Alberto Morsiani – JOHN FORD – SENTIERI SELVAGGI

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John Ford, nato John Martin Feeney (Cape Elizabeth, 1º febbraio 1894 – Palm Desert, 31 agosto 1973), è stato un regista e produttore cinematografico statunitense, famoso soprattutto per l'imponente produzione di film western e il record di 4 Oscar alla regia. Attivo fin dagli anni del cinema muto, John Ford è unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi registi della storia del cinema: registi quali Akira Kurosawa, Martin Scorsese, Sam Peckinpah, Peter Bogdanovich, Sergio Leone, Clint Eastwood, Wim Wenders e François Truffaut, hanno apertamente ammesso la notevole influenza che i film di Ford hanno avuto sulle loro opere. Orson Welles lo ha considerato a più riprese come «il più grande regista di sempre». Della sua prolifica opera si sono occupati grandi critici, da Truffaut a Jean-Luc Godard. Alla fama e al successo di Ford, a cui la cinematografia western è indissolubilmente associata, contribuì anche la collaborazione con attori di grande successo popolare, in particolare John Wayne (insieme girarono 21 film), ma anche Henry Fonda, John Carradine e Lee Marvin. Ford fu uno dei fondatori della Motion Picture Directors Association (18 luglio 1915). (Wikipedia)

Alberto Morsiani

JOHN FORD – SENTIERI SELVAGGI

saggio

125 pagine

Lindau, 2002

 

Alberto Morsiani (già Autore del Volume “Scene americane”), ci offre in questa monografia su John Ford un mirabile ritratto – se così si può dire – del suo film “Sentieri selvaggi”, secondo un’ottica che si potrebbe definire filologica, attenta, analitica fin nei più minimi dettagli presi dalle sequenze del film. Nell’analisi dei personaggi, su tutte campeggia quella di Ethan (impersonato da John Wayne), figura a metà tra wosp e indiano, outsider capace di impersonare il lato oscuro di un’America che sente ancora il dolore delle ferite della Guerra di Secessione, ma che guarda al futuro con sguardo limpido e disincantato. L’analisi condotta da Alberto Morsiani usa anche gli strumenti della psicologia junghiana, volta a individuare il tema del “doppio”, degli “opposti”, che ricorre in questa pellicola di Ford che tanto si è prestata a interpretazioni di tipo psicoanalitico. Scena per scena, Morsiani ci conduce per mano all’interno del film, potremmo dire che ne rivolti le viscere e ce le mostri sotto la lente d’ingrandimento, non però col distacco dello scienziato oggettivo, ma col coinvolgimento di una persona che mi ha dichiarato, al telefono, di aver visto il film almeno 120 volte. Morsiani è un vero conoscitore di questa pellicola, talmente “ossessionato” da Sentieri Selvaggi, da averne fatto un libro che finirà per catturare tutta la Nostra attenzione, contagiandoci coi temi ricorrenti delle ossessioni fordiane, che diventeranno anche le Nostre. Io sono stato contagiato, e ringrazio Morsiani per questo. Tornando al testo, l’Autore conduce la disvelazione simbolica del film tramite sapienti raffronti con la pittura americana e con la psicologia del profondo, citando spesso Novalis come poeta, e il DESERTO quale elemento simbolico a-temporale, nato prima della creazione, dal quale Ethan spunta, e al quale tornerà, in una sorta di circolarità del film, che fa pensare al mito dell’eterno ritorno. Grande dispiegamento di fonti culturali, ermeneutiche, e maestria nella gestione narrativa all’interno di un saggio-racconto, che fanno di questo libro una vera pietra miliare per conoscere non solo John Ford e l’America, ma anche Noi stessi.

morsiani

©, 2007

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