La gente

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Gente

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Il bacio (Bernardien Sternheim, 2001)

Citazioni sulla gente.

Citazioni[modifica]

  • Gli altri, la gente, è come me: bagnata dalla pioggia o sferzata dal vento, sconvolta dalla gioia o affogata dalla malinconia. (Enzo Biagi)
  • La gente che trova le parole già pronte non sa che avrà i pensieri già fatti. (Aldo Busi)
  • La gente confonde quello che legge nei quotidiani con le notizie. (A. J. Liebling)
  • La gente è strana, quando tu sei straniero. | Le facce sembrano minacciose quando sei solo. | Le donne sembrano malvagie quando non sei desiderato. | Le strade sono strane quando sei giù di morale. (The Doors)
  • La gente è volgare. Fatela contenta, blandite l’uomo comune e lasciategli credere di essere un principe. (Francis Urquhart, Michael Dobbs)
  • La gente gode di più il divertimento quando sa che tante altre persone sono rimaste escluse dal divertimento. (Russell Baker)
  • La gente manipola e viene manipolata, imbroglia e viene imbrogliata in continuazione, senza rendersene conto. Fanno del male e ne ricevono senza rendersene conto. Rifiutano di rendersene conto perché non potrebbero sopportarlo. (Gianrico Carofiglio)
  • La gente non ama parlare delle cose più intime. (Stalker)
  • La gente non è cattiva, sapete: ha solo paura di essere buona. (Campane a martello)
  • La gente non fa sempre le cose che vorrebbe, ma finisce con l’accondiscendervi. L’accettazione passiva del principio che “non tutto nella vita è come lo si vuole. Ma deve essere così”. (Ignácio de Loyola Brandão)
  • La gente! | Tutti ce l’abbiamo con la gente… | Come se non ne fossimo parte, | ci si estromette sempre! Sempre! (Caparezza)
  • La gente vive, credo, proprio per disilludersi e sceverare. (João Guimarães Rosa)
  • Mi piace la gente normale, che svolge una vita normale, | che ha figli da sfamare, bollette da pagare e non ha manco il tempo per cagare. (Caparezza)
  • Non amo viver con tutta la gente, mi piace solo la gente “bene” | come si dice comunemente: “bene si nasce non si diviene”. (Francesco Guccini)
  • Non è vero che la gente non capisce, non possa capire. Vero, invece, che la gente perlopiù è allevata con tanto invisibili quanto mostruosamente consistenti paraocchi affinché non possa affrontare i suoi problemi. (Danilo Dolci)
  • Quando la gente comincia a ragionare, tutto è perduto. (Voltaire)
  • Se dai alla gente l’illusione di pensare, la gente ti amerà; ma se la fai pensare davvero, ti odierà. (Don Marquis)
  • Una vita che non dia luogo a commedie e personaggi è inconcepibile. Perfino un idiota ha la sua civetteria, e anche un santo che non va fra la gente, dalla gente viene cercato. (Elias Canetti)

Charles Bukowski[modifica]

  • Il mondo era infelice. La gente camminava nell’oscurità. La gente era terrorizzata e delusa. La gente era presa in trappola. La gente era frenetica, e sempre sulla difensiva. Tutti si sentivano come se stessero sprecando la propria vita. Ed era vero.
  • “La gente è fortunata. Le piace tutto: coni gelati, concerti rock, cantare, ballare, odio, amore, masturbazione, panini col wurstel, balli folk, Gesù Cristo, i pattini a rotelle, lo spiritualismo, il capitalismo, il comunismo, la circoncisione, i fumetti, Bob Hope, lo sci, la pesca, l’omicidio, il bowling, i dibattiti. Tutto. Non hanno molto, perché non si aspettano molto. Ma sono una grande banda.”
  • La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.
  • La gente era limitata e diffidente, tutta uguale. E io devo vivere tutta la vita insieme a questi coglioni, pensavo.
  • Non mi piace tanto la gente. Più ci sto alla larga, meglio mi sento. (Wikipedia)

 

 

Opera di George Grosz

OMAGGIO ALLA PITTURA DI GEORGE GROSZ

Il Tipo Comune, davanti alla sua birra in una giornata afosa, assume un’espressione di totale trionfo dei sensi, un compiacimento così intenso che indica una (compiuta e) totale realizzazione di tutti i suoi desideri, la quale esclude tutto il resto, ogni altro anelito trascendente, ogni altra spinta ideale, ogni altro bisogno che non sia quello del suo stomaco.

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L’anziana signora parla in continuazione, di cose piccine piccine e di problemucci comuni, con una tale convinzione, una tale considerazione per se stessa, da sembrare stia enunciando concetti della massima importanza e urgenza per la Collettività. La sua faccia e il suo sguardo si contraggono in una fissa durezza quasi inespressiva, che sarebbe più consona a un oratore latino. Ella ripete che dice sempre la verità, che, per questo motivo, nella sua vita si è fatta molti nemici, che non guarda in faccia a niente e nessuno, e che si ritiene una persona massimamente onesta. La vacuità dei suoi concetti è direttamente proporzionale all’importanza del suo sguardo, e del suo tono di voce magnificante.

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La ultra matura inanella amori e uscite con cadenza settimanale. Da quando aveva vent’anni ambiva a un matrimonio altolocato, volendo ben investire sguardo da gatta e perfetto fondoschiena. Sì è presa una laurea facile e fa la segretaria in una grande ditta. Non ha mai coltivato un interesse fuori dal lavoro e dal proprio fondoschiena. Aspetta da sempre il venerdì sera, per portare il fondoschiena a spasso, e irretire qualche maschio danaroso col suo sguardo. Il giochetto ha funzionato sino ai quarant’anni, età entro la quale lei ancora sperava in un matrimonio. Qualcuno glielo ha anche promesso, e lei si è ripetutamente illusa. Tra cene pagate e amplessi affrettati, sono però arrivati i cinquant’anni, e lei non ha smesso di annoiare gli uomini, non ha imparato a non farsi usare, non ha ancora smesso di sperare. Forse spera ancora nell’amore, ma nella sua voce si è creata come una crepatura di disincanto, una velata disperazione da ubriaca, che gli uomini avvertono, e fa sì che ancora una volta la usino, e la gettino, come un oggetto buono ancora per poco.

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Oggi i Para Chic fanno i Finti Poveri per allinearsi al retaggio glamour di un’epoca falsa e patinata. Li vedi nei loro abiti ricercatamente poveri e sdruciti, nelle loro pose scarne da modaioli del Tai Chi, con quell’espressione di superiore pacificazione nel volto, “alternativi col grano” irritanti e indisponenti, non posseggono una reale bontà verso il prossimo, né una schietta sincerità, piuttosto esprimono una sovrastruttura ideologica, magari vegana, mediata da mode new age imparaticce, che li rende in qualche modo altezzosi, arroganti, di un’arroganza mitigata in forma colta, non di certo populista e greve alla Salvini, mai il giusto suo opposto, un’arroganza mimetica, un para buddhismo modaiolo sostenuto da abitudini rilassate, in ragione di uno stile di vita agiato, egoista, in qualche modo settario.

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Dice di “essere affascinata” dalla psicoanalisi, in quell’”affascinata” è contenuta l’incoerenza morale di una giovane ragazza dalla condotta tossica e promiscua, dedita ai rave nei centri sociali, che trae dal suo modo di leggere la psicologia le giustificazioni di una vita dispersiva e poco rispettosa degli altri. La ragazza nasconde a se stessa la propria vuotezza mentale e morale, e la riempie di concetti elevati e un po’ fumosi per apparire più di quello che è.

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E’ un uomo oltre i sessanta, da una vita fa il commerciante di successo, ha da parte molti beni e molti soldi, guadagnati coi prezzi sempre troppo alti dei suoi prodotti, e i bassi compensi dati al suo personale. Nel suo circondario viene rispettato come una sorta di capo tribù, di reuccio. I suoi dipendenti hanno espressioni afflitte e scontrose, sguardi che dall’abbattimento a volte si tramutano in un’espressione vendicativa. Nel suo negozio nessuno mai alza la voce, tutto fila liscio e tutti obbediscono con le spalle ricurve e lo sguardo abbassato. Lui distribuisce ordini a mezze parole, a gesti tronchi, e impera nel suo castello elargendo dall’uscio sorrisi e auguri ai passanti, che lo lodano, lo ringraziano, lo venerano. Il reuccio ha una costante espressione sorridente, compiaciuta, appagata, una sorta di contrazione facciale fissa, che mai tende al serio, che mai si scompone. Viene da chiedersi di quanti soprusi e di quanti imbrogli si alimenti quel sorriso.

Andrea Di Cesare

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