SCHIAVITU’ IN MAURITANIA

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SCHIAVITU’ IN MAURITANIA. “MAI PIU’ SCHIAVI”, UN LIBRO DELLA GIORNALISTA MARIA TATSOS. SARA’ PRESENTATO A MILANO ALLA BIBLIOTECA DEL PIME IL 16 MAGGIO ALLE 18.30.

10.5.2018 – Fresco di stampa da Paoline, il libro “Mai più schiavi” di Maria Tatsos tocca un tema poco noto in Italia: la persistenza della schiavitù in Mauritania. A dire il vero, di Mauritania in generale nel nostro Paese si parla poco. Fuori dai principali circuiti turistici, è un Paese africano per lo più desertico e scarsamente popolato (4 milioni di abitanti su un territorio grande tre volte l’Italia). Non meno di 43 mila di essi sono vittime di qualche forma di sottomissione a un padrone, come riporta l’ultimo dato disponibile di Global Slavery Index (2016). È un numero al ribasso: potrebbero essere molti di più, c’è chi dice 500-600mila persone. Non vi è certezza, perché in Mauritania gli schiavi e gli ex schiavi sono invisibili. Non sono registrati all’anagrafe, non hanno documenti, non hanno diritto a ricevere un’istruzione, né assistenza medica e non possono ereditare dei beni. Sono di pelle scura e si chiamano haratin. Da qui, il primo ostacolo: quantificare il fenomeno.

 

 

I padroni, dal canto loro, si definiscono bianchi (bidan) e sono di origine arabo-berbera. Secoli fa, acquistarono nei mercati di schiavi o rapirono come prigionieri di guerra donne, uomini e bambini neri. Ridotti in schiavitù, queste persone diventarono gli antenati degli attuali haratin, che rappresentano circa il 50 per cento della popolazione. Oltre a un 30 per cento di neri liberi, appartenenti a etnie presenti anche nei vicini Mali e Senegal, nel Paese la classe dominante è la minoranza bianca (circa 20 per cento).

 

 

Qualsiasi giornalista provi a indagare in modo indipendente sulla schiavitù, viene gentilmente respinto dalle autorità. È successo nel marzo scorso a Seif Kousmate, reporter franco marocchino, espulso con la scusa che non aveva i documenti di viaggio in regola. Prima ancora, nel 2017, una giornalista e una giurista francesi invitate da un’associazione locale erano state fermate e imbarcate nel primo aereo diretto a Parigi. Eppure, nella capitale Nouakchott, le autorità mauritane continuano a ripetere che la schiavitù non esiste. O meglio, esiste qualche residuato del fenomeno, qualche persona che non si è ancora integrata nella società. Dal 1981, comunque, la schiavitù risulta ufficialmente abolita e una serie successiva di normative puniscono chi la pratica e chi traffica in esseri umani.

 

 

Nel suo libro, Maria Tatsos ricostruisce questo scenario per poi introdurre al lettore la vita e l’impegno di un personaggio carismatico: Biram Dah Abeid. Classe 1965, mauritano nero nato libero (ma una delle sue nonne ha vissuto da schiava), dal 2008 Biram ha creato un movimento non violento, che combatte la schiavitù con manifestazioni pacifiche, sit-in, denunce in sedi internazionali. Ha conosciuto la galera ben tre volte ed è stato torturato. Il regime al potere in Mauritania ha tentato più volte di cooptarlo promettendogli denaro e potere. Biram, tuttavia, non ha mai ceduto, ed è andato avanti a lottare in difesa della popolazione più debole, che grazie a lui e al suo movimento IRA Mauritanie (Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista in Mauritania) ha preso consapevolezza di se stessa, ritrovando in molti casi il coraggio di ribellarsi e di reclamare la propria libertà.

 

 

Oggi gli schiavi in Mauritania sono uomini, donne e bambini, che lavorano fino a venti ore al giorno, senza essere pagati. Ricevono come unico compenso gli avanzi della tavola dei padroni e qualche straccio. Vivono in alloggi di fortuna, senza acqua, elettricità e servizi igienici. Sono trattati come degli animali. Lo status di schiavo è matrilineare: se una donna resta incinta, fin dal ventre materno il nascituro sarà uno schiavo. È dunque una forma di servaggio decisamente arcaica, inusuale, ben diversa dagli attuali modalità diffuse nel mondo. Ciò che colpisce in Mauritania è che padroni e schiavi condividono lo stesso credo religioso. La Mauritania è una repubblica islamica fin dalla sua fondazione, nel 1961. L’Islam non incoraggia affatto la schiavitù fra musulmani, ma i religiosi locali hanno sfornato un’interpretazione dei testi sacri atta a legittimare la schiavitù e a fomentare così il razzismo. Biram Dah Abeid ha intuito il peso della religione nel dominio sui più deboli. «Non è facile ribellarsi se ti insegnano fin da piccolo che finirai fra le fiamme dell’inferno se disobbedisci al padrone», racconta. Con un gesto plateale e rivoluzionario, Biram ha bruciato in un rogo i testi sacri locali nel 2012, dando il via a una nuova presa di coscienza degli haratin.

 

 

“Mai più schiavi” intreccia la vita di Biram Dah Abeid, vincitore del premio internazionale per i Diritti Umani delle Nazioni Unite nel 2013, con la lotta alla schiavitù. Per sconfiggere le forze che vogliono perpetrare lo status quo, è fondamentale far uscire dai confini della Mauritania la conoscenza di questa situazione. Ed è esattamente quanto questo libro si propone di fare. Con una prefazione di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia, e una postfazione dello storico ed esperto di Mauritania Giuseppe Maimone, è una lettura che indigna e scuote la coscienza. Perché nessun Paese, in quest’era di globalizzazione, è troppo lontano. E perché l’ignoranza del fenomeno e l’indifferenza sono i migliori complici di chi pratica la schiavitù.

 

 

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MAI PIÙ SCHIAVI. Biram Dah Abeid e la lotta pacifica per i diritti umani – Di Maria Tatsos. Paoline, 2018, pag. 208, 16 euro.

 

 

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Maria Tatsos, di origine greca, è giornalista professionista. Laureata in scienze politiche e diplomata in lingua e cultura giapponese presso l’Isiao di Milano, attualmente lavora come freelance e collabora con il Museo Popoli e Culture del Pontificio Istituto Missioni Estere (Pime). Tiene corsi di scrittura autobiografica, svolge attività di ghostwriting  ed è autrice di alcuni libri, che spaziano dai diritti dei consumatori alle religioni asiatiche. Con Paoline ha pubblicato il romanzo storico La Ragazza del Mar Nero (2016).

 

fonte

 

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