PINA VARRIALE – I BAMBINI INVISIBILI

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Rom Flag of the Romani people.svg La bandiera rom, creata nel 1933 e accettata ufficialmente nel 1971 dal congresso mondiale dei rom Nomi alternativi rrom, řom, roma, romanó, romaní Luogo d'origine India India del Nord Popolazione fra 12 e 15 milioni Lingua romaní, lingue del paese di residenza Religione Cristianesimo, Islam, Sikhismo, Induismo ortodosso Distribuzione Stati Uniti d'America 1.000.000 (0,32%) Brasile 800.000 (0,41%) Spagna 650.000 (1,62%) Romania 619.007 (3,25%) Turchia 500.000 (0,72%) Francia 500.000 (0,79%) Bulgaria 370.908 (4,67%) Ungheria 205.720 (2,02%) Grecia 200.000 (1,82%) Russia 182.766 (0,13%) Italia 180.000 (0,30%) Serbia 108.193 (1,44%) Regno Unito 90.000 (0,15%) Slovacchia 89.920 (1,71%) Germania 70.000 (0,09%) Messico 53.000 (0,05%) Macedonia 53.879 (2,85%) Portogallo 30.000 - 50.000 (0,3%) Manuale I rom (plurale: roma, in lingua romaní: řom o rrom) sono uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romaní (anche detta volgarmente degli "zingari" o dei "gitani") originaria dell'India del nord. La caratteristica comune di tutte le comunità che si attribuiscono la denominazione rom è che parlano - o è attestato che nei secoli scorsi parlassero - dialetti variamente intercomprensibili, costituenti appunto la lingua romaní, che studi filologici e linguistici affermano derivare da varianti popolari del sanscrito e che trovano nelle attuali lingue dell'India del nord ovest la parentela più prossima. I rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in una galassia di minoranze presenti principalmente nei Balcani, in Europa centrale e in Europa orientale, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe e in altri continenti. La disciplina che si occupa di studiare la storia, lingua e cultura dei popoli romaní è la romanologia. ------------------ Pina Varriale (Napoli, 15 marzo 1957) è una giornalista e scrittrice italiana. Coltiva la passione per la scrittura dall'età di sei anni componendo delle piccole storie fantastiche. Crescendo ha continuato a scrivere, arrivando a pubblicare per vari quotidiani tra cui il Napolisera, La Voce, il Notiziario, Lievito, Arte più Arte e tanti altri; ha anche collaborato con alcune emittenti radiofoniche e televisive, curando servizi di arte, cultura e attualità. È anche autrice di testi portati in scena in un laboratorio artistico e teatrale da lei ideato, ma anche di numerose traduzioni e di altrettante mostre di cui ha esposto le sue opere artistiche. Nella sua vita, ha fatto moltissimi lavori: insegnante, giornalista, presentatrice per la radio e per la televisione, pittrice, traduttrice... Ma la sua vera passione è scrivere. Con Ragazzi di camorra, il suo primo libro pubblicato dal Battello a Vapore, ha vinto moltissimi premi tra cui il Bancarellino 2008 e il Premio Paolo Ungari Unichef 2007. (Wikipedia)

PINA VARRIALE

“I BAMBINI INVISIBILI”

romanzo (adatto alle giovani generazioni, se non consigliato)

pagg. 180

Il Battello a Vapore, 2008

 

Rom Flag of the Romani people.svg

Invisibili sono tutti coloro che – soprattutto i bambini – sono diversi, in qualche modo marchiati da una tara. La tara della povertà, la tara della salute mentale, la tara dell’istruzione, della razza, potremmo anche dire della fede politica (in regimi totalitari). La diversità – in tutte le sue accezioni – diviene invisibile, nel momento in cui la maggioranza decreta una sua indesiderabilità sociale, che sancisce un guardare dalla parte opposta, un cancellare – volontario – del diverso dal proprio campo visivo. O, al contrario, una attenzione selettiva al diverso, qualora egli “invada” gli spazi della maggioranza. I Rom, invisibili per strada, diventano molto visibili, guarda caso, nei negozi, dai quali vengono immancabilmente scacciati in malomodo, malgrado anch’essi abbiano diritto ad accedervi, in quanto i negozi sono spazi pubblici. Ma ci sono spazi pubblici in cui i Rom non possono transitare, perché – uscendo dalla invisibilità dei marciapiedi – passano alla troppa visibilità all’interno di spazi in cui la loro presenza è sospetta. Così, con parole più semplici e incantevoli, ci racconta Sevla, la giovanissima eroina Rom del romanzo di Pina Varriale “I bambini invisibili”.

Con l’innocenza dell’infanzia, l’innocenza di chi sa e può dire la verità, in quanto verrà perdonato per la sua “incoscienza” dagli adulti ipocriti e incancreniti dalla vita, con l’innocenza del bambino doppiamente svantaggiato, in quanto bambino e in quanto bambino Rom, Sevla (anagramma di “svela”, dal verbo svelare) ci svela appunto i segreti della vita nei campi Rom, le millenarie tradizioni della sua gente che parla il Romanes, che cambia i nomi ai bambini malati, così da disorientare la Morte, chiamata O’Meribbé, che, venendo a cercarli, non riuscirà a trovarli e a portarli con sé. Sevla-svela appartiene a un popolo che potrebbe essere considerato anch’esso bambino, così antico da essere quasi l’infanzia di noi occidentali. Infanzia – dunque – nell’infanzia, una doppia verità, una doppia incoscienza, che a leggerla in queste pagine a volte può disorientare noi gagé, così integrati in duemila anni di pensiero tecnologico e produttivo, un pensiero che ai Rom non appartiene, e mai apparterrà. Per questo mi resta difficile pensare a una possibile integrazione tra noi gagé e i Rom, ma auspico quanto meno una felice, futuribile, arricchente convivenza in spazi contigui, rispettosi gli uni degli altri. Basta coi pogrom, basta con l’intolleranza xenofoba. Le leggende intollerabili sui rom che uccidono e rubano i bambini devono essere sfatate. Sfatiamo il pericolo di nuove leggi razziali. E riassumiamo con orgoglio sulle nostre spalle il bello dell’essere italiani, un popolo pacifico, che aborre la guerra e la violenza.

©, 2009

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