extreme drift – ghiaccio 3 – racconto

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extreme drift – ghiaccio 3

 

Lo aveva sentito alla base dell’Ortles, quel rombo cupo, le pale dell’elicottero sbattere l’aria ghiacciata, andare a recuperare un morto. La vetrata vibrava, mentre il carico di Morte stava venendo a prelevare Marina. Ormai lui era allo stremo delle forze. Dopo che Corrado aveva ucciso uno dei suoi uomini, Kazan stava avendo la meglio. Un colpo partì, e mandò in frantumi la vetrata al dodicesimo piano sopra la grande piscina coperta. Kazan lo voleva morto. Inutile, ormai, opporre resistenza. Kazan aveva vinto. Tutti, avevano vinto. Lasciarsi sospingere, verso la Fine. Amen. Mentre volava giù, Corrado chiedeva scusa a tutti.

Se spostava lo sguardo a sinistra, distogliendolo dal muro di ghiaccio che aveva a quaranta centimetri dagli occhi, coperti dalle spesse lenti da alta quota, vedeva una linea azzurrina, disegnata come nel vetro, spartire in due il campo visivo; una linea inclinata a 85 gradi, un po’ meno che ad angolo retto, che separava la immensa parete ghiacciata – sulla quale stava procedendo con ramponi e due piccozze – e il cielo.

La porzione più estesa del suo campo visivo era il cielo, e il cielo, a quelle altezze, era praticamente nero. Una fiammata disordinata di linee bianche come fossero accese lingue di fuoco vulcaniche, era quello che si poteva in qualche maniera percepire di uno strato di nubi che parevano fisse sopra di lui.

Dopo sette tiri di corda su un muro di ghiaccio praticamente verticale, i polpacci iniziavano a tremargli. Non era ancora venuto il momento di approntare un ancoraggio per la sosta. Ma sentiva che gli stava per arrivare un crampo, cosa che sarebbe stata disastrosa se si fosse verificata in quel momento. All’imbragatura aveva appesi diversi chiodi da ghiaccio. Prima di sganciare un tubolare, per approntarvi un punto di sosta, colpì con una delle due piccozze il ghiaccio molto in alto, sino a distendere del tutto il cordino, con il quale si teneva assicurato alla piccozza, che aveva la punta conficcata almeno di due centimetri in quello strato di acqua vetrificata. Cercò di non caricarla troppo, temendo si potesse staccare. Poi, posizionò il chiodo sul ghiaccio, gli diede un solo colpo col martello, per farlo penetrare di un centimetro, e iniziare poi ad avvitarlo con una mano. Quando fu entrato del tutto, lo strozzò con una fettuccia, e a quella cercò di restare ancorato, in modo da poter levare la tensione dalle punte frontali dei ramponi, e poter aprire i piedi maggiormente, adagiando il corpo nel vuoto, sorretto dalla fettuccia, sperando che il ghiaccio non si crepasse e cedesse sotto il suo peso, in modo da bloccare il nascere di quel crampo. Funzionò. Ma la temperatura stava scendendo. Il freddo penetrava sotto le muffole da alta quota, bloccandogli le dita. Esse facevano fatica a fare presa attorno ai manici delle piccozze che, a momenti, sentiva sfuggire, e si sentiva come inghiottire dal vuoto sottostante.

 

 

Quando diede un colpo col rampone sinistro, e ne avvertì la rottura delle due punte frontali, si sentì perduto. Ormai, era giunta forse la fine. Il gelo estremo aveva spezzato l’acciaio dei due denti frontali che potevano significare la salvezza. Appeso precariamente a un muro di ghiaccio, con un solo rampone, era la fine. Doveva calarsi, fare delle doppie sino alla base rocciosa della parete, trecento metri sotto di lui. E poi bivaccare.  

Contò i chiodi di cui disponeva, cinque in tutto. Calandosi di 40 metri alla volta, non erano sufficienti a raggiungere la base rocciosa. Per tre volte, avrebbe dovuto tentare la difficile operazione di auto recupero del chiodo. Ma, in quel momento, si svegliò.

Ogni conquista della Tecnica è un trionfo della Comodità, ogni scatenamento degli Elementi è regolato dall’Economia. Le Muraglie infra cellulari, la cinta delle nostre Metropoli, dove la Ragione Borghese assume la forma di grattacieli banche e supermercati, sono sensibili ai mutamenti economici, oggi, imposti dalle Macchine, o meglio, governati dalle Macchine. I Progettisti dell’Ingegneria Sociale sono un piccolo succulento e ben pagato esercito di élites tecnocratiche, che servono al Potere come Capitale Umano che genera un Uomo Disumanizzato per i sui scopi. L’Umanità vive una Storia che, da tempo, ha deciso di non scrivere più. Il Libro della Storia si è fermato. Forse, ci vorrebbe una Guerra, una grande catastrofe, una immane carestia, perché questo libro riprendesse ad essere scritto. L’Umanità vive assediata da una Cronaca fitta, battente, che si autocancella, e non ce la fa a divenire Memoria, Storia. Il problema sono le Macchine, l’Automazione, che non permettono al pensiero di fermarsi, di soffermarsi, di solidificarsi. Tutto è Liquido. Il Pensiero, in slanci di puro ottimismo senza controllo, senza regola e senza direzione, non è più capace di sviluppare una Visione concreta e simbolica sul Mondo Contemporaneo, limitandosi a creare nuove Classificazioni. Con l’avvento delle Memorie Siliciche, si classifica tutto, si pretende di controllare tutto, col risultato che il Senso dell’Esistere ci sfugge nella sua Essenza. Con le Macchine si vorrebbe raggiunta una condizione di Sicurezza che, per il Mondo Borghese, corrisponde all’esclusione delle Forze Elementari, all’esclusione del Pericolo. Il Controllo garantito dalle Macchine, la loro capacità di anticipare ogni Nostro bisogno e ogni Nostro desiderio, è un raggiungimento della Tecnica elaborata dalla Ragione Borghese. L’ideale del comfort e dell’assenza di ogni conflitto, è portato verso i suoi esiti più eccessivi, tanto che lo stesso Contratto Sociale – su cui si basa la Nostra Società, da sempre abituata a rimangiarsi quanto detto in nuove forme di accordi, discussioni e transazioni – si è rimodellato intorno a questa esclusione, generando una nuova percezione della Realtà Economica, una Realtà dove la forma della Sicurezza Borghese ha neutralizzato, rimodellato, rimangiato ogni forma di conflitto, di insicurezza, solo sulla base di una Sicurezza Formale, ma non sostanziale, accettata democraticamente, all’unanimità. Un nuovo Contratto Sociale è stato stilato dalle Banche e dagli Organismi Centrali: quello che prevede la riduzione dell’essere umano prima a prestatore d’opera sul mercato, poi a semplice consumatore privato, infine a una vera e propria precarietà ontologica.

@@@tte

Dal mondo esterno sentiva provenire un leggerissimo crepitio. Provò ad aprire la finestra, senza riuscirci. Con la torcia elettrica ne illuminò il vetro. E scoprì che era bloccato da uno strato di ghiaccio di almeno mezzo centimetro. Scese le scale, con lui c’erano altri condomini armati di torcia, che si davano riunione nell’atrio. Si chiedevano l’un l’altro cosa diavolo stesse succedendo, uno fece notare che il ghiaccio aveva bloccato il portone di vetro dell’uscita.

«Bisogna sbloccarlo, subito!», fa uno di questi, dando una spallata al vetro, che però non cedette.

«Faremo tutti una brutta fine!», grida una donna.

«Stia calma!», grida un altro.

«Stia calmo lei, incapace!», grida la donna, dandogli una spinta con la mano.

Al che, l’anziano reagisce contro la donna, e il marito di lei: «Levi le mani da mia moglie, bastardo!»

«A me bastardo?!»

«Sì, proprio a lei!»

I due vengono alle mani, e, alla fine della lotta, il coniuge cade a terra, batte la testa, perde i sensi, forse muore.

«L’ha ucciso, l’avete visto tutti… l’ha ucciso!», grida la moglie, indicando il vecchio che, in quel momento, si libera del martello con cui aveva colpito la sua vittima. I testimoni scappano via, tornando nei propri rifugi.

C’era una signora in età, che aveva subito passivamente tutta la scena. Non dava alcun cenno di reazione. Corrado soccorre la donna. La invita in casa propria. Le offre un té caldo.

Non vi era alcuna certezza che la scorta di energia contenuta nelle torce elettriche e nelle candele sarebbe bastata tutta la notte. Nella mente di Corrado si stava facendo strada una strana certezza. L’avvento di una Nuova Razza forse era giunto. Ma la congiura dei tempi lo teneva ancora nascosto. In fondo, non c’era nulla da nascondere. Era solo un dato di fatto, che aveva preso mano lentamente, ed ora stava tutto ad un tratto emergendo. Come un sommergibile che a lungo avesse navigato nelle profondità e, a un certo punto, avesse deciso di puntare la prua verso la superficie.

Sedevano sul divano, quasi al buio. Faceva molto freddo.

«Se ci stringiamo, forse staremo un po’ al caldo», fa Corrado alla donna.

La donna, senza dire niente, si schiaccia contro di lui. Incunea la propria testa sotto l’incavo del suo mento. Corrado pone le mani sul suo ventre, poi ne sposta una sul suo petto. Ma non avverte in lei alcuna reazione fisica e/o emotiva. La strana sensazione continua a pervaderlo. Per verificare che non fosse come lui temeva, non restava che verificare il di lei stato emotivo.

«Lei come si chiama?», le domanda Corrado.

«Giovanna.»

«Io Corrado.»

Non dice niente.

«Cosa fa nella vita?»

«Casalinga.»

Il suo battito cardiaco è pressoché invariato. Pure il ritmo del respiro non sembra tradire alcuna alterazione.

Il principio di eccitazione sessuale che Corrado aveva avvertito all’inizio, era svanito. Era stato come inghiottito e annullato dalla freddezza di lei.

«Sa che la potrei uccidere, o violentare, in questo momento?», la provoca Corrado, a scopo di verifica.

«Lo so.»

«Non le importa?»

«Certo… che mi importa…»

«Non le dà fastidio l’idea?»

«L’idea?»

Corrado le cinge il collo con le mani, poi inizia e serrarglielo, con sempre più forza. La donna si divincola, cerca di staccare le mani di Corrado, ma senza alcuna forza e, sembrava a Corrado, senza nemmeno molta convinzione.

«Continuo?», fa Corrado.

«No, la smetta…»

Corrado la lascia al suo posto, alla fioca luce della torcia elettrica, e si mette a fumare una sigaretta.

 

@@@ L’INTUIZIONE DIVIENE CERTEZZA

 

Con le prime luci dell’alba, l’elettricità tornò, così come le connessioni web e telefoniche.

Vide la sua vicina di casa addormentata sul divano, in una posa aggraziata. Senza pensarci, andò in cucina, e preparò due caffè. Si accese una sigaretta, e osservò la luce del sole filtrare attraverso lo strato di ghiaccio.

Il riscaldamento riprese a funzionare, ma non sarebbe stato sufficiente a sciogliere il ghiaccio dalle finestre.

Quando tornò in soggiorno coi due caffè posati su un vassoio, udì la donna bisbigliare nel sonno:

Chiamare il master… il master…

Lo continuava a ripetere, come sotto uno stato ipnotico, o auto-ipnotico…

A Corrado venne un’idea. Recuperò carta e penna, e le chiese: «A che numero?»

Chiamare il master… chiamare il master… 34 9 zero otto – recitò il numero completo, di cui Corrado prese nota sul foglio.

 

Numero inesistente, così recitava una voce registrata. I Cyborg erano già stati messi in circolazione. Di questo Corrado e gli altri membri dell’Organizzazione erano stati messi al corrente. Le persone venivano rapite e sostituite con copie dalle fattezze fedeli. Questa donna poteva essere una Cyborg. La scarsa reazione emotiva della sera precedente lo poteva attestare. Se era così, probabilmente si erano già impossessati di tutta la città.

 

©, 2019

 

 

 

 

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