EROINA – EROS – DIPENDENZA

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L'eroina è un derivato della morfina, alcaloide principe dell'oppio (assieme a Tebaina e Codeina), nota anche come Diacetilmorfina o Diamorfina. È una sostanza semisintetica ottenuta per reazione della morfina con l'anidride acetica. La sostanza pura si può trovare di colore bianco cristallino, che sarebbe poi il sale cloridrato diamorfina, oppure marrone scuro e molto appiccicosa (brown sugar). Per le sue proprietà sedative e analgesiche è stata molto usata in medicina, prima di essere proibita a causa dei forti effetti collaterali, allo sviluppo di tolleranza e l’instaurarsi di dipendenza con crisi da astinenza al momento della sospensione della terapia. Sotto il nome commerciale di Diamorfina è commercializzata sotto stretto controllo in Inghilterra come soluzione iniettabile o in compresse, e ha un uso ricreativo in vari paesi europei. Si ritiene che l'Afghanistan produca ed esporti più del 90% della produzione mondiale di papavero da oppio per la realizzazione dell'eroina. La dipendenza da eroina è identica a quella della morfina, ma si instaura più in fretta e con quantitativi di sostanza più bassi. Anche le dosi letali sono più basse, per cui il rischio di overdose è maggiore che per la morfina. 1 mg di eroina può equivalere da 2,5 mg a 4,9 mg di morfina. (Wikipedia)

EROINA – EROS – DIPENDENZA

 

Quando andiamo a scavare dietro un rapporto dipendente, sbilanciato, degradante una delle due parti, troveremo delle risposte – nella parte che subisce il rapporto in maniera dipendente e degradante – nella storia famigliare.

Troveremo un padre autoritario e violento, che spesso ha abusato della propria figlia. Costringendola ad assumere, anche nella maturità, comportamenti infantili e dipendenti.

Tanta rimane in Lei la dipendenza dal Padre violento, il ricordo di un rapporto IRRISOLTO, che si fa impellente e compulsivo – nei rapporti della maturità con uomini aridi e manipolatori, doppi e meschini, abietti – il bisogno di riparare l’antico rapporto col padre. Sappiamo che questa è solo una fantasia, destinata a restare irrisolta per sempre. Nessun rapporto ci permetterà di sanare quelle vecchie ferite, e soprattutto, non con uomini con cui ripercorrere il trauma.

Così si va strutturando nell’animo della donna dai tratti dipendenti ed emotivamente fragili, una ricerca di situazioni che, ripresentando il trauma, le faccia superare l’incubo passato. E’ una ricerca del tutto inconsapevole.

Essendo inconsapevole, è agita da forze primarie, inconsce, molto potenti, e difficili da modificare, se non con una profonda e destrutturante – lunga – psicoterapia analitica.

L’uso di droghe, di sostanze psicoattive, non è del tutto estraneo a questi profili di personalità. Lo stesso uso che fanno dei rapporti affettivi, è TOSSICOFILICO e dipendente.

L’uomo, il compagno, diventa egli stesso una sostanza, che nella dipendenza dell’altro/dall’altro porta alla lunga alla cronicità di un rapporto unidirezionale: lui fugge, insulta, degrada, lei accoglie tutto ciò come un utile nutrimento per la propria DISISTIMA.

Ci si abitua alla disistima, ci diventa difficile staccarcene. Ci diventa difficile entrare in RELAZIONI SANE, non le riconosciamo, perché non le abbiamo mai avute. Si ri-conosce solo ciò che già si conosce e si è sperimentato. Sennò, come dicono i tedeschi: una volta, è nessuna volta (einmal, ist keinmal).

 

©, 2017

 

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