Establishment e arte Wyndham Lewis

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Edith Sitwell 1923-35 by Wyndham Lewis 1882-1957

Establishment

L’arte può piacere all’establishment? O meglio: l’arte che piace all’establishment è arte?

Di certo il giornalismo non può piacere all’establishment. E non è giornalismo, quello che piace all’establishment.

Siamo tutti d’accordo che il giornalismo – lo dicono i giornalisti stessi – non possa piacere all’establishment.

L’arte però può piacere all’establishment.

Ma, è vera arte, quella che piace all’establishment?

Perché ammettiamo che l’arte possa piacere all’establishment, e il giornalismo no?

C’è differenza fra arte e giornalismo, o non è forse il giornalismo una delle tante forme d’arte?

Stiamo parlando di giornalismo e di arte espressi ai massimi livelli, però.

L’arte vera, non può piacere all’establishment.

Dante Alighieri piaceva all’establishment?……………..

Faccio questi ragionamenti, dopo aver letto diversi contributi al pittore e scrittore Wyndham Lewis. Artista misconosciuto in vita, e dimenticato dopo la morte.

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Wyndham Lewis nacque in Canada nel 1882 e morì a Londra nel 1957.

Morì cieco, ammalato, povero. La sua vita, fu spesa nell’essere nemico di tutti, nell’essere indomito, spregiudicato, avverso ad ogni conformismo.

Stenio Solinas gli dedica un libro. Edito da Neri Pozza: Genio Ribelle. Arte E Vita Di Wyndham Lewis.

A guardare la foto giovanile in copertina, è un bellissimo uomo.

Uno di quei dandy, di quegli snob insolenti, che gremivano le cronache mondane dei ruggenti e voraci, spasmodici Anni’20. Un omosessuale, bellissimo?

Paolo Isotta scrive: “un dandy, uno snob, un omosessuale. Non era alcuna delle tre cose. Era uno spirito potente, dall’eros eterosessuale violento ma portato a disprezzare la donna siccome colei che distrae l’artista dalla creazione”.

Mi viene in mente un altro ribelle di recente memoria, un dandy anche lui, ma francese, anzi, bretone, uno che però amava le donne, ne era amato, tanto quanto dall’establishment stesso, lo stesso establishment che ama la trasgressione e detesta la rivoluzione, che ama i Rolling Stones e tutti quegli effeminati efebici e androgini spiriti contestativi che nulla contestano: sto parlando di Serge Gainsbourg, delle sue canzoni dal sapore troppo glamour per convincere che siano rivoluzionarie: già, stiamo solo parlando di semplice trasgressione, sesso per il sesso, principio di piacere lasciato a se stesso.

No, con Wyndham Lewis, vero, tragico outsider, siamo su tutt’altro terreno.

Wyndham Lewis non creava nulla per piacere agli altri. Se ne infischiava del giudizio. Infatti, visse e morì povero. Era un narcisista? Sì, decisamente. Ma un narcisista auto distruttivo, non un gigione auto compiaciuto e ruffiano. A questa categoria appartengono i Gainsbourg e i Rolling Stones, due esempi fra i tanti.

Tuttavia, la sua prosa gli valse la definizione di T.S. Eliot di «maestro supremo dello stile». A Eliot, a Ezra Pound (suo amico) Wyndham Lewis piaceva, e non stiamo parlando di due artisti da poco, ma di due eccellenti “mostri” della letteratura di tutti i tempi! Dunque, cosa diamine è successo nella vita di Lewis, tanto da costargli l’ostracismo anche dopo la morte?

Ancora Paolo Isotta: “Era un poeta di autentica avanguardia: non quella da manifesto. In Italia uno solo dei suoi libri venne tradotto ed è introvabile. Ma la sua opera è tuttora sconosciuta, o misconosciuta, nella sua patria; un italiano, con una ricerca paziente, appassionata, di grandissima competenza, gli rende giustizia”, e qui Isotta si riferisce al già menzionato Solinas.

Gli Anni Dieci Venti e Trenta erano Anni assatanati. Geni ribelli e outsider di alta levatura si spartivano le cronache mondane con soggetti psichiatricamente interessanti, egocentrici assortiti e svariate personalità dall’animo perverso e paranoico. Basti leggere i racconti dell’Età del Jazz di Francis Scott Fitzgerald, o seguire le vicende del Monte Verità di Ascona nella Svizzera Ticinese.

Per lo più, erano personalità eccentriche, a volte non veri artisti ma compagni di ventura, spiriti gregari come nel caso, ai tempi della Beat Generation (Anni’50) di Jack Kerouac e dell’amico (non propriamente artista codificato, ma vero ispiratore di “On The Road”) Neal Cassady; vi erano leaders carismatici e molti supporters, in un turbinio di amori e amorazzi e collaborazioni reciproche che spesso finivano in litigio, destavano scandalo tra la gente comune, ma generavano il Mito di quegli Anni.

Sicuramente, in questo ambito, Wyndham Lewis era apprezzato, ma era l’establishment, il mondo al di fuori, che lo detestava, e tuttora lo detesta.

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Wyndham Lewis

©, 2020

 

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