DAL REGNO DELLA QUANTITA’ ALL’ATTUALE CRISI MODERNA

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René-Jean-Marie-Joseph Guénon, conosciuto anche come Shaykh 'Abd al-Wahid Yahya dopo la conversione all'Islam (Blois, 15 novembre 1886 – Il Cairo, 7 gennaio 1951), è stato uno scrittore, filosofo, esoterista, intellettuale francese. La sua opera, concepita a partire da una ridefinizione in senso tradizionale della nozione di metafisica, intesa come «conoscenza dei principî di ordine universale» da cui tutto procede, non si presenta, nelle intenzioni dell'autore, come un sistema filosofico basato sul sincretismo o come la formalizzazione di un pensiero neospiritualistico, ma è volta all'esposizione di alcuni aspetti delle cosiddette «forme tradizionali» (Taoismo, Induismo, Islam, Ebraismo, Cristianesimo, Ermetismo, Libera Muratoria, Compagnonaggio, ecc.), intese come differenti espressioni del sacro, funzionali allo sviluppo delle possibilità di realizzazione spirituale dell'essere umano. Guénon non ha mai rivendicato, per se stesso, altra funzione se non quella di aver cercato di esporre, nei limiti del linguaggio ordinario, le idee veicolate nel simbolismo, nella ritualità e nella metodologia operativa di tali «forme tradizionali», o vie di perfezionamento spirituale, stante la natura essenzialmente «non individuale» di esse, e considerata la loro conoscibilità effettiva per il tramite esclusivo di una facoltà «diretta e immediata», l'intuizione intellettuale, anch'essa di ordine non individuale, e trascendente qualsiasi dialettica. (Wikipedia)

DAL REGNO DELLA QUANTITA’ ALL’ATTUALE CRISI MODERNA

 

Datano alla metà degli anni ’90 del secolo scorso i miei studi inerenti la clinica psichiatrica, e tutti i temi correlati ad essa.

Già allora, mi rendevo conto di come il Regno della Quantità stesse soppiantando quello della Qualità.

Il mio Docente d’allora, mio Correlatore di Tesi Prof. Claudio Mencacci, amava chiamarmi scherzosamente l’ “Anti Cognitivista”, avendo ravvisato nel suo giovane e insubordinato allievo il principio di una ribellione.

A cosa io ardivo ribellarmi?: al dominio del Numero, del Quantitativo.

Provenivo già da anni da un appassionante e faticoso training analitico, per cui mi rendevo conto, in prima persona, delle riduzioni e dei riduzionismi cui andava incontro la cura della mente in chiave Cognitivo Comportamentale: soprattutto se associata al DSM e al trattamento farmacologico, il pericolo di una deriva aziendalistica e riduttivistica nella cura dei disturbi mentali era dietro l’angolo, anzi, era già in atto! Era di quegli Anni, difatti, la trasformazione delle USSl (Unità Socio Sanitarie Locali) in ASL (Aziende Sanitare Locali)!! Pochi anni dopo, io me ne andai per sempre dalla psichiatria, non accettandone le logiche aziendali.

 

 

Non ero al corrente dei testi di René Guénon, eppure mi ritrovavo ad essere guenoniano senza saperlo: René Guénon descriveva la crisi del mondo moderno, a partire dalla caduta che ha portato all’affermazione della Modernità, attraverso il dominio dell’economico sul politico, del quantitativo sul qualitativo, del materiale sullo spirituale. Aleggiavano già allora, per le corsie degli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura) teorie economiche e riduttivistiche, secondo le quali un uso associato di DSM farmaci e terapie comportamentali avrebbe in breve portato a un maggiore controllo – sul territorio – della incisività psichiatrica, con minor spesa per le Aziende Sanitarie, e maggiori rimborsi da parte della Regione. In altre parole, il regno del Quantitativo stava vincendo sul culto Qualitativo dell’Individuo e della Persona, con un conseguente Svuotamento di ogni istanza ideale relativa alla prassi della Cura, divenendo Essa puro Atto Commerciale (Economico, Numerico, Quantitativo). Difficilmente potevo continuare a provare l’entusiasmo iniziale per una professione che mi vedeva come Numerico Elargitore di Terapie Riabilitative Omogeneizzate e in qualche modo Liofilizzate su scala Industriale.

Possiamo dire allora che anche la Psichiatria stesse subendo gli influssi modernisti di una deriva nichilista? Una maniera semplice per definire il nichilismo potrebbe essere questa: tutto è numero. Dove l’idealità lascia il posto alla pura prassi tecnologica.

Sì, la psichiatria è nichilista, così come la società attuale. Viviamo nella dimensione della dismisura e dello sradicamento, nel Deserto Nichilista, un deserto che per molti si è trasformato in Dimora: la Comunicazione di massa, il pensiero Politically Correct, vorrebbero farcelo passare come la migliore e la più confortevole delle dimore. Sappiamo quanto invece sia un luogo inabitabile e inumano.

Capitalismo e Bolscevismo – come ebbe a dire Julius Evola – sono i due assi portanti su cui si è costruito l’uomo nuovo. Ovvero, i due assi determinati dalla ratio illuminista, che avrebbe de-mitizzato la Tradizione sino a risolverla in pura superstizione, e consegnando l’Uomo Contemporaneo nelle mani di una relazione disumanizzante con l’Altro: una relazione di possesso e di dominio – capitalista e depredatoria – che avvicina la cultura Moderna a quella fantasticata dal Marchese De Sade: l’Illuminismo ha generato una Civiltà che – oltre a basarsi sulla Quantità – si basa sul Sadismo (l’uso depredatorio dell’Altro).

 

De Sade – Illustrazione erotica da Juliette

 

Quando la Materia vince sullo Spirito, quando il Numero comanda e dirige la Politica, si aprono scenari LIQUIDI: ma Zygmunt Bauman ci apre all’analisi di questa Società, senza offrire soluzioni. Non si tratta però di aprire nuove strade, quanto piuttosto di liberare le antiche.

Zygmunt Bauman

©, 2019

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