Coronavirus, rivolte nelle carceri, sette i detenuti morti a Modena. Cinque agenti ostaggio a Melfi

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9 marzo 2020

Proteste e tentativi di evasione in 27 istituti tra cui Palermo, Modena e Milano. Due morti per overdose da psicofarmaci sottratti alle infermerie durante i disordini. Dal Pd la proposta di domiciliari per chi è vicino a fine pena.

ROMA – L’ultima rivolta, nel pomeriggio a Melfi, dove alcuni detenuti hanno sequestrato cinque agenti della penitenziaria e cinque sanitari: quattro medici, di cui due donne, e due infermieri. Lo riferiscono più fonti sindacali di polizia penitenziaria, tra cui Osapp e Sap. Gli agenti sarebbero trattenuti dai detenuti in due sezioni di alta sicurezza.

Poco prima, nel carcere di Marino del Tronto, uno dei 41  trasferiti la scorsa notte da quello di Modena dopo i tumulti e il saccheggio dell’infermeria, è morto. E’ la settima vittima della riolta di ieri. Causare del decesso dell’uomo, un 40enne, sarebbe stata un’overdose. Già all’arrivo nel carcere ascolano le sue condizioni di salute erano apparse gravi. A quanto trapela un altro dei detenuti giunti da Modena, sarebbe in condizioni gravissime sempre per l’assunzione di oppiacei avvenuta prima dell’arrivo nel carcere ascolano.

Dopo la rivolta nel carcere di Modena, ieri pomeriggio, le proteste divampano in altri istituti penitenziari italiani, 27 secondo il sindacato di polizia penitenziaria. I detenuti protestano soprattutto per le forti limitazioni agli incontri con i familiari, chiedono garanzie contro il contagio da coronavirus e rinnovano la richiesta di interventi per ridurre il sovraffollamento. Un filo rosso che lega buona parte degli istituti di pena.

 

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