IL LINGUAGGIO CIFRATO DEL DIONISIACO

0

IL LINGUAGGIO CIFRATO DEL DIONISIACO

MOTIVI PER CUI NON PUO’ PIU’ NASCERE UNA NUOVA GENERAZIONE DI “INTELLETTUALI” DEGNI DI QUESTO NOME

 

La perdita dei confini individuali ci precipita nel Dionisiaco. Lo sperimentiamo nel coito, dove il proprio Io si smarrisce e si fonde con quello del partner. Basta poco, non serve nemmeno essere così tanto innamorati: la Dopamina fa tutto al Nostro posto, e ci fa pronunciare quel fatidico “ti amo” che non necessariamente è una reale dichiarazione d’amore, ma solo lo scatenamento intenso del piacere.

Nell’antichità, i Riti Dionisiaci erano correlati alla cultura orgiastica, alla quale non era estraneo l’uso delle droghe, al fine di fare perdere i Confini dell’Io.

Tutto ciò è molto affascinante, e appartiene profondamente alla Nostra cultura. Spesso ce ne dimentichiamo, ma lo “sballo da discoteca” che a volte possiamo sperimentare oggigiorno, è un retaggio del culto di Dioniso antico di duemila anni.

Friedrich Nietzsche, ne “La Nascita della Tragedia”, ne diede una lettura positiva. Nietzsche trovava in esso la risposta al pessimismo, al nichilismo derivante dall’Eracliteo cogliere che la vita non ha senso, in quanto eterno fluire. Se non vi è un punto fermo, che solo la Razionalità ci dà l’illusione di poter cogliere – circoscrivendo le Potenze della Natura – tanto vale – per Nietzsche – aderire alla Vita con quel senso di Potenza (Volontà di Potenza), che ci fa dire “Sì”, ma per poter fare questo, dobbiamo liberarci della Nostra Individualità e Riconoscibilità Sociale, facendo cadere il Velo di Maya, il velo illusorio della Razionalità, entrando nel Dionisiaco. In questa dimensione, si verificherebbe quella Visione che Julius Evola descrive in termini di “evidenza dell’Essere” nella Dottrina del Risveglio.

Tuttavia, il solo Dionisiaco non è sufficiente. Nel momento dell’Estasi, non siamo coscienti. Così, non possiamo riconoscere nemmeno l’evidenza di ciò che proviamo. E’ con un ritorno, dopo esserne usciti, che possiamo riconoscerla. Ovvero, entrando nuovamente in quel rigido, illusorio stato di Individuazione Apollinea, riacquistiamo i giusti confini, che ci permettono anche di Rievocare quanto avvenuto nello stato dell’Ebbrezza Dionisiaca. Infatti, è proprio da un perfetto equilibrio fra Apollineo e Dionisiaco che – anche secondo Nietzsche – nacquero i grandi capolavori della Tragedia Classica.

Ho un po’ filosofeggiato, riassumendo concetti di pubblico dominio. Altrimenti spiegabili come una necessità di evadere dal proprio Io, ma per poi ritornarvi, in modo da poter apprezzare, circoscrivere, vivere e capire quella stessa avvenuta evasione.

@@@

Vorrei qui fare un salto netto, appunto, di 2000 anni, e atterrare nel Presente.

@@@

Cosa rimane oggi di tutto ciò?

Molto. Troppo, direi.

Se Nietzsche attribuisce all’indebolimento del Dionisiaco il tramontare della Tragedia Classica, credo di poter in qualche modo dire che, oggi, una vera Letteratura (ovvero, quella che un tempo era la Tragedia per i greci), non possa più sussistere, per un Eccesso di Dionisiaco, che ha fatto drammaticamente recedere l’altro polo: lo Spirito Apollineo.

Non vi è più equilibrio fra la due polarità.

Ora, Tutti Siamo Tutti. E’ uno slogan? Forse. Credo di sì.

Oltre all’ essere poco individuati (ma tuttavia molto egocentrici), tutto vale il contrario di tutto.

E’ il massimo del Dionisiaco. La perdita totale di ogni confine. Dove però c’è solo Dionisiaco, non possono esserci né Arte, né Letteratura, né Pensiero, né Intellettuali.

Possono esserci tutt’al più: quadri, libri, concetti isolati, portavoce del pensiero comune (ovvero, ciambellani – un esempio fra i tanti, sono i “critici”, che si vedono nei programmi pseudo culturali di Marzullo in Rai, persone di cui non si comprende ciò che avvalori il loro essere “critici”, che risolvono la “critica” in ilare battibecco, cicaleccio privo di riferimenti alla Storia e al Passato, una sorta di elevato “pettegolezzo”).

@@@

Sono stato, in gioventù, un appassionato lettore di Charles Bukowski. Tra le tante idiozie che ha pronunciato, ha azzeccato un concetto però giusto:

“Se fai quello che fan tutti, SEI TUTTI”.

Quello che si può notare nella attuale Società Liquida, è lo Spirito dell’Uniformazione. C’è come una PAURA DIFFUSA a voler essere se stessi, a voler affermare una propria individualità, aderendo a Stili e Comportamenti di Massa, diffusi, RICONOSCIBILI, e catalogabili.

Ciò rientra anche nella ormai assodata – e riscontrabile – incapacità della classe intellettuale (vedasi i “ciambellani” sopra citati), di porsi al di fuori di un preciso RECINTO, di affermare un proprio PENSIERO, che si discosti da quello dettato dall’AGENDA (agenda politica, agenda culturale, agenda del costume, agenda dell’informazione aggiogata al potere, agenda televisiva, ecc…).

@@@

Non credo di essere peregrino, volendo affermare che sia in corso una MUTAZIONE ANTROPOLOGICA innescata dall’uso – che nacque come una “proposta” di miglioramento delle Nostre vite, ma che si è risolto in una vera e propria IMPOSIZIONE pianificata ai piani alti, da parte delle grandi Industrie Tecnologiche (prima fra tutte la Apple) – scriteriato della Tecnologia.

Vi sono settori in cui la Tecnologia è ammesso porti dei benefici: la medicina, i trasporti, l’industria (con qualche beneficio…).

Si è voluto introdurre l’uso della Tecnologia per migliorare i rapporti interpersonali?

Così, i fautori della Socialità in Internet ci vorrebbero vendere questa tesi.  Ma è una tesi difficile da accettare. Gli stessi “fautori” non la riescono nemmeno ad avvalorare, se non con altre tesi sulla pervasività del comunicare, sull’aumento quantitativo degli scambi, che però non si traduce in un aumento “qualitativo”. Ovvero, possiamo aumentare all’infinito la Banda delle Nostre comunicazioni, il numero degli scambi in una frazione di secondo, che essi, qualitativamente, possono benissimo restare quello che sono, e, per la maggior parte dei casi, sono SCADENTI.

Orbene, sto per giungere alla conclusione di questa “noiosa” disputa con la Tecnologia, affermando che la Nostra è diventata una Società (oltre che “Liquida”) QUANTITATIVA.

SOCIETA’ QUANTITATIVA in cui sono bandite le SINGOLE QUALITA’.

Lo si può notare nei discorsi dei politici (di qualsiasi area ideologica, sempre discorsi demenziali sono): in cui i politici enumerano una enorme quantità di azioni, senza spiegarne le vere ragioni QUALITATIVE. In fondo tutti dicono la stessa cosa, perché tutti fanno la stessa cosa, e nella stessa quantità, senza distinguersi per QUALITA’.

I dibattiti culturali sui LIBRI si risolvono in una analisi quantitativa dei NUMERI: chi legge su cartaceo e chi su tablet, senza più analizzare COSA i lettori leggano, e PERCHE’ (questa analisi sarebbe forse troppo faticosa, o forse i Nostri giornalisti televisivi ritengono che i telespettatori non abbiano abbastanza intelligenza per poterla seguire? O forse, anche, dovrebbero analizzare il motivo per cui la gente legge quasi esclusivamente LIBRI DI INTRATTENIMENTO – entrando in un pericoloso, insidioso terreno “ideologico”, sul quale non avrebbero la preparazione, o il permesso dai loro capi-redazione?).

@@@

Si è fatto tardi… o presto… e inizio ad avere la vista annebbiata.

Spero di avere spiegato abbastanza chiaramente il motivo per cui sono portato a credere che non possa più nascere una classe intellettuale degna di questo nome.

 

©, 2017

 

questa pagina contiene alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito.

Please follow and like us:
error0

Leggi o lascia un commento (i commenti potrebbero contenere alcuni collegamenti esterni il cui contenuto informazioneecultura.it ha verificato solo al momento del loro inserimento; informazioneecultura.it non garantisce in alcun modo sulla qualità di tali collegamenti, qualora il loro contenuto fosse modificato in seguito)

Commenta
Inserisci il tuo nome