creativa di un Anthony Burgess o di un James G. Ballard, con le loro intricate trame morali, o moralescenti (putrescenti) senza un altrettanto elevato rigore morale e di fede, gli basterebbe solo un po’ di rigore stilistico…  Con le loro frasi ad effetto, i loro bilanci ingenui, la loro verbosità, la loro noiosa maestria con la lingua, che li fa somigliare a dei giocolieri esperti, incapaci però di giocare, in quanto – molto drammaticamente, molto pateticamente – si prendono molto sul serio: drammaturgia ad effetto, enfasi di discorsi e didascalie poste a descrizione delle loro scene con linguaggio, alla fine, poco più che scolastico.

Questa, è la complessità di Oggi, che ha riassunto in sé, e cancellato, il Passato, fatto di Tradizione… con un magistrale Colpo di Stato dei Dilettanti …

Poi c’è tutta una produzione di “romanzetti” che dovrebbero parlare di sentimenti, ma si risolvono in un sentimentalismo da quattro soldi, con una esacerbazione delle emozioni e dell’intimismo degni della peggiore Letteratura lacrimevole del 1800, quella che era destinata al popolino e alle fasce di lettori meno istruiti, la cosiddetta Letteratura Edificante. Una Letteratura a tratti isterica e da confessionale bigotto. Prodotta da una schiera di scrittrici e scrittori “bravini” ma non geniali, portavoce di sentimenti mediocri e prevedibili, che sta popolando i bancali delle librerie di Oggi. Autori che si stanno facendo interpreti di una Società incapace di vivere le proprie emozioni intimamente, se non per interposta persona. Fornendo ai lettori – ma suppongo più alle lettrici – dei libri che sono dei veri e propri surrogati emozionali, ad uso della loro apatica emotività, spesso repressa, con docce emozionali e sproloqui sull’intimità dei personaggi, capaci di scatenare un’immediata identificazione sopra le righe ed euforica.

Su Mondadori Store si può leggere quanto segue:

L’autrice, S*** S***, già finalista del Premio Strega e del Premio Bancarella, si è aggiudicata un consistente premio in denaro e il diritto alla pubblicazione in Italia con D*** P***. Il romanzo verrà pubblicato anche in spagnolo dalle case editrici di Grupo P***, insieme alle traduzioni in inglese e francese.

Si tratta di un racconto corale che trae ispirazione da fatti realmente accaduti, (…). “Abbiamo letto opere di buon livello e riconosciuto che più di una meriterebbe un futuro editoriale.

Volevamo un libro di cui innamorarsi, ricco di emozioni. Personalmente, ho versato molte lacrime leggendolo, ed è quello che amo di una storia: che riesca a farsi strada nel mio cuore” ha affermato R*** R***, membro e portavoce della giuria, nonché conduttrice radiofonica e televisiva.

La vicenda, che ha colpito la S***, parla della difficoltà di comunicare tra genitori e figli e di quell’incapacità di mostrarci, proprio alle persone che ci sono più vicine, per quello che siamo. In particolare, narra le vite intrecciate di cinque personaggi, accomunati dalle tempeste emotive che ognuno di loro sta vivendo.

 

Quello che più spaventa della testimonianza di R*** R***, è l’enfasi messa sul fatto che il libro faccia piangere e sia ricco di emozioni. Giudizio piuttosto povero e unilaterale, per giustificare la validità letteraria di un’Opera. Quante cose ci fanno piangere e ci emozionano, ma non sono Letteratura. Le cipolle, ad esempio. Vengono in mente le pagine di uno fra i più grandi scrittori mai esistiti in Italia, Leonardo Sciascia: erano pagine colme di lucidità, sapientemente costruite, che non facevano piangere, ma pensare, riflettere (è molto diverso), paralizzavano il lettore. Pagine di impegno civile, e non di intimistica e crepuscolare chiusura sull’Io dei personaggi. Fa paura anche l’isterismo di certi critici, non già critici – la critica non è più ammessa, sono ammesse solo l’ovazione e l’apologia, la critica no – che sembrano essere più che altro degli allibratori da fiera del libro. Gridano a squarciagola quanto si siano emozionati, quanto abbiano pianto, questa è la loro voce critica. Isterismo, che dovrebbe sollecitare la lettura in un popolo ridotto al diagramma cerebrale piatto. E ci riescono, perché – per la maggior parte di chi va in libreria – la pietra di paragone col passato non esiste più, scrittori come Sciascia sono stati cancellati dal fiume di banalità degli ultimi 25 anni. … una letteratura dell’IO, dell’Io sono, Io penso, Io piango e Io amo, soprattutto: io scopo… una introversione verso le dinamiche interiori che ci sta facendo perdere di vista il Mondo Esterno. Ma questa non è Letteratura, se non a un livello puramente embrionale, crepuscolare, involuto. E questa è ahimè la letteratura in cui si specchiano i Valori crepuscolari e involuti di una borghesia élitaria. Di una Classe Media Piagnucolosa.

È il trionfo della “dittatura emotiva” che secondo Robert
Hughes formò quella cultura del piagnisteo antesignana del Politicamente Corretto contemporaneo (Giovanni Sallusti).

Che dà materiale narrativo a questi scrittori, con le proprie aspirazioni a una virtù che si esprime nella piagnucolosità formale, nel malessere isteriforme e macilento, ma che serba in sé una natura tutt’altro che innocua, una natura predatoria, la tipica natura dell’alta borghesia classista: un feroce desiderio di guadagnare – attraverso la scrittura, vista come ascensore sociale – le posizioni dominanti garantite dal Politicamente Corretto a chi faccia uso e profusione di termini politicamente corretti nei propri libri (genderismo, immigrazionismo), aspirazioni di una classe agiata, europeista, liberal, politically correct, una Classe che censura il pensiero non allineato a quello appunto Corretto (pro immigrati, gender fluid, non difforme dal me too).

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“Il politicamente corretto mi ha rotto. Stiamo vivendo in un’epoca piena di leccaculo e di fighette. Questo non si può dire, questo non si può fare… è tutto proibito. Che tempi schifosi… andate al diavolo!!” (Clint Eastwood).

Risale alla fine degli Anni ’80 la politically correctness, la mentalità secondo cui si deve modificare il linguaggio (e il pensiero) per non offendere nessuno, una tendenza nata nelle Università americane e poi impostasi nel resto del Mondo, grazie alla pressione delle élites intellettuali progressiste – attente soprattutto alle minoranze di ogni genere e tipo – le medesime che finanziano quelle Università, e il cui potere condizionante è evidente. Il Politicamente Corretto, in breve tempo, è diventato una vera e propria ideologia pervadente, che ha come principale bersaglio tutti coloro che vengono definiti “di destra” o “conservatori”, se non “reazionari” e “fascisti”.

In un illuminante saggio apparso sul web, Gianfranco de Turris ci spiega così l’origine di quanto sta accadendo Oggi. Cioè, l’isolamento intellettuale di coloro che non intendono adeguarsi a questo tipo di autocensura, che l’intellighenzia mondiale radical chic per quasi quarant’anni ha utilizzato a proprio vantaggio, imponendo una vera e propria dittatura, da cui l’espressione “Pensiero Unico” per identificarla (Gianfranco de Turris).

Chi abbia letto ed amato i Classici, sarà incline a vedere nell’Uomo una ambigua amalgama di Bene e Male, e chi abbia compreso le Sacre Scritture, comprende che la Grazia cristiana è la potestà che Dio ha di “salvarci”. L’uomo non può salvarsi da solo. Tuttavia, con la Modernità – nella sua accezione illuministica – l’Uomo ha dimenticato proprio questa umana saggezza. Corrado Ocone, ci spiega che l’uomo ha creduto di poter dominare la natura, le forze sociali, la sua stessa vita. Non solo: di poterla progettare secondo i suoi disegni, forgiarla come si forgia la creta. Un progetto prometeico, che si è voluto considerare emancipativo, che in qualche modo ha raggiunto oggi, con l’ingegneria genetica, i confini stessi della vita, l’“essenza umana”. È l’idea del limite, che è l’atra faccia della libertà, che è venuta meno. La libertà, senza quella idea che ne era l’ombra, ha finito per contraddirsi e per convertirsi nel più totale nichilismo. (…) L’uomo non nasce buono e diventa cattivo in questa società, come voleva il Jean Jacques Rousseau negatore, secondo il filosofo cattolico Jacques Maritain, proprio della Grazia e del peccato originale della tradizione cristiana. Il tutto secondo la più tipica idea illuministica dell’“Ecrasez l’infame” (Corrado Ocone).

Quando parliamo di Politicamente Corretto, stiamo inevitabilmente parlando di qualcosa che discende in linea diretta dall’Illuminismo e il Regime del Terrore del 1793.

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Lo spirito giacobino del Politicamente Corretto è il medesimo che ha messo in azione le ghigliottine francesi, ma Nel 1789 gli artefici della rivoluzione non l’hanno né voluta né immaginata, vi ci sono scivolati dentro senza averne loro stessi consapevolezza (Bronislaw Baczko), mentre nel 2020 i fautori della dismisura e del Politicamente Corretto hanno piena consapevolezza di ciò che fanno, e sono appoggiati/protetti dal potere economico finanziario delle élites dem.

Alle élites colte non manca nemmeno l’appoggio del pensiero (e relativa base finanziaria) tecnocratico, cui al tradizionale concetto di Natura – ovvero, manifestazione di una realtà metafisica e di un ordine Divino trascendente cui è impossibile emanciparsi senza precipitare nel caos – ha sostituito – cultura della dismisura e della relatività – una serie di meccanismi ciechi, di istinti, di fenomeni che l’uomo cerca di controllare, creando da sé un sistema di valori, secondo criteri arbitrari, immanenti e relativi (Livio Cadè).

Calzano, a questo proposito, le parole di Julius Evola in “Rivolta contro il mondo moderno”: «Il processo per cui le distruzioni spirituali, il vuoto stesso che l’uomo divenuto “uomo economico” e grande imprenditore capitalista si è creato intorno a sé, lo costringono a far della sua stessa attività – guadagno, affari, rendimento – un fine, ad amarla e volerla in se stessa pena l’essere preso dalla vertigine dell’abisso, dall’orrore di una vita del tutto priva di senso.»

Quell’abissale mancanza di senso che genera caos quando l’Uomo vuole sostituire le leggi della natura con le proprie, facendosi artefice del proprio destino ed eleggendo in maniera immanente il Desiderio a fine ultimo, liberandolo da qualsivoglia precedente metafisica. La nuova metafisica dei giorni odierni è immanente alle cose, ovvero, le cose stesse sono diventate l’orizzonte cui tende la nuova metafisica, dettano leggi e regole. Poco importa che, tra le Cose, vi ricadano anche gli esseri umani, perché l’Uomo potrà infatti cambiare identità, anatomia, funzioni endocrine. Un Io onnipotente potrà trasfigurare il suo corpo mediante metamorfosi ormonali e chirurgiche, trasferire la sua psiche in nuovi soma, emancipandola dalla casualità biologica, quasi reincarnandosi (Livio Cadè).

©, 2020

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