Dubai, l’ultima utopia

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Titolo: “Dubai, l’ultima utopia”

Auotre: Emanuele Felice

Editore: Il Mulino

Anno di pubblicazione: 2020

Pagine: 216

 

Quando racconta la città più felice del mondo, come recita la scritta in aeroporto, Emanuele Felice ha il pregio di una narrazione che incuriosisce il lettore, posto davanti ad un miracolo di modernità e sfarzo in costante crescita, tra luci e molte ombre.

La “vetta del consumismo planetario” accoglie i visitatori con cortesia, pochi e blandi controlli alla dogana, agli Europei non serve neanche il visto per entrare.

Subito si capisce che l’esperienza non può non colpire il visitatore, nemmeno il più disincantato: “Il consumismo tocca vette di splendore che scintillano contro il sole d’Occidente… Promette felicità… Tutto scintilla, tutto cerca di meravigliare gli occhi… raffinatezza e sfarzo combinati insieme… è la droga della bellezza, mi dico…”

 

Nella città in cui le infinite possibilità economiche mettono una pista da sci e un acquario in un centro commerciale, dove nasce una costa artificiale per alberghi e grattacieli e i record si inseguono uno dopo l’altro, la crescita economica si allinea al progresso e crea reddito, che a sua volta crea favore. Rintracciamo così i prodromi della politica del consenso andando indietro nel tempo: dall’Ottocento in avanti le capacità imprenditoriali e la visione a lungo raggio della casa regnante Al-Maktoum seppero dare infinito benessere agli autoctoni, in cambio della rinuncia alle libertà politiche. Si creò così un paese dove il fatto di godere di numerosi benefici divenne garanzia di stabilità e potere. Panem et circenses.

Per contro ad un’autocrazia dove il sovrano è anche il principale imprenditore e il potere politico ed economico quindi coincidono, si pongono numerosi problemi e interrogativi: etici (non esistono diritti per gli immigrati, che sono la parte preponderante della popolazione, né ipotesi di integrazione né servizi sociali), ambientali (pensiamo alle fontane, ai canali, ai giochi d’acqua, all’utilizzo dell’aria condizionata e alla movimentazione idraulica degli ascensori nei grattacieli… siamo nel deserto…), politici (“questo sistema è quanto di più lontano esista dal nostro liberalismo, mentre è pienamente liberista… un capitalismo sfrenato e autoritario, guidato da una élite il cui potere non può essere contestato”).

 

Il concetto di felicità, sul quale ci si interroga indirettamente (ma non troppo) fin dalle prime pagine, dà il via ad una disamina importante sulla differenza tra il sentirsi semplicemente contenti e l’essere felici. Una diversità che chiama in causa il pensiero filosofico dell’Occidente, creando un focus inaspettato sull’idea di sviluppo umano, basato sulla libera ricerca del significato da attribuire alla propria vita, proprio lì dove i diritti umani sono appannaggio dell’unica classe che conti: quella dei Nationals.

“L’utopia della città più felice sulla Terra poggia su impressionanti capacità politiche ed economiche, radicate nel vissuto di questi sceicchi e in grado di dare forma a un capitalismo autoritario talmente efficace da mettere in discussione i valori storici dell’Occidente, cioè l’idea «progressista» che la crescita e i diritti umani vadano insieme. Le democrazie sono meglio delle autocrazie anche in quanto a crescita economica? Anche per quel che riguarda la promessa di benessere materiale?”

 

Nella favola artefatta di Dubai, dove il capitalismo si separa dai diritti dell’uomo in maniera impressionante e dove l’utopia del titolo diventa alla fine dei conti distopia, Emanuele Felice allarga la prospettiva, con un’analisi delle democrazie occidentali, che appaiono in crisi, e delle forme autocratiche, che non favoriscono una sana crescita interna e la libera innovazione, luoghi “dove i diritti umani sono d’intralcio e la sfera relazionale si riduce all’idea dell’armonia collettiva, che annulla l’individuo”.

Come procedere allora?

“Il caro vecchio ideale delle democrazie ha ancora buone carte da giocare. A condizione che sappia far valere un’altra visione dell’uomo: cosmopolita, relazionale, libera… solo così la democrazia potrà sperare di governare e migliorare il capitalismo, e vincere la sfida contro il nuovo dispotismo”.

Al di là di qualsiasi valutazione politica e sociale, una cosa è certa: Dubai saprà regalare a chiunque vorrà visitarla, un’esperienza strabiliante, sfarzosa, “traboccante di comfort…quasi stucchevole…”.

 

©, 2020

 

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