LA FELICITA’ E’ UNA QUESTIONE PERSONALE – racconto

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LA FELICITA’ E’ UNA QUESTIONE PERSONALE

 

Quando si è bambini si vive in una bolla di protezione. Quando si è adulti si perde la protezione, e si affronta il Mondo. Quando si è bambini, si vivono degli stati di felicità amniotica, in quella bolla che ci fa sentire sicuri in una condizione sensoriale, fisica, di raccoglimento. L’adulto, quando vive uno stato di depressione, tende a tornare in quella bolla, e, se vive degli stati di felicità, essi sono regressivi e amniotici, infantili, auto protettivi. Anche il soggetto depresso è in grado di sentirsi felice, e si sente felice come potrebbe sentirsi tale un bambino: racchiuso in una bolla, oltre la quale vi è il Mondo, ovvero, il Non-Io, il Regno Sconosciuto.

Conosco un tizio, di cui non so nemmeno il nome, col quale mi fermo talvolta a parlare al bar, alla sera. L’ho visto, in questi ultimi anni, in tutta la sua parabola esistenziale, dalla chiusura depressa e rabbiosa, dalla sfuggevolezza a-sociale e astiosa, approdare – dopo un lungo periodo che se ne stava costantemente con delle grosse cuffie alle orecchie, e un libro sotto gli occhi – a una fase colloquiale, in cui, ormai, si è definitivamente tolto le cuffie, e ha iniziato a parlare con gli altri, sempre le stesse persone, due o tre, non di più, raccolte nell’accolita di bevitori serali di quel bar. Mi raccontava, tempo fa – attaccato a uno, l’ennesimo, dei suoi inseparabili drink, che gli fanno puzzare l’alito in una maniera insopportabile – di avere studiato poco nella vita, di non esserselo potuto permettere, malgrado fosse riuscito a diventare un impiegato di medio livello, e di avere maturato, di recente, una voglia incontrollabile di rifarsi del tempo perduto, iniziando a leggere una gran moltitudine di libri, in maniera disorganica e indiscriminata, tanta è la vorace ansia di conoscenza che gli è nata. Di tanto in tanto mi porge un libro che sta leggendo, e di volta in volta lo trovo con in mano un classico, un poliziesco, un saggio di fisica quantistica, una biografia, eccetera. Io non concepirei, per me, una tale maniera di affrontare le letture. L’ho fatto a vent’anni, perché allora, potendomi permettere di studiare e di perdermi nel grande illimitato mare dello scibile, leggevo anch’io in quella maniera, ma oggi, non lo concepirei più. Lui, sta facendo, con molto ritardo, quello che io feci trent’anni fa. Mi diceva che si stava riappropriando della propria vita, la stava riprendendo in mano. Forse, presto, lo vedrò senza più i suoi drink, e la sua passione alcoolica forse resterà un ricordo. Per ora, questo tizio me lo raffiguro come un ex depresso che stia mettendo la testa fuori dalla bolla, e che, nonostante resti in parte nella sua bolla autoprotettiva fatta di chiacchiere con gente inaffidabile dedita all’alcool e al parlare a vuoto, condizione che probabilmente ancora lo rassicura, quella bolla la sta quasi del tutto infrangendo, aspirando alla felicità. Ma la sua condizione, lo vedo da come sorride, da come a volte gioisce, è già di felicità, anche se intrisa d’alcool e di solitudine, perché ha finalmente, tramite i libri – essendosi tolto quelle dannate cuffie – trovato un interlocutore in se stesso. Ha trovato, o sta trovando, il Sé smarrito negli anni.

 

©, 2020

I libri, che compagni di viaggio

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