TRA PASSATO E PRESENTE, L’INTELLIGENZA E LA SPINTA DELLA VOLONTA’

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Thomas Mann

TRA PASSATO E PRESENTE, L’INTELLIGENZA E LA SPINTA DELLA VOLONTA’

(Un ricordo di George Santayana)

 

Il Tempo Ciclico delle Civiltà pre tecnologiche garantiva all’Essere Umano un’unione col Cosmo attraverso il Rito. La Ripetizione Archetipica suggellava la realtà del Sacro.

Col Divenire tecnologico questo legame tra Uomo e Trascendente è venuto meno. Esso permane a livello di mera superstizione (come nelle tante sette o congregazioni o scuole di pensiero new age) o, come nel caso del culto cattolico, nella forma esteriore di un rito ormai divenuto impersonale e svuotato di senso, che vive di pure formule devozionali esteriori, che vengono ripetute a memoria, senza alcun legame Vivo col Sacro (esso divenuto puramente nominale, appartenente a una liturgia fittizia ed esanime).

 

George Santayana

 

L’attuale Papa Francesco, nel vano e distruttivo tentativo di rivitalizzare la Chiesa, la sta però trasformando in una Onlus (secondo le parole di Marcello Veneziani, durante una recente intervista televisiva) svuotando la Chiesa stessa del suo mandato trascendente, ponendosi come cosa umana fra altre cose umane, e non più come elemento ultra umano (parole mie) tra gli umani (che era il vero messaggio del Vangelo). Così che la Comunità Cristiana (parole ancora mie) è divenuta un gregge senza più Pastore, avendo il Pastore rinunciato alla propria Alterità rispetto al gregge (divenendo esso stesso pecora). Questo, sta avvicinando difatti la Chiesa alle frange uniformatrici del pensiero politically-correct, cascame intellettuale di sopravvissuti movimenti di Sinistra resistiti alle Epoche, e riciclatisi nel Social nel meltin’pot e nel gender-fluid.

In un complessivo, planetario, ed epocale Disegno – forse di matrice occulta – volto a cancellare ogni forma di Alterità, a livellare ogni ambito (scuola, politica, religione, cultura), forse anche la figura di Papa Francesco assume il suo reale aspetto, ovvero, quello di un prete che vuole distruggere la Chiesa, partendo da una rinuncia del proprio mandato ultraterreno, il quale vuole e pretende di porsi ad esempio per tutti gli altri uomini di fede.

Mi viene in mente l’esempio concreto di Fede di Padre David Maria Turoldo, il quale non faceva battaglie social, come un qualsiasi sindacalista delle anime, ma faceva battaglie concrete che si radicavano in una tonante Fede nel Trascendente. Stiamo però parlando della figura di un grande Prete di un’Era lontana, un’era non ancora toccata dalla Globalizzazione e da questa spinta centripeta in tutti gli ambiti alla livellazione voluta dal politically-correct di matrice pseudo-democratica.

 

POPE Francis

 

Ho iniziato questo scritto citando George Santayana, da cui vorrei qui riprendere le mosse: (da “Il Pensiero americano e altri saggi” – 1939): “La nostra è un’età critica, che presenta alcuni aspetti interessanti. La civiltà caratteristica del Cristianesimo non è tramontata, ma un’altra ha già cominciato a soppiantarla. (…) il guscio del Cristianesimo è rotto. L’indomabile spirito dell’Oriente, il passato pagano e il futuro industriale socialista gli si oppongono con pari autorità. Tutta la vita della nostra mente è permeata dall’affiorare di uno spirito nuovo. (…) E’ invano che lo deprechiamo; esso ha già, pel tramite della moda, del linguaggio e delle nostre inclinazioni, preso possesso di noi. Gli stessi plutocrati, i monarchi stessi si sentono a loro agio solo quando sono volgari. Financo i prelati e i missionari, è difficile che siano sinceri o consci dell’onestà delle loro funzioni, salvo quando si dedicano ad opere di assistenza sociale; perché, volere o no, il nuovo spirito ha fatto presa anche sulle nostre coscienze” (1).

Parole che sembrano vaticinare lo smembramento dell’URSS, la conseguente nascita della Globalizzazione, l’immissione, nel Mercato Occidentale, di immani quantità di manodopera dequalificata e a basso costo (Loretta Napoleoni) (2), che avrebbe in qualche maniera inquinato lo stesso tessuto culturale dell’Occidente, oltre che mettendone in ginocchio l’economia. Come una colata, l’Ex URSS, liquefacendosi, non ha fatto altro che esportare, oltre cortina, l’eredità dello statalismo sovietico sottoforma di corruzione e violenza. Una anomia che era estranea alle nostre città si è impossessata di esse. Il culto del lusso sfrenato, ha attecchito grazie all’importazione del Capitale di potenti oligarchi, che avrebbero decretato nuove mode, nuovi culti di matrice orientale. Thomas Mann, ne “la Montagna Incantata”, usava parole cariche di sospetto, nel descrivere l’innamoramento di Hans Castorp per i “lineamenti asiatici” della bella e disinibita Madame Chauchat, ospite anch’ella del sanatorio Berghof.

Che si sbagliassero sia George Santayana che Thomas Mann negli Anni in cui scrissero le loro Opere? Che si sia sbagliata, in tempi recenti, anche Loretta Napoleoni? Tre eminenti cervelli che, in fondo, dicono la stessa cosa…

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La Rivoluzione Bolscevica la si potrebbe leggere come il primo atto con cui si posero le basi della Globalizzazione, come risultato di una spinta dal basso, che ha istituito il Potere della Massa.

Secondo il pensiero di Julius Evola, noi siamo chiusi a doppia mandata fra americanismo e bolscevismo (3).

La Globalizzazione ne è la compiuta espressione: attivismo americano, con spinte al progresso tout court, unite al potere massificato delle classi lavoratrici, ridotte a mere prestatrici di manodopera.

Ma oggi, nel 2019, siamo entrati in una fase ulteriore, post Globalizzazione. Il potere è tornato di nuovo nelle mani di pochi, ovvero, degli oligarchi di matrice sovietica, grazie al lavoro pregresso delle masse – negli anni precedenti – il cui Capitale è caduto in mano agli speculatori finanziari del soldo virtuale.

Anche qui, stiamo vedendo l’azione del polo americanista di quel legame a doppia mandata, il polo attivista e progressista che sta spacciando la tecnologia come risanatrice dei mali della Società. Eredità questa di lontana provenienza, essa appartiene ancora alla Ragione Borghese di stampo illuminista, istitutrice delle moderne Democrazie.

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“La volontà americana abita nei grattacieli; l’intelligenza americana nelle case coloniali” (4).

 

E’ un pensiero, questo, che ci riporta all’inizio di questo scritto. Così come le Civiltà Moderne furono divoratrici del Spazio (5) le Civiltà Acroniche furono divoratrici del Tempo. Nello spazio intonso delle Civiltà pre tecnologiche non vi era Tempo se non inteso in maniera ciclica. Per cui, non vi era dispersione. La gerarchizzazione sociale poneva in essere un verticalismo che evitava alla radice ogni possibile forma di corruzione, in quanto i reggenti, i capi, erano emanazione del Divino, e questo si manifestava nella ciclicità. Se tutto ritorna, ritorna anche il Male che viene fatto, per cui, si evita di farlo. La corruzione entra in gioco da quando è stato istituito il capitale economico, sulla base di una riduzione del Tempo da Ciclico a Lineare.

 

 

NOTE:

1: GEORGE SANTAYANA – Il pensiero americano e altri saggi – Bompiani, 1939.

2: LORETTA NAPOLEONI – Economia canaglia – Il Saggiatore, 2008

3: JULIUS EVOLA – L’arco e la clava – Edizioni Mediterranee, 2000

4: GEORGE SANTAYANA – Il pensiero americano e altri saggi – Bompiani, 1939.

5: JULIUS EVOLA – L’arco e la clava – Edizioni Mediterranee, 2000

 

©, 2019

 

 

 

 

 

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