extreme drift – ghiaccio 4 – racconto

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extreme drift – ghiaccio 4

 

… ci sono esperienze, come l’esperienza A, più brevi di altre esperienze, come ad esempio l’esperienza B, che ad occhi chiusi, perdono il loro correlato fisico, e assumono durate differenti e irreali, disancorate dall’esperienza…

Si svegliò con l’ossessione di questo pensiero… che non aveva nessun correlato con la Realtà.

 

Il sole quel giorno scioglieva lo strato di ghiaccio che si era formato sulle strade. Le pareti delle case brillavano per i rivoli d’acqua che scendevano per l’azione della luce solare. Ma quella notte la temperatura era scesa a meno diciotto.

I bar erano pieni di coriandoli luminosi che sorridevano ad angurie alate e a bambole di legno. I cagnolini saltellavano come cavallette e le nonnine che portavano a spasso i nipotini sembravano locuste.

I suoi piedi ridevano e gli dicevano di dire a Roberta che era morta una cosa all’orecchio. Se si svegliava da quel sogno, rimaneva impigliato nello zucchero filato pieno di larve di farfalla e di terminazioni elettriche che gli davano la scossa alle sopracciglia, così aveva deciso di continuare a dormire e di sognare un sommergibile che sparava missili alla panna.

… finalmente si svegliò…

 

 

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… doveva andare in Via Gallarate a ritirare una moneta… una di quelle monete con su le facce di qualche donna nobile dell’antichità, e consegnarla a Roberta nell’aldilà… il duty free era aperto 24/24, stava guardando cravatte e profumi… e un plastico della Lego che riproduceva la zona portuale di Venezia con tanto d’acqua azionata da una pompetta elettrica… i muri della casa erano di plastica, ma sembravano di cioccolato… e anche questo era un sogno, si era svegliato in un altro sogno…

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… il vento gli sbatteva in faccia la neve che scendeva fitta, il ghiaccio crepitava sotto la suola delle sue scarpe… vi era alla sua sinistra una zona non edificata che poteva sembrare un vasto cimitero sprofondato nella notte…

Ristorante/Cucina Calabrese… così recitava l’insegna… sospinse in avanti la porta, e si trovò di fronte un uomo che aveva la faccia come di quelle incise sulle monete, proprio la moneta che aveva in tasca e che aveva appena ritirato dalle mani di Jordi Anfruns, un essere asessuato metà uomo e metà donna e che viveva in una dimensione fuori dallo Spazio.

 

 

La sua passione erano i Duty Free e le case fatte di finto cioccolato che in verità era plastica. Non sopportava il freddo di quei giorni, ma lui gli/le disse che avrebbe dovuto farci la’itudine, anzi, l’abitudine, perché era arrivata una glaciazione. Al che lui/lei disse che, stando così le cose, preeeeeferiva tornarsene nelle pagine del racconto di Manuel Vázquez Montalbán, perché a Barcellona faceva più caldo.

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Ma non era un uomo che alla fine giunse a porgergli il conto della cena. Ma una moneta con le gambe. Salterellava sul pavimento, e parlava tintinnando.

Era un sesterzo di 2000 anni fa.

Disse che il limoncello lo offriva la casa.

“Non ti senti solo?”, gli chiese lui.

Un pochino, sì, si sentiva solo.

Allora lui gli diede la sua moneta, che aveva la faccia di una donna. E vissero felici e contenti.

Allora, se ne uscì nella notte. Raggiunse il duty free e si comprò una stufetta. La temperatura stava scendendo ancora.

 

 

Un traliccio dell’alta tensione cadde a terra e mandò a fuoco una fila di auto parcheggiate. Tante locuste fuoriuscirono dalle macchine, e iniziarono a spingere delle carrozzine con su delle bamboline di legno con la faccia da Regina Elisabetta.

Faceva un freddo cane.

Ma si svegliò anche da questo sogno.

 

©, 2019

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