IL NARCISISTA – elzeviro

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Il narcisista

IL NARCISISTA

 

Noncurante, eppure così attento. Disilluso e modesto, eppure così incantato di sé. Distratto, solo all’apparenza, ma in verità con le antenne sempre pronte a captare, tutto, ogni movimento, ogni parola, ogni fremito d’ali o di foglie, attorno a sé. Così schifato dal Mondo, eppure così dipendente da esso. Dai modi sempre così franchi e diretti, in verità studiati al milligrammo semantico, sino ad essere ipocrita. Così audace e nemico delle prigioni e della claustrofobia, eppure così bisognoso di essere e sentirsi sempre all’interno di un set. Impostato in ogni sua espressione, dal vestiario al parlare al muoversi al camminare all’elargire sguardi/non sguardi. Quando ti fissa negli occhi, lui non ti guarda, ma guarda come tu guardi lui. Quando ti parla, ascolta l’eco delle proprie parole, e la loro risonanza dentro di te.

Non c’è più bisogno di tipi come questo. Anche il Cinema si è stufato di rappresentarli. Ci tentano ancora, ma con poca convinzione, i registi francesi, ma presto, la smetteranno pure loro. Ci hanno provato scrittori come Emmanuel Carrère, ma presto smetteranno pure loro. Non ci sono più soldi, e non ce ne sono più di certo per alimentare le cellule ipertrofiche dei Narcisisti. Quei pochi rimasti, stanno andando solo verso chi vuole e può costruire qualcosa di reale, e di concreto. Di sincero e duraturo. Verso l’Elementare (1).

 

Note:

1: Ernst Jünger, “L’operaio” – Guanda, 2004

 

 

©, 2019

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