# Andrà tutto bene – racconto

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1)

… mai in Italia si erano viste le bandiere tricolore alla finestra…

 

 

La situazione si sarebbe risolta solo con il contributo responsabile di ogni singolo individuo. Che la situazione fosse precipitata nel corso delle ultime ore, se ne era accorto dal comportamento della sua cagnolina. Per tutto il giorno era stata immersa in un appartamento che aveva mutato il proprio paesaggio sonoro: non più l’allegro e alacre picchiettare dei tasti del pc, non più la musica che Sax era solito ascoltare, ma continui dispacci televisivi con un tono costantemente allarmato, e poi le lunghe conversazioni via Skype con Stella. Sax sapeva che, per iniziare a scrivere di quei giorni, avrebbe dovuto essere come uno scultore, o come un disegnatore, i quali debbono prendere l’angolazione giusta, e da quella partire. L’angolazione da cui partire, era appunto Pepe, la sua cagnolina.

Il coronavirus era un nemico che ci rendeva tutti impegnati in una guerra. Solo che era un nemico invisibile, e ancora non conosciuto, che mutava forma in continuazione sotto i vetrini dei virologi, facendo mutare l’atteggiamento di politici e organi di informazione. La guerra si stava rischiando di perderla proprio per questo motivo, per l’informazione errata, che diveniva tale per la mutevolezza continua del quadro virale.

Sax era già da un mese, da quando erano giunte le prime tragiche notizie da Wuan, che non prendeva più mezzi pubblici né taxi, e si muoveva per la città unicamente sulle proprie gambe. Un suo amico, sulle prime, gli aveva detto che stava esagerando con quella misura di circolare solo a piedi, il virus è lontano, in Italia ancora non c’è.

In Italia ancora non c’è, parole che riecheggiavano nella sua mente, gli parevano lontane, ma al tempo stesso, tutto era precipitato in un lasso di tempo tragicamente breve, ma lui già da tempo si era abituato ad auto proteggersi.

Da quando i due turisti cinesi isolati a Roma, all’Ospedale Spallanzani, erano stati oggetto di diffusi bollettini nei telegiornali, Sax aveva capito che bisognava proteggersi. Sax aveva capito che la lentezza dell’informazione, che arriva a descrivere un disastro solo quando questo si è già verificato, non poteva essere il termometro reale della situazione in atto, e aveva capito che i politici non avevano ancora provveduto a chiudere confini regionali e frontiere, solo per il timore di portare prematuramente la Nazione al collasso. Ma aveva capito che il virus stava già circolando, quindi, andava a piedi, lunghe camminate, anche di tre ore, lui e Pepe, estenuanti ma anche, in una certa maniera, avventurose.

Pepe quella sera era tranquilla. Dormiva nella sua cuccia già da diverse ore. Le frequenze allarmate della televisione le passavano sopra, e forse la stavano costringendo a una quiete forzata. Sax evidentemente stava sviluppando emissioni di adrenalina che influivano sulla coscienza attenta di Pepe. Non saltava più in tutta la stanza, né chiedeva più coccole con la cadenza di qualche giorno addietro. Pepe era una cucciolina di dieci mesi, prelevata molto presto dalla madre, con una grande ansia di separazione, che, difficilmente, Sax stava cercando da poche settimane di svezzare. La povera Pepe, già forte e così coraggiosa anche se tanto piccola, aveva già imparato il rigore di quei lunghi trekking urbani.

Solo un mese addietro, era giunta la notizia che le giovani ricercatrici dello Spallanzani avevano isolato il virus. Fu un momento di grande speranza, solo un mese prima, Sax, in una di quelle sue lunghe passeggiate, aveva incontrato la madre di Stella, anziana e dalla salute compromessa, e l’aveva baciata, quasi spensieratamente, come qui in Italia siamo abituati a fare quando ci si incontra con una persona amica. Il 10 marzo 2020, non solo non ci si poteva più stringere la mano, ma non si poteva più uscire di casa, se non per comprovate esigenze lavorative, di salute, di forza maggiore.

Navighiamo in acque sconosciute. Gli scienziati sono impossibilitati a fare simulazioni e proiezioni, vista la misteriosità di questo virus. Il premier Conte sta dando prova di grande responsabilità, è il vero Papà di questa Nazione impaurita. Sax lo aveva detto sin dal suo primo insediamento del Conte1: Conte ci darà delle belle sorprese, malgrado adesso stia raccogliendo critiche su critiche… Lo aveva capito dalla sua faccia, dai lineamenti puliti, e dal tono di voce, garbato. Sax non se ne intendeva di politica, ma era un esperto di fisiognomica.

La Democrazia di cui Noi andiamo orgogliosi, si sta dimostrando il punto debole di questa guerra contro il nemico del contagio. In Cina ce l’hanno fatta, perché andavano a prendere le persone a casa. I cinesi sono un esercito di soldati privi di individualità cresciuti sotto la dittatura. Noi stiamo pagando la nostra libertà col rischio di un contagio fuori controllo. Ma oggi, 10 marzo 2020, i telegiornali stanno dando la sensazione che il popolo italiano si stia accorgendo del pericolo. Il nemico sta bussando alle Nostre porte, non c’è età anagrafica che ci protegga. Anche i giovani si ammalano, ma i giornalisti, sino a pochi giorni fa, ci hanno abituati all’indegno refrain dei decessi per età avanzata e quadro clinico già compromesso. Oggi, 10 marzo 2020, alcuni giornalisti stanno chiedendo scusa in diretta.

Non potendo circolare per le strade, si circola nella rete, sia televisiva che Internet. Il Gran Turismo è diventato stanziale. Si sta riscoprendo il gusto per il piccolo, per il Tour dans ma chambre. # io resto a casa.

 

2)

Ascoltava Angie, degli Stones. In un momento come quello, non c’erano altre canzoni altrettanto adatte a non distrarre un animo turbato dalla propria sofferenza, dal proprio raccoglimento, quasi una preghiera. Le note al pianoforte, la voce sofferta di Mick Jagger, l’arpeggio alla chitarra, erano un pianto sommesso, un versamento silenzioso di lacrime, col violino che scavava orizzonti lontani, di ricordo, di perdita, di sgomento. Stiamo per perdere tutto, stiamo camminando su una enorme voragine che ci può inghiottire. Siamo su un abisso. I nostri padri se ne sono andati da un pezzo. Siamo soli.

3)

Lavarsi le mani era sufficiente a debellare un virus come la paura? No, quella resta. Forse non sei mai entrato in contatto col virus nell’arco della giornata, ma il virus della paura è più visibile di quello biologico, lo vedi per strada, nei supermercati ad ingressi scaglionati, sulle facce coperte da mascherine e sciarpe, nel passo affrettato e furtivo della gente, anche nell’androne del tuo condominio, saluti dati a tre metri di distanza, senza sorrisi troppo espansivi che possano fare uscire goccioline di respiro. La cortesia è trattenuta e sospesa, ma in coda, davanti alla farmacia, o al supermercato, c’è voglia di parlare, di condividere, un estraneo, una estranea, improvvisamente diventano un pezzo della tua vita, del tuo Destino. Il ricordo della guerra ormai è solo nei libri di scuola, e i nonni, quelli che l’hanno vissuta, stanno morendo proprio in questi giorni, ma la guerra si è palesata in una nuova forma di distruzione, una distruzione silenziosa, senza bombe né spari, che mina la Nostra esistenza nel suo fondamento: la circolazione. Era difficile pensare, in momenti di normalità, che si potesse addivenire un giorno a uno stop della circolazione, in una città iperattiva come Milano. Su di essa, si basava tutto. E su di essa si basa, si alimenta la sopravvivenza di questo virus.

Mentre Sax scrive, appena ascoltato il secondo discorso del Premier Conte alla Nazione, quello dell’11 marzo 2020, in cui si annuncia il blocco di tutte le attività, spenta la tv e spento lo stereo, il silenzio è gravido d’attesa, un silenzio rotto solo dal sommesso ticchettare della sveglia, che segna il tempo, il tempo che potrà salvarci, come condannarci, dalla città e dal condominio non proviene alcun rumore, e Sax sente solo il proprio respiro, il mugolare della cagnolina addormentata accanto a lui, il picchiettare dei tasti, gli sembra di essere tornato in una di quelle lontane notti in montagna, della sua giovinezza, in cui non aveva paura del silenzio e, anzi, stava cominciando ad amarlo. Ma, diversamente da allora, che era un silenzio gravido di vita, il canto dei grilli, il gorgheggiare del torrente, lo stormire della foresta, questo è un silenzio sospeso, di isolamento, artificiale. Sax ne è affascinato e impaurito al tempo stesso. Un silenzio così, in città, non si è mai udito. Nemmeno la sirena di un’ambulanza. Di macchine non ne girano più, per cui, non vi sono più nemmeno incidenti. La gente all’improvviso è divenuta più prudente, perché sa di non potersi permettere di finire in rianimazione. Sax si dava coraggio ascoltando i video, le interviste ai sapienti che fiorivano nel web, su network come byoblu, contenuti che in tv non si trovano, come l’intervista all’ex Ministro della Salute Girolamo Sirchia, il quale, con voce ormai flebile, ma con tono sdegnato, racconta di come sia sparito il Centro di prevenzione delle calamità infettive che lui aveva messo in piedi, un centro nel quale, sino al 2005, si facevano previsioni per affrontare eventualità come queste, ma che i tagli alla Sanità avevano fatto morire. La logica del profitto era la responsabile di un consumismo sfrenato e di un conseguente taglio alle risorse pubbliche che ha reso le Nazioni occidentali impreparate all’appuntamento fatidico col virus. Definiva i politici che avevano generato quello stato di cose dei cialtroni e degli incoscienti, e l’Italia ormai una Nazione asservita alla tirannia germanica, che presiedeva un’Europa affamatrice. Ci vogliono far fare i tedeschi, diceva, ma noi non siamo quella gente lì… La politica doveva uscire dall’emergenza, dicevano altre voci, altri ancora dicevano che la scienza aveva preso il posto della politica, che tutti parlavano, e che c’era una gran confusione, in assenza di una precisa catena di comando.

Vista la litigiosità dei politici, il Premier Conte aveva dovuto prendere il comando, con Decreti ispirati a uno stato di eccezionalità, i cosiddetti Dpcm. Ma anche l’analisi giuridica formale era inadatta ad analizzare lo stato giuridico che si andava configurando in quel momento, perché Conte aveva fatto discendere il suo ultimo Decreto non dalla Costituzione interna all’Italia, ma dalla dichiarazione di un organo scientifico internazionale, l’OMS, che aveva dichiarato lo stato di pandemia. Quindi, si andava a configurare una sorta di giurisprudenza internazionale e sovra nazionale, presieduta dalla scienza. Lo stato di cose era veramente eccezionale, senza che molti se ne stessero rendendo conto, il Mondo stava cambiando irrimediabilmente. La pandemia stava legittimando una volta di più un’economia che si basava su rapporti virtuali, gli scambi interpersonali una volta di più erano stati inglobati nei Server, e lo spauracchio di una distribuzione telematica globale stava diventando forse una realtà permanente, con l’uccisione di tutti i commerci al dettaglio che si basavano su una prossimità reale, i negozi. Lo spauracchio che tutti i complottisti avevano sempre temuto, quello di un monopolio oligarchico, stava diventando realtà. Quando la scienza sostituisce la politica, la risposta è una risposta tecnologica, perché la scienza produce tecnologia, e la tecnologia è il modo nel quale la scienza si trasforma in politica. Stiamo celebrando la possibilità di tenere le lezioni scolastiche via Internet, di fare il lavoro Smart, c’è tutta una narrazione in corso sul fatto che la tecnologia ci salverà e ci farà tornare alla normalità, che adombra un sottostante progetto di separazione sociale, con un gigantesco trasferimento della vita sociale dal mondo delle relazioni fisiche, a quello delle relazioni mediate dalla tecnologia, con una trasformazione del Capitalismo, da un Capitalismo delle relazioni fisiche, a un Capitalismo della Rete e delle Piattaforme.

Sax, mentre scriveva, osservava il monitor del proprio PC con un misto di speranza e di diffidenza. Erano giorni che non vedeva Stella se non via Skype. Viveva in una bolla. L’odore pungente della candeggina da alcuni giorni aleggiava per la casa in maniera persistente. Anche le sue mani sapevano di quella sostanza ed erano sempre secche. Non si poteva più mettere il cibo nel frigorifero senza averlo preventivamente disinfettato. E se una confezione di cibo non disinfettata veniva sbadatamente posata sulla tovaglia, bisognava mettere subito questa in lavatrice. Togliere del tutto la tovaglia diventava la scelta più ragionevole, in modo da avere una superficie completamente liscia da poter regolarmente disinfettare. Bisognava essere ossessivi all’ennesima potenza. Era molto faticoso. Poteva anche diventare snervante, se si continuavano a compiere errori come questo, ma per non compierli bisognava vivere a un livello di attivazione psichica molto alto, che era pure esso snervante. Pepe era continuamente immersa nel sonno. Evidentemente gli animali sono dotati di canali percettivi più fini dei nostri per avvertire il pericolo. La solitudine che Sax stava vivendo non gli pesava in sé. Da una vita intera era una persona sola, aveva attraversato periodi in cui non aveva un solo amico, il rito dell’aperitivo non ha mai saputo cosa fosse. In casa aveva di che leggere, scrivere, dipingere, ascoltare musica. Era il motivo sottostante, di quella solitudine, che lo metteva in apprensione. Vedere al telegiornale le immagini di Milano in stato di emergenza, le immagini dei reparti ospedalieri sovraffollati, la notizia dei decessi fra il personale medico, degli infermieri spesso angosciati e costretti a turni massacranti, delle camere mortuarie in saturazione, la visione delle interviste televisive condotte con la mascherina in uno stato di assedio da parte del virus, quella sera lo aveva portato alle lacrime. Erano pianti che duravano pochi secondi, caldi, nervosi, quasi ciechi. Allora, prendeva su Pepe e la stringeva forte al petto, faceva proprio l’hashtag che circolava da poche ore, andrà tutto bene, Pepe, sussurrava alla cagnolina.

 

4)

Scrivere era diventato un atto difficile e più faticoso del normale, anche perché non sapeva cosa scrivere. Da più di un anno aveva quasi cessato con le sigarette, e da poco tempo aveva ripreso a fumarne un numero ridotto, numero che era lievemente cresciuto in quegli ultimi giorni, dato lo stato di immobilità e di tensione. Si sentiva come un imputato in un processo, in attesa della sentenza. Non era vera e propria stanchezza, ma logorio interiore, logorio dell’anima e della psiche. La stanchezza la stavano vivendo i medici, gli infermieri, i riders che portavano i pasti a domicilio, i farmacisti, le cassiere dei supermercati, i postini. Lui tutto sommato non era stanco, né in pericolo, eppure, viveva, come tutti, quel logorio. Era di grande conforto la cagnolina, solo percepire la sua presenza nella casa era un aiuto. Si sentiva anche responsabile verso di lei, non doveva ammalarsi per non doversi staccare da lei. Avrebbe voluto poter aiutare la collettività in quell’emergenza, ma sapeva che l’aiuto più grande che le poteva dare era quello di restare a casa, per non contagiarsi e non contagiare altri.

Era notte fonda. Per tutta la sera la tv era stata accesa. Ormai, Sax, insieme a chissà quanti altri italiani, sentiva familiare la voce di inviati e conduttori. Ancora immagini girate per le strade delle città, da paralizzare il cuore.

Aveva letto un lungo racconto di Conan Doyle, con la cagnolina in braccio e la finestra aperta. Aveva sentito il fresco entrare in casa, e il rumore delle foglie mosse dal vento, in giardino. Si era completamente dimenticato del virus, quando udì, provenire dalla strada, il rombo di un mezzo meccanico che produceva un soffio potente, forse stavano sanificando strade e marciapiedi.

Dormì tutta notte con Pepe stesa accanto. Il mattino dopo fu risvegliato da un potente applauso, che proveniva dai balconi, una moltitudine di persone che applaudiva e gridava “Viva l’Italia”. Forse si stava producendo quell’Unità della Nostra Nazione, che nemmeno Garibaldi riuscì a portare a compimento.

 

Il Covid19 stava mettendo a dura prova la tenuta della Nazione. Ma al tempo stesso stava indicando all’Essere Umano nuove vie da percorrere, in alternativa al consumismo sfrenato, alla rincorsa della crescita infinita, all’individualismo. Forse vi era un che di provvidenzialmente divino in tutto questo. La Teologia insegna che spesso le pene che Dio infligge all’Uomo non sono superiori alle sue capacità, e valgono come indicazione di una strada di Salvezza. Forse…

 

Un virus microscopico sta facendo sgretolare le fallaci certezze dell’Occidente. Un virus microscopico sta mettendo soggezione alle sky line di tante megalopoli, nelle quali una popolazione che viveva nel benessere dalla fine della Seconda Guerra Mondiale credeva di poter gareggiare con Dio solo costruendo grattacieli che arrivano a toccare le nubi. Una popolazione tanto schiava della Tecnica, da aver perduto il contatto con la Natura e con se stessa. Da aver disconosciuto la propria natura provvisoria, in una frenetica corsa in avanti, che le ha fatto perdere il contatto con la Morte. Una Morte che, in queste ore, sta venendo a bussare alle Nostre porte, una Morte che – diremmo – finalmente ha ripreso a dialogare con la Vita, un dialogo che si era interrotto grazie alla suggestione di una Tecnica pervasiva e invadente.

 

5)

E allora, Noi Uomini tecnologici in balia di una Natura divenuta matrigna, impauriti di fronte alle oscurità insondabili del Cosmo, ci commuoviamo sino alle lacrime durante il flash mob delle ore 21, del 15 marzo, in cui siamo invitati ad affacciarci a balconi e finestre reggendo una piccola fonte luminosa. Ognuna di quelle lucine, perdute nel mistero della Notte virale, ognuna di quelle voci che gridano Viva l’Italia, ognuno di quegli individui che cantano e percuotono padelle, è un piccolo, insignificante coagulato di paura, che si incontra con altri coagulati di paura, il vicino di casa che, sino al giorno prima, non si salutava e non si guardava in faccia, il freddo della Notte virale, l’Angoscia di un Male che non sai chi e come colpirà, ti fa cantare, urlare, acclamare in quella forma di esultanza disperata, che è un grido liberatorio, un incontro con l’Altro che, sino a pochi giorni fa, era inconcepibile. Dopo giorni di isolamento, abbiamo fame di Altro, abbiamo fame di Noi, abbiamo fame di Umanità, e ci stiamo rendendo conto, forse in molti casi, di essere stati traditi dalla Tecnica.

Per il secondo flash-mob si è atteso il calare della sera. L’idea è partita da Matera, dove i cittadini hanno creato un evento tramite social network chiamato “Applausi e luci per Matera”. Le regole sono semplici: alle ore 20 in punto, tutte le luci di casa andranno spente e ci si affaccerà alle finestre con una torcia o una candela, lasciandosi andare a un lungo applauso collettivo. Stesso concetto per il flash-mob nazionale delle ore 21, questo il messaggio che circola su social e Whatsapp:

Tutti alle finestre per un Minuto di LUCI CON TORCE LUMINARIE LAMPADINE O ADDIRITTURA LA TORCIA DEI NOSTRI TELEFONINI 📲…
Un piccolo grande gesto che farà vedere al Mondo 🌍 tramite il satellite 📡 che l’Italia è VIVA, che NOI Italiani Siamo VIVI COMPATTI E FORTI 💪🏼 🇮🇹
SOLO UNITI SI PUÒ VINCERE 🙏🏼

Alle 21 spegniamo le luci in casa ed Accendiamo le TORCE dal balcone…
✨✨ILLUMINIAMO L’ITALIA✨✨

leggo

… ma ci sono anche gli incoscienti, c’è ancora gente ingrata verso il personale sanitario che muore in prima linea per curare i contagiati, gente che va a correre nonostante le misure restrittive imposte…

 

 

Le giornate e le notti sono un cupo conteggiare decessi e nuovi contagi. La campana della Morte suona in continuazione, fuori dalla Nostra porta. Siamo in attesa che qualcosa accada, ma non sappiamo nemmeno Noi cosa, un miracolo della Scienza, o del Divino. Il Papa fa una sortita per le strade della Città Eterna, l’Ansa ci dona l’immagine del suo abito bianco che illumina una via cittadina deserta, con uno sparuto ciclista che passa, il Trascendente irrompe nell’Ordine Temporale e segna la tragedia del momento. Da Napoli giunge la speranza che un farmaco contro l’artrite possa inibire l’infezione, e subito dopo, dall’Olanda, un’altra scoperta. Si lotta contro il tempo. I posti letto stanno per esaurirsi. Gli ospedali sono prossimi al collasso. Medici e infermieri non fanno più i turni di riposo da una settimana, forse di più.

Una musica proviene da lontano, algida come un’alba nordica, calda come una fiamma sul ghiaccio.

 

L’isolamento forzato costringe a viaggiare con la mente, o con gli occhi posizionati sul monitor del pc. E la fortuna fa incontrare Sax con un sito dal nome – simpatico e invitante – di positizie, dove trova che:

In un momento di grande difficoltà, in cui purtroppo sembrano anche crescere, e dilagare insieme alla preoccupazione anche l’odio razziale e l’ignoranza,

 

diverse comunità cinesi del nord Italia, pur non dovendo dimostrare nulla, stanno rispondendo alla paura e alla diffidenza con grandissima generosità e azioni concrete per contribuire ad aiutare la sanità delle regioni più colpite dal coronavirus raccogliendo soldi per comprare materiale sanitario e donarlo ad ospedali e al personale medico

 

pochi giorni fa la comunità cinese di Milano, guidata dall’unione delle scuole cinesi, ha donato alla Regione Lombardia 30mila mascherine a quattro veli, 600 mascherine FFp3, 400 FFp2 e 30mila guanti monouso.

sempre a Milano, l’Unione delle donne cinesi di Lombardia e “Il Filo di Seta” (organo di informazione dell’ambasciata cinese in Italia) ha donato 2.300 mascherine chirurgiche, di cui 2.300 usa e getta e 300 lavabili, al Comitato Regione Lombardia della Croce Rossa Italiana

 

Questi due gesti di generosità sono stati riportati dall’assessore al Bilancio della Regione Lombardia, Davide Caparini, che nel corso di una conferenza stampa ha voluto ringraziare pubblicamente la comunità cinese per i gesti di generosità.

Ma si trovano anche notizie di ordine diverso, come quella riportata da Lettera43:

BOMBE E LANCIARAZZI IN CASA SCOPERTI PER UN CONTROLLO DA CORONAVIRUS

Si è conclusa con due arresti, tre denunce e il sequestro di droga, denaro e un arsenale composto da fucili, pistole, bombe a mano e un lanciarazzi, un’operazione di polizia effettuata ad Arma di Taggia. In manette è finito Mario Mandarano, 60 anni, calabrese, pregiudicato e un sanremese di 47 anni. L’operazione è partita dopo aver visto uscire dalla casa del pregiudicato calabrese due persone che si sono allontanate una a piedi e una in auto. Con il decreto contro il coronavirus questo ha insospettito gli agenti che hanno fermato l’auto: all’interno c’erano 700 grammi di marijuana. Il conducente, il sanremese, è stato arrestato. Nel frattempo, l’altra persona era tornata a casa di Mandarano per poi uscire con un giovane. Fermati non hanno saputo spiegare perché erano in giro nonostante il decreto e sono stati denunciati. Insospettiti dal via vai dalla casa di Mandarano, gli agenti sono entrati e nel grembiule da cucina indossato dalla madre dell’uomo hanno trovato la chiave di uno scantinato dove erano nascosti 3 kg di marijuana, denaro, maschere in lattice, parrucche e baffi per travisamenti. La donna è stata denunciata in concorso. Tra le armi sequestrate ci sono pistole mitragliatrici, fucili a pompa, un lanciarazzi, un fucile a canne mozze, un fucile mitragliatore, due bombe a mano. Indagini sono in corso per capire il ruolo del calabrese e la funzione delle armi.

6)

 

 

Era chiuso in casa da 8 giorni. La convivenza con Pepe si stava dimostrando straordinariamente bella. Stella la vedeva e sentiva più volte al giorno su Skype. Stava razionando il cibo – per non trovarsi costretto ad andare a fare la spesa – e di conseguenza perdendo peso, comprendendo come, in tempi normali, mangiasse più del necessario, ragione per la quale, in passato, non riusciva a dimagrire. Anche Pepe mangiava di meno. Non facevano più le loro belle camminate, e vi era il pericolo che la cagnetta ingrassasse. Aveva scoperto che, per darle un maggiore senso di sazietà senza darle calorie che la facessero ingrossare, le poteva mettere nella ciotola della verdura in scatola, che lei mangiava con molto piacere, oltre ai suoi soliti prodotti, ma in quantità minore.

Dopo il discorso del Premier Conte in cui veniva annunciato il blocco di tutte le attività produttive, discorso del 21 marzo 2020, fatta eccezione di quelle essenziali, la paura stava salendo. Cresceva la gratitudine verso tutto il personale sanitario, verso i cassieri dei supermercati, verso i farmacisti e gli autotrasportatori, verso gli operai che avevano lavorato sino al giorno prima in un’ultima residua speranza di non dover bloccare tutto, ma saliva anche la rabbia verso chi non si atteneva alle regole, e continuava a passeggiare e correre per le vie cittadine italiane. Forse, queste persone non avevano letto la notizia che i medici si stavano proteggendo coi sacchi dell’immondizia, per scarsità di mascherine, forse queste persone non avevano visto l’immagine della lunga carovana di camion dell’Esercito che trasportava le salme verso i forni crematori.

 

I medici morti sono già 17

7)

Il 23 marzo 2020 la Protezione Civile registra un leggero calo dei contagi e dei decessi. Sembra stare accadendo quanto era stato auspicato dovesse avvenire dopo 10 o 15 giorni dal varo dei provvedimenti restrittivi. E’ incredibile vedere dalle finestre, ma soprattutto su Internet, come l’intera Italia abbia aderito ai provvedimenti, in un tempo così breve e così compattamente.

 

 

 

 

continua

 

 

©, 2020

 

 

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